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Nuovo cinema YouTube: la rivoluzione di un gruppo di giovanissimi romani PDF Stampa E-mail
Attualità
Martedì 21 Giugno 2011

Nuovo cinema YouTube: la rivoluzione di un gruppo di giovanissimi romaniHanno cominciato i ragazzini, poi sono arrivati i fratelli maggiori, quindi i genitori, curiosi di sapere cosa diavolo faceva tanto sghignazzare i loro figli al computer, e una cliccata dopo l’altra è nata una stella

Fonte: Il Messaggero
di Fabio Ferzetti

Anzi, una costellazione di talenti che con ogni probabilità vedremo crescere in senso anche fisico, vista l’età media nei prossimi anni.

Parliamo di quella nidiata di giovanissimi quasi sempre romani che dopo essersi costruiti un nome su YouTube con i loro video spesso di puro «cazzeggio» (termine ricorrente nei titoli) hanno fatto un salto di qualità dando vita alla prima webserie tutta italiana di grande successo: Freaks! The Series. Sei episodi paranormali ambientati in una quotidianissima Roma, più una valanga di backstage e interviste che in pochi mesi hanno superato i 4 milioni di caricamenti. Innescando una reazione a catena destinata a cambiare le regole del gioco non solo sul web, ma alla lunga anche nel cinema. Sempre più diviso fra il giocare un po’ aristocraticamente in difesa, e l’andare invece all’attacco di nuove forme. Intese anche come nuovi modi di produzione e distribuzione.

I protagonisti di questa rivoluzione dal basso si chiamano Willwoosh, al secolo Guglielmo Scilla (piacione e amante di parrucche e travestimenti, è il divo dei divi: il suo canale Gu Tube sfiora i 10 milioni di visualizzazioni, e ha anche una rubrica su Radio Deejay). Matteo Bruno alias Cane Secco (poco meno di un milione e mezzo di contatti: occhio perché è un uomo orchestra). Ciccia San, ovvero Claudia Genolini (300.000 visualizzazioni). Claudio Di Biagio, titolare del canale di cineparodie e altro Nonapritequestotubo (irresistibili quelle di Twilight, più di 700.000 visualizzazioni totali), nonché co-autore con Cane Secco di foto, regia e montaggio di «Freaks!».

Di che morire d’invidia, o di crepacuore, pensando ai numeri infimi e alle medie schermo trasparenti di tanti film d’autore, anche ottimi, non solo italiani. Ma i cugini di celluloide (quanto durerà ancora questa parola?) possono dormire sonni tranquilli. Per ora il grande successo degli «YouTubers» è squisitamente, tragicamente gratuito. Nel senso che nessuno degli autori, attori e tecnici di «Freaks! The Series» ha visto un soldo, malgrado il professionismo della confezione, goliardica quanto efficace (citazione d’obbligo per la colonna sonora della band About Wayne), e l’attenzione capillare con cui gli autori seguono un pubblico vicinissimo per cultura ed età.

Come tutte le pop star, Willwoosh, Cane Secco e gli altri YouTubers lavorano infatti sull’identità. Miti, modelli, gusti, linguaggio e riferimenti dei loro lavori sono quelli dei loro spettatori. Nessuna distanza separa autori e platea, entrambi figli della tv e dei serial più che del cinema e dei cineclub (che in fondo erano un’altra forma di consumo seriale). Ma soprattutto della disponibilità virtualmente illimitata che offre il computer, a chi gira come a chi guarda. Tanto che YouTube ha fiutato l’aria, facendo di «Freaks» il simbolo di un modo tutto nuovo di fare spettacolo. Con altri ritmi, altri contenuti. E altri orizzonti, anche commerciali.

Ci sarà una seconda stagione di «Freaks»? Chissà. Difficile pensare che un’esperienza tanto intensa possa essere replicata gratis dai 50 attori, autori e tecnici che vi hanno lavorato, con frequenti e significativi scambi di ruolo. Ma a YouTube guardano avanti. Il canale leader nella distribuzione di video amatoriali, sempre più interessato a contenuti professionali, offre infatti diverse chance ai nuovi talenti. Sia attraverso iniziative come Partner Program, un sistema che permette ai migliori di mettere on line canali personali con vari privilegi, come immettere video più lunghi di 10 minuti (è il caso di «Freaks!»), e partecipare a un tour europeo nelle principali scuole di cinema per incontrare studenti, produttori, distributori e chiunque possa sfruttare al meglio la piattaforma (in Italia collaborano la Nuct e il Centro Sperimentale). Sia grazie a concorsi come YouTube NextUp, 25 premi da 20.000 euro per nuovi talenti europei, fra cui 3 italiani.

È presto per dire se nasceranno qui i cineasti di domani, ma forse bisogna invertire i fattori. Probabilmente è il cinema, o un certo cinema, che domani potrebbe trasferirsi sul web, se il web offrirà adeguata attenzione anche a prodotti più rischiosi. Senza perdere il gusto della complicità che sorregge i lavori di maggior successo. In fondo la sfida è su due fronti. Non a caso fra i registi più attenti alla rete ci sono autori come Botrugno e Coluccini, registi del severo «Et in terra Pax», che stanno lavorando con Antonietta De Lillo a un progetto rivoluzionario di film collettivo. Il futuro passa dal web, insomma. Ma non facciamone un semplice trampolino. Come sintetizza Matteo Bruno/Cane Secco: «Se il cinema mi chiama per un film, ci posso pensare, ma se riesco voglio restare sul web il più possibile». La vera novità rischia di essere questa.

 

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