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Commenti del giorno dopo: «Crollata ogni speranza di cambiare il Paese». «No, il movimento non si ferma»
Fonte: Corriere della Sera di Simona De Santis
Dalla Rete tutto è partito, e (sempre) sul web rimbalzano i commenti del day after. Mentre la furia devastatrice dei black bloc metteva a ferro e fuoco San Giovanni, il popolo degli indignati faceva già circolare sui social network, Facebook e Twitter, la propria rabbia: «Sono pochi delinquenti isolati» scriveva Astrid, «Non facciamoci prendere dalla moda sensazionalistica dei media», rilanciavano diversi utenti. A guerriglia finita, però, quando si contano i danni e si tirano le fila di una giornata in cui molte cose non hanno funzionato, i commenti degli internauti-indignati hanno un tono diverso. «Mi è crollata ogni speranza di cercare di cambiare questo paese…» scrive sulla pagina Facebook del movimento Jessica Siano. E Pablo:«Spegnete la tivù, accendete il cervello. Alla prossima manifestazione perché non paghiamo una scorta privata? E stiamo a vedere. Il movimento non si ferma».
RABBIA SUL WEB – C’è chi parla di «episodi organizzati ad hoc per distogliere l’attenzione dai numeri della manifestazione» e chi invoca «prevenzione e organizzazione» oltre a «più controlli». È opinione diffusa tra gli Indignati che erano in piazza e sono dovuti fuggire da San Giovani ormai trasformata in territorio di battaglia che “i poliziotti fossero troppo pochi per fronteggiare i black bloc”: «Vedrete che invece domenica sera al derby Lazio-Roma i poliziotti li manderanno eccome», rilancia un altro utente. Forum, blog, siti e pagine Facebook sono inondate di foto e video sui fatti di sabato. «Sono dispiaciuta per tutti i romani che hanno subito questi episodi di violenza – commenta Alessandra Ricetti – anche con grave danno economico (un’auto costa al bilancio familiare) e sono dispiaciuta per tutti quei manifestanti, gli organizzatori e tutti coloro che si sono dati da fare per dar voce in modo pacifico e democratico al loro dissenso».
STUDENTI «INDIGNATI» – Anche gli studenti, soprattutto quelli che dal 2008 hanno organizzato molte manifestazioni dell’Onda, sanno che un corteo di quelle dimensioni è a rischio «infiltrati»: «Gruppi organizzati, che utilizzano la violenza come pratica politica, hanno preso parte al corteo con il solo intento di trasformare la mobilitazione in guerriglia urbana – scrivono Rete degli Studenti Medi e Unione degli Universitari – Purtroppo la notizia che gruppi con queste pratiche stessero preparando la partecipazione alla manifestazione del 15 ottobre, rischiando di far degenerare la situazione, era nota da tempo». Universitari e liceali non hanno mai raggiunto piazza San Giovanni. Ma le notizie degli scontri raggiungeva in tempo reale lo spezzone del corteo studentesco. «Io non sono uno attivo nel movimento – racconta Marco B. – ma ho voluto partecipare. Sono partito dalla Sapienza e ne ho visti a decine vestiti di nero coi caschi dietro: li ho visti camminare con noi, eppoi sparire. Perché non sono stati fermati prima?». La domanda che tagli in due il movimento studentesco è una sola: com’è potuto succedere?
«ISOLARE I VIOLENTI» – I commenti sui forum degli studenti sono molteplici. Alcuni parlano di «connivenza dei violenti con alcune frange dei movimenti presenti nel corteo», altri di «piano calato dall’alto per distruggere la manifestazione». «Visti i grandi numeri dei manifestanti – spiega uno degli organizzatori che chiede di rimanere anonimo – questi “total black” si sono subito spostati alla testa del corteo per arrivare allo scontro diretto con le forze dell’ordine. Li vedevo correre ai lati della manifestazione, comparire e sparire in pochi attimi. Era necessario un servizio d’ordine più strutturato che potesse isolarli prima». Vero è che le violenze sono scattate in una manciata di minuti, quando gran parte del corteo era ancora praticamente fermo tra Colosseo e piazza della Repubblica: quando i (veri) Indignati si sono accorti di quello che stava succedendo, era già troppo tardi. |