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Commenti e Inchieste. All'università italiana lezioni inglesi di concorrenza PDF Stampa E-mail
Attualità
Venerdì 08 Luglio 2011

Commenti e Inchieste. All'università italiana lezioni inglesi di concorrenzaMario Draghi, il 31 maggio, ha auspicato anche un po' di concorrenza tra le università, ma pochi l'hanno ripreso

Fonte: Il Sole 24 Ore
di Giacomo Vaciago

L'ultimo Libro Bianco del Governo inglese sull'università (presentato a Londra il 28 giugno scorso) continua una tradizione da cui dovremo prima o poi imparare qualcosa: come per ogni altro servizio pubblico, il primo obiettivo dovrebbe essere la qualità del servizio, e il primo interesse servito quello dello studente.

Di qui un insieme di proposte che si dovrebbero valutare affinché il sistema migliori la sua performance anzitutto nei confronti degli studenti.
Tre aspetti meritano di essere sottolineati, perché riguardano anche noi e sempre più diventeranno importanti in futuro. Anzitutto, l'esigenza di migliorare l'efficienza del sistema dipende dalla dimensione dei tagli dei finanziamenti pubblici: dovendo chiedere agli studenti di coprire una quota maggiore del costo della loro educazione, bisogna anche garantire che ci siano più qualità e minori costi.

In secondo luogo, e in parte per questo motivo, il Libro Bianco sottolinea che l'enfasi non può essere posta solo sulla qualità della ricerca scientifica, che da sempre qualifica l'università rispetto al resto del sistema educativo. Ma bisogna avere incentivi e verifiche anche nei confronti della qualità dell'insegnamento, e anche per questo aspetto deve essere più importante che in passato il ruolo attribuito ai giudizi degli studenti (nel Libro Bianco si fa menzione del ricorso alle tecniche di valutazione delle associazioni dei consumatori: l'avreste detto possibile?).

Infine, e questo è il vero succo dell'intero pensiero del Governo inglese, lo strumento principale con cui si pensa di ottenere tutto ciò è uno solo, e molto semplice: la concorrenza. Si, avete letto bene, è proprio la concorrenza: quella cosa che tanti in Italia sopportano a fatica nel manifatturiero; auspicano, ma solo un pochino, nei servizi privati, e sempre più (vedi ultimi referendum...) temono nei servizi pubblici.

Nel Libro Bianco inglese, mettere gli studenti "nel cuore del sistema universitario" significa trattarli da consumatori adulti e informati, quindi capaci di manifestare preferenze ed esprimere valutazioni. Insomma, gli studenti universitari (e non le loro mamme!) dovrebbero essere in grado di valutare – e indirizzare – l'offerta formativa e le sue caratteristiche di qualità e di costo.

Oltre alla concorrenza già esistente tra le diverse sedi, la proposta del nuovo Libro Bianco è quella di aumentare la contendibilità dell'educazione superiore e si arriva a una proposta che per il nostro Paese avrebbe dell'incredibile: prevedere un pool di posti-studenti cui le diverse università, possano competere in modo tale che vi sia la ragionevole certezza che la crescita dimensionale caratterizzi soltanto le università che se lo meritano.

La lettura di questo Libro Bianco è affascinante e dovrebbe essere resa obbligatoria per chi vuole occuparsi del futuro della nostra università. Noi siamo ancora fermi alle "provocazioni" del Rapporto Ocse sull'Italia (pubblicato il 9 maggio scorso) dove in 35 pagine ci viene spiegato perché dovremmo tra l'altro introdurre concorrenza tra le nostre università (parla bene di alcune cose fatte dal ministro Gelmini, ma auspica anche tanto altro in più).

Mario Draghi, il 31 maggio, ha auspicato anche un po' di concorrenza tra le università, ma pochi l'hanno ripreso. E quando l'Economist ci ha ricordato che nel Regno Unito l'esame di maturità è competitivo (una sola commissione nazionale corregge in modo anonimo tutte le prove) molti non hanno neppure capito quei commenti.
Quindi c'è molto da fare, ma iniziare a discutere di questa intelligente provocazione inglese non sarebbe male.

 

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