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Giappone dopo il terremoto e lo tsunami: dieci anni per la ricostruzione PDF Stampa E-mail
Attualità
Martedì 17 Maggio 2011

Giappone dopo il terremoto e lo tsunami: dieci anni per la ricostruzioneA due mesi di distanza dal terribile terremoto dell’11 marzo, i giapponesi non hanno ancora perso le speranze

Fonte: Panorama
di Claudia Astarita

La situazione resta instabile, l’economia è sempre più in difficoltà, gli sfollati continuano a vivere nei centri di accoglienza, e i rifornimenti di generi alimentari, materie prime e risorse energetiche restano irregolari.

A diffondere un messaggio di fiducia in questo momento di grande pessimismo ci ha pensato l’azienda di intimo Triumph, che ha lanciato una linea di biancheria che contiene “messaggi di incoraggiamento da tutto il mondo“, scritti in lingua originale, firmati e accompagnati da una bandiera che ne identifica la provenienza. “Giappone, sono con te al 100%”, ha scritto un francese. “Chi ci ha lasciati ci ha fatto capire la grande fragilità della vita. Ma chi è rimasto ci aiuta a riscoprirne la forza” ha commentato un cinese. “I nostri pensieri sono con voi! E il futuro deve essere senza nucleare, per i nostri figli!”, è il messaggio che arriva dalla Grecia.

La tragedia dell’11 marzo scorso ha tolto la vita a circa 26,000 persone e ha provocato una pericolosissima crisi nucleare che ha spinto anche il governo giapponese a immaginare il futuro del paese come più dipendente da fonti rinnovabili che da centrali che fino a ieri hanno coperto il 30% del fabbisogno energetico del Sol Levante. Per dimostrare di essere disposto a tutto pur di aiutare la nazione a risollevarsi da questo momento di grandi difficoltà, Naoto Kan ha annunciato di voler rinunciare al suo stipendio da Primo Ministro fino a quando la crisi di Fukushima non verrà risolta. E c’è chi immagina che proprio le aree rase a suolo dallo tsunami possano trasformarsi in un “nuovo Giappone” all’avanguardia sul piano delle risorse energetiche e delle strutture antisismiche di ultima generazione. Insomma, sono in tanti a sposare la teoria della “ricostruzione creativa“.

Nel frattempo, nel resto del paese continua la corsa contro il tempo per tornare a una sorta di normalità. Nella prefettura di Miyagi, ad esempio, i bambini di Ishinomaki e dei villaggi vicini sono tornati a scuola, ma sono costretti a indossare una mascherina per proteggersi dall’odore e dalla polvere dei cumuli di fango e detriti che non sono ancora stati rimossi. Terremoto e tsunami hanno spazzato via 7.735 scuole, e ora i ragazzi sono costretti ad affollarsi nei pochi istituti rimasti in piedi. E prima di concentrarsi sui contenuti delle lezioni per recuperare il tempo perduto, agli insegnati è stato raccomandato di osservare con attenzione i loro alunni per scoprire, e aiutare, chi non ha ancora superato il trauma della tragedia dell’11 marzo.

Molti giapponesi spiegano alla stampa che nonostante la situazione non sia così tanto migliorata e il futuro continui a rimanere incerto, non riescono a lamentarsi perché si rendono perfettamente conto che, nel paese, c’è chi sta peggio di loro, chi ha perso molto di più. Del resto, il governo ha già fatto sapere che visto l’ammontare dei danni potrebbero servire anche dieci anni per completare la ricostruzione. Quindi meglio cercare di essere pazienti e rimboccarsi le maniche per dare una mano.

 

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