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Mantello invisibile, la natura fa di meglio. Studio pubblicato su Nature Communications PDF Stampa E-mail
Attualità
Mercoledì 09 Febbraio 2011

Mantello invisibile, la natura fa di meglio. Studio pubblicato su Nature CommunicationsRicercatori britannici sostengono di aver ottenuto un vero e proprio "dispositivo per l'invisibilità" attraverso l'impiego di un cristallo comunemente presente in natura. Meglio i minerali dei metamateriali?

Fonte: Punto Informatico
di Alfonso Maruccia

Quando si tratta di invisibilità, la natura fa molto meglio dei metamateriali e con meno sforzo ingegneristico. O almeno è quello che pensano di aver scoperto i ricercatori britannici dell'Università di Birmingham guidati da Shuang Zhang, che hanno formulato le loro idee in uno studio pubblicato su Nature Communications.

Zhang e soci dicono di aver trovato il modo di realizzare un "dispositivo di invisibilità volumetrica" in grado di nascondere "oggetti" delle dimensioni nell'ordine di qualche millimetro, e di poter continuare a migliorare le prestazioni posto che si trovi il materiale necessario in natura.

Alla base della ricerca britannica c'è il cristallo di calcite naturale, un materiale anisotropico dotato di una capacità nota come rifrazione doppia - un raggio di luce visibile passa attraverso il cristallo e viene scisso in due raggi diversi all'uscita.

L'utilizzo di un elemento presente comunemente in natura "elimina la necessità di servirsi di tediosi processi di nanofabbricazione e permette di realizzare l'invisibilità su scala macroscopica", dicono i ricercatori. Posto, naturalmente, che si trovi un giacimento di cristalli sufficientemente grandi da nascondere oggetti di dimensioni considerevoli - esseri umani, carri armati, sottomarini o qualsiasi altra cosa.

Zhang e il suo team hanno sin qui ottenuto l'invisibilità - sperimentabile "a occhio nudo" e senza l'utilizzo obbligato di microscopi - di un oggetto delle dimensioni di un millimetro, usando un cristallo di calcite 20 volte più grande. Per realizzare un mantello invisibile di grandi dimensioni occorrerebbero cristalli enormi, dicono i ricercatori, o in alternativa la ipotetica sinterizzazione di materiali capaci di un effetto di rifrazione molto più forte di quello possibile con i cristalli di calcite.

 

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