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Attualità
Martedì 22 Novembre 2011

L'Associazione Nazionale Docenti Universitari e gli statuti delle universitàIn tempo di definizione degli statuti universitari, l’ANDU punta il dito sul controllo di legittimità del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca

Fonte: Corriere dell'Università Job

In tempo di definizione degli statuti universitari, l’ANDU (Associazione Nazionale Docenti  Universitari) punta il dito sul controllo di legittimità del MIUR, evidenziando le note di Alessandro Schiesaro, capo della segreteria tecnica del Ministero in cui stabiliva che il Ministero effettua sugli Statuti “un vaglio non solo di legittimità (come impone la Legge), ma anche di opportunità”.

Un singolare compito che il Ministero si sarebbe attribuito perché “non è consentito di tradire lo spirito della Legge”. Consentito è, invece, di “mettere in pratica la legge, ma non di smontarla”. E aveva aggiunto che per “evitare che arrivino all’esito finale proposte statutarie che potrebbero creare una dialettica (sic!) con il Ministero”, sarebbe stato meglio “sminare prima i problemi, nell’interesse di tutti”- si legge sul sito dell’ANDU.

La Lettera con la firma del Ministro, datata 4 maggio 2011, conteneva sostanzialmente quanto esposto da Alessandro Schiesaro: “norme e regolamenti (devono) essere coerenti con l’impostazione della riforma e armonici tra loro”, saranno “rigorosamente tutelati i principi fondamentali della riforma”,

L’ANDU aveva allora denunciato che “opportunità”, “spirito della legge”, “impostazione della riforma”, “principi fondamentali della riforma”, “doveroso equilibrio” sono ‘categorie’ non contemplate dalla Legge, ricordando ai rettori e agli organi di ateneo che se avessero voluto non sottomettersi alle ‘prescrizioni’ ministeriali,  non è il Ministero ad avere l’ultima parola sugli Statuti (commi 9 e 10 dell’art. 6 della Legge 9 maggio 1989, n. 168).

Infatti nel richiamato comma 10 si legge: “Gli organi competenti dell’università possono non conformarsi ai rilievi di legittimità con deliberazione adottata dalla maggioranza dei tre quinti dei suoi componenti, ovvero ai rilievi di merito con deliberazione adottata dalla maggioranza assoluta. In tal caso il Ministro può ricorrere contro l’atto emanato dal rettore, in sede di giurisdizione amministrativa per i soli vizi di legittimità.

La tesi – totalmente infondata – del MIUR è che l’elezione dei membri del CdA sarebbe vietata per legge. Ed è proprio l’elezione dei componenti interni del CdA che è stata prevista al Politecnico di Torino dalla Commissione Statuto e dal Senato Accademico, allora presieduto da Francesco Profumo, oggi ministro del MIUR.

Negli Organi di Ateneo del Politecnico sembra stia – giustamente – prevalendo l’intenzione di non sottomettersi alle ‘direttive’ ministeriali, confortati peraltro dal fatto che la giurisprudenza ha espresso un orientamento conforme allo spirito e alla lettera della Legge: il controllo del ministero è esercitabile per una sola volta. Ciò consente alla Commissione statuto e al Senato Accademico di procedere alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dello Statuto nell’attuale versione.

 

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