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L'università di Harvard inaugura il «giuramento della gentilezza» PDF Stampa E-mail
Attualità
Venerdì 30 Settembre 2011

L'università di Harvard inaugura il «giuramento della gentilezza»Gli allievi devono impegnarsi a comportarsi con rispetto. Gli oppositori: un ostacolo al dibattito critico

Fonte: Corriere della Sera
di Maria Egizia Fiaschetti

La gentilezza salverà il mondo? Forse, quello accademico. Lo pensano all'università di Harvard, la più antica d'America che, da quest'anno, impegna le matricole a prestare giuramento: in nome del fair play. Vezzo da Ivy League (associazione privata tra gli otto campus al top negli Stati Uniti)? La formula, tra il cavalleresco e lo scout, chiede agli studenti «di comportarsi con integrità, rispetto e operosità, a sostegno di una comunità caratterizzata dallo spirito di inclusione e dal senso civico». Le buone maniere, nel Paese della performance iper competitiva, si ritrovano così ad affiancare il successo intellettuale.

LE REAZIONI - La novità dovrebbe migliorare i rapporti, se non fosse che le reazioni sono tutt'altro che unanimi. Harry Lewis, docente di informatica, obietta che Harvard si è sempre opposta ai giuramenti, considerati alla stregua di rituali religiosi. Virginia Postrel, firma del settimanale «Bloomberg Businessweek», critica il presupposto che la gentilezza sia un valore civile radicato nella società americana. Non solo: la cortesia ostacolerebbe il dibattito critico. Erika and Nicholas Christakis, responsabili della residenza studentesca Pforzheimer House, sono favorevoli alla campagna: «Viviamo in un mondo sempre più interconnesso – è la loro motivazione – e dipendiamo gli uni dagli altri». Si contano sostenitori anche tra i neo-iscritti: vuoi per l'enfasi da confraternita, ripulita degli eccessi goliardici, vuoi per il bon ton in salsa yankee. La sintesi della matricola Rajiv Tarigopula è: «Il giuramento traduce a parole il disegno di una comunità ideale». Pura utopia? L'ateneo del Massachusetts, per sedare le polemiche, mantiene il basso profilo: debutto in sordina e retromarcia sull'idea di affiggere nei dormitori i giuramenti firmati.

IN ITALIA - Se l'esprit de finesse mitiga il pragmatismo d'Oltreoceano, le università italiane non sono aliene da iniziative analoghe. Nessun voto solenne, sottoscritto nero su bianco, ma buone pratiche stabilite nell'ambito dell'autonomia. La formula più comune è quella del codice etico, indirizzato a docenti e personale tecnico-amministrativo. A beneficiarne, di rimando, dovrebbero essere anche gli studenti: wishful thinking (pia illusione), o ipotesi concreta? Federico Masini, prorettore per le Politiche didattiche alla «Sapienza» di Roma, è scettico sull'iniziativa di Harvard: «Non è detto che normando ogni comportamento si ottengano risultati migliori». La parola chiave, dal suo punto di vista, è «efficienza»: «Se gli studenti entrano in un circuito virtuoso, maturano rispetto per le istituzioni». E i primi a fare la loro parte dovrebbero essere gli accademici: «Per la stesura delle email – dice Masini – abbiamo diffuso un vademecum sulle regole basilari, come intestazione e punteggiatura, ma anche sulla netiquette». L'approccio che consiglierebbe ai suoi allievi? «Di non giudicare mai alla prima impressione».

A SCUOLA DI CORTESIA - All'Università di Ferrara, la gentilezza è già materia di studio: la insegna Stefano Caracciolo, ordinario di psicologia clinica alla facoltà di medicina. «È il pilastro del rapporto medico-paziente – sostiene Caracciolo – e non esito a bocciare chi ha lacune di questo tipo». Già, ma la cortesia si può imparare? «Un conto è il calore innato, altro il garbo formale che si apprende con l'educazione». Caracciolo non disdegna il modello Harvard: «Stimolare al rispetto e alla considerazione reciproci contribuisce a formare studenti migliori». Quanto al buon esempio, il più semplice dei gesti può fare la differenza: «Ringraziare per l'ascolto a fine lezione valorizza il contributo del gruppo».

TRASPARENZA - A Bari c'è chi, sulla trasparenza, ha lanciato una battaglia: il primo provvedimento del nuovo rettore, Corrado Petrocelli, è stato la stesura di un codice etico. Terapia d'urto contro nepotismi e clientele: tra gli altri, lo scandalo per il test di accesso alla facoltà di medicina, «sul quale siamo intervenuti con un sistema blindato, imitato in tutta Italia», rivendica Petrocelli. L'ateneo pugliese si è dotato anche di una «carta dei diritti e dei doveri dello studente»: «Chiediamo leale collaborazione, di non cercare facili scorciatoie – spiega il rettore – , offrendo in cambio il massimo supporto». Il senso civico si declina in numerose iniziative, ben oltre la deontologia: dallo sportello del volontariato alla banca del tempo.

 

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