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English Proficiency Index: indagine sulla conoscenza dell’inglese nel mondo PDF Stampa E-mail
Attualità
Mercoledì 27 Aprile 2011

English Proficiency Index: indagine sulla conoscenza dell’inglese nel mondoMolte università ne richiedono la conoscenza all'atto delle immatricolazioni poiché impartiscono alcuni insegnamenti (soprattutto quelli dell'area scientifica) in tale lingua

Fonte: Rivistauniversitas.it
di Maria Luisa Marino

Per meglio valutare i risultati delle politiche educative, Education First (EF), la più grande organizzazione internazionale privata nel campo dei corsi di lingue all'estero, ha recentemente diffuso i risultati di un'indagine triennale (2007-2009) in cui si confronta il livello di conoscenza dell'inglese da parte degli adulti in 44 Paesi distribuiti in Europa, Asia e America Latina. Oggetto dell'indagine sono state le persone tra 18 e 80 anni, ma la gran parte delle risposte ai questionari è pervenuta dai giovani appartenenti alla fascia di età 18-30 anni, la generazione che ha usufruito delle riforme scolastiche attuate dal 1980 al 2001.

Lo studio, che ha utilizzato le risposte fornite a 2.368.730 questionari somministrati con il sistema dell'English Proficiency Index (EPI), messo a punto per saggiare le capacità linguistiche generali (grammaticali, lessico, lettura e comprensione), consente per la prima volta una misurazione comparata degli standard delle competenze in tutto il mondo. I Paesi sono stati posizionati in un'ideale classifica sulla base dei risultati conseguiti (high, moderate, low e very low proficiency). Ai primi posti si sono piazzati i Paesi del Nord Europa (Finlandia e Paesi Bassi, seguiti da Austria, Belgio e Germania) e la Malesia. Tra i Paesi a moderata conoscenza figurano, tra gli altri, Portogallo, Francia e Germania. L'Italia, al livello più basso in Europa, è al 23° posto, tra i Paesi a low proficiency, in compagnia di Spagna, India e Cina.

Sul piano didattico, l'indagine non attribuisce un'utilità particolare all'insegnamento linguistico in età precoce, considerato che abbassare l'età iniziale di apprendimento non sembra aumentare automaticamente il rendimento: anzi, è citato in senso negativo il caso italiano che, pur prevedendo l'insegnamento della lingua ai ragazzi tra gli 8 e gli 11 anni, consegue risultati inferiori ai Paesi Bassi e alla Danimarca,  che fino al 2000 lo hanno riservato alla fascia di età 10-12 anni. La buona conoscenza dell'inglese facilita la comunicazione internazionale soprattutto tra gli scienziati e gli ingegneri, consentendo la collaborazione nella ricerca e lo scambio delle tecnologie tra i vari Paesi, anche perché i ricercatori USA, seguiti da quelli britannici, sono quelli che pubblicano più ricerche al mondo. Non a caso, i Paesi caratterizzati da una english low proficiency sono quelli con più bassi livelli di collaborazione internazionale nella ricerca.

Lo studio, oltre a misurare le conoscenze linguistiche, intende incoraggiare una discussione approfondita sugli standard di valutazione e sugli obiettivi dell'apprendimento ed esorta a coltivare la cultura del multilinguismo e ad attribuire una priorità agli aspetti della comunicazione piuttosto che a quelli strettamente grammaticali.

 

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