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Università, corsa a Chimica. La laurea senza precariato. Iscritti triplicati PDF Stampa E-mail
Attualità
Martedì 11 Ottobre 2011

Università, corsa a Chimica. La laurea senza precariato. Iscritti triplicatiConfindustria: il 90 per cento trova lavoro in 3 anni Il minimo nel 2000, con soli mille iscritti. Poi la risalita. Consigli su come scegliere l' indirizzo giusto

Fonte: Corriere della Sera
di Lorenzo Salvia

È una delle scelte decisive per costruire il proprio futuro. Ma non sempre viene affrontata con la necessaria consapevolezza, sapendo davvero a cosa si va incontro. Meglio Legge, che «lascia aperte tutte le porte», oppure Ingegneria, «perché poi un lavoro lo trovi sempre», o ancora Lettere «sempre piena di ragazze»? Da 18 anni, con gli incontri di Orientagiovani, Confindustria cerca di fornire qualche strumento più utile ai ragazzi che devono decidere in quale facoltà iscriversi. L'appuntamento del 2011 ha il titolo cinematografico di «Tutti pazzi per la chimica» ed è proprio su questo settore che concentra l'attenzione. È vero che negli ultimi anni le facoltà di chimica sono tornate a macinare numeri non più irrilevanti. Dopo il minimo del 2000, quando in tutta Italia gli immatricolati erano poco più di mille, adesso siamo sopra quota 3 mila.

Ma perché oggi un ragazzo dovrebbe scegliere questa strada? Orientagiovani ha più di una risposta. E per farsi un'idea basta scorrere i dati del dossier preparato insieme ad Assolombarda e Federchimica, la federazione che riunisce le imprese del settore. Qualche esempio. Il 90% dei chimici trova lavoro entro tre anni dalla laurea. E non è un lavoro qualsiasi ma adatto ai propri studi, mentre per Scienze politiche si scende al 46%. Il precariato è ancora una rarità, visto che il 95% degli addetti ha un contatto a tempo indeterminato. E questo perché - spiega Cesare Puccioni, presidente di Federchimica - le «persone che lavorano nel nostro settore non sono intercambiabili, occorrono professionalità specifiche con un livello più elevato della media». Anche per la pensione, araba fenice per chi comincia a lavorare oggi, la situazione è migliore che altrove grazie ad un fondo per la previdenza integrativa che ha una quota così alta di iscritti (4 su 5) da garantire una buona tenuta in futuro. In più c'è anche un fondo per l'assistenza sanitaria. Vantaggi pratici che, specie in tempo di crisi, potrebbero attirare studenti in cerca di un approdo sicuro.

Ma ci sono anche altre ragioni, più generali, per spingere su questo tipo di imprese: «La chimica - dice Gianfelice Rocca, vice presidente di Confindustria per l'education - è uno dei più grandi settori industriali a livello mondiale e costituisce una base irrinunciabile per lo sviluppo economico del nostro Paese». Senza la chimica, in sostanza, è molto difficile che l' Italia possa tornare a crescere. Ma finora, nelle scuole e nelle università del nostro Paese, come materia non ha avuto molto spazio. Solo uno studente italiano su due ha frequentato nella sua vita un corso di chimica contro il 67% della media Ocse. Ma nonostante questo ritardo la preparazione dei nostri ragazzi è solo di poco inferiore a quella dei loro colleghi stranieri: nei test internazionali sulle materie scientifiche raggiunge la sufficienza il 79,4% degli italiani contro l'80% della media Ocse. «Dobbiamo orientare meglio i giovani su percorsi di studio concretamente spendibili sul mercato del lavoro - dice ancora Rocca per Confindustria - e quindi indirizzare risorse verso gli istituti tecnici, le facoltà tecnico scientifiche». È in questa cornice più ampia che si punta sulla chimica. Anche se ai ragazzi alle prese con la scelta della facoltà, interesseranno di più aspetti pratici come quello che ricorda il presidente di Federchimica, Puccioni: «Abbiamo livelli di stipendio più alti rispetto agli altri settori. Anche perché assumiamo più laureati, tre volte la media degli altri».

 

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