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| Tasse universitarie. Atenei meno cari al Meridione, In Puglia la retta più bassa |
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| Attualità |
| Martedì 04 Ottobre 2011 |
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Fonte: la Repubblica Laurearsi al Sud conviene. Al Meridione conquistare il fatidico “pezzo di carta” è decisamente più economico rispetto al Nord, dove diventare dottori può costare un patrimonio. A fare i conti in tasca alle matricole è Federconsumatori, nel suo rapporto nazionale sugli atenei italiani. Dallo studio (che prende in esame cinque fasce di reddito-tipo) emerge un divario tra le due aree d’Italia: le università del Nord sono più care, in media, del 28,3%. Distanza che si fa ancora più evidente prendendo in considerazione l’ultima fascia, quella per i redditi più alti: le università del Nord risultano in questo caso più care del 68% rispetto a quelle del Sud, di conseguenza non dover dichiarare il proprio reddito (rientrando automaticamente nella fascia più alta) costa di meno al Sud. Le più economiche. La palma per gli studi meno dispendiosi va invece all’Università “Aldo Moro” di Bari, dove si applica un criterio di merito per calcolare la retta dovuta. Se uno studente dichiara un reddito minimo, ma ha una media bassa o è in ritardo con gli esami rispetto al piano di studi previsti per il suo corso di laurea, dovrà pagare tasse maggiori rispetto a un collega con lo stesso tenore di vita ma più diligente. Al secondo posto tra le meno costose c'è l'Alma Mater di Bologna, che per chi ha un Isee inferiore a 20mila euro applica tasse inferiori del 35% rispetto alla media nazionale. Dato interessante se si considera che l’ateneo bolognese è quello che meglio si classifica nei ranking internazionali. Complessivamente, rispetto al 2010, si registra una lieve diminuzione delle tasse universitarie per la 1 e la 2 fascia di reddito considerata (rispettivamente -1% e -4%), mentre i costi per gli studenti appartenenti alla 4 e la 5 fascia aumentano, rispettivamente, del +4% e del +10%. |
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L'associazione Federconsumatori accende i riflettori sui costi dell’istruzione in Italia. Un sistema in cui il figlio dell’operaio paga quanto quello del gioielliere. E per studiare in Italia si spende di più rispetto al resto d'Europa







