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| Gruppo di ricercatori della Sapienza - Meglio non contare a mente |
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| Attualità |
| Mercoledì 01 Aprile 2009 17:28 |
Un team di ricercatori della Sapienza ha scoperto perché calcolare con l’immaginazione può indurre a errori ripetuti. Il lavoro è stato pubblicato su Current BiologyFonte: Uniroma1.it Il gruppo, coordinato da Fabrizio Doricchi della facoltà di Psicologia I, ha scoperto che nei calcoli a mente vengono commessi errori che si ripetono in maniera sistematica. È ormai noto in ambito neurologico e psicologico che per paragonare mentalmente quantità numeriche, le persone fanno ricorso a una strategia visuo-spaziale consistente nel collocare i numeri su una “linea mentale” orizzontale simile a un righello scolastico. Su tale linea mentale, le quantità più piccole sono posizionate alla sinistra di quelle più grandi. I ricercatori hanno scoperto che gli errori indotti dall’uso di tale strategia spaziale non sono casuali ma derivano dal raggruppamento dei numeri simbolici entro le decine. In altre parole le persone tendono a spostare sistematicamente i centri degli intervalli numerici verso il centro della decina alla quale tali intervalli appartengono o, nel caso di intervalli più brevi (come ad esempio 1-5), verso l’inizio sinistro della decina. Per esempio se chiediamo a un significativo campione di persone di stabilire il più velocemente possibile il numero che si trova a metà dell’intervallo tra uno e sette, la risposta più frequente è cinque, non quattro. Tali risultati mettono in luce gli effetti che il successo culturale del sistema simbolico numerico decimale ha prodotto sulla rappresentazione visuo-spaziale non-simbolica delle numerosità, rappresentazione che l’uomo condivide con i primati non-umani e con altre specie. La ricerca è stata illustrata sul numero di marzo della rivista “Current Biology” e rappresenta lo sviluppo di risultati già pubblicati dallo stesso gruppo di ricerca sulla rivista “Nature Neuroscience”. |
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Un team di ricercatori della Sapienza ha scoperto perché calcolare con l’immaginazione può indurre a errori ripetuti. Il lavoro è stato pubblicato su Current Biology







