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Studio dell'Università di Oxford. Una pillola per dire basta al fumo PDF Stampa E-mail
Attualità
Venerdì 28 Gennaio 2011

Studio dell'Università di Oxford. Una pillola per dire basta al fumoLa vareniclina contrasta gli effetti della sindrome da astinenza dalla nicotina e toglie piacere all'atto

Fonte: Corriere della Sera
di Roberta Villa

Quando per smettere di fumare la buona volontà non basta, una pillola aiuta. E con la spintarella del farmaco si riesce a tener fede ai buoni propositi anche a distanza di tempo, obiettivo che con altri sistemi non sempre si raggiunge. A dirlo non sono scienziati nel libro paga delle aziende farmaceutiche ma i più severi revisori delle ricerche altrui, cioè gli esperti della Cochrane Collaboration, che hanno raccolto le prove finora esistenti sulla sicurezza e l’efficacia della vareniclina, un medicinale che da un lato contrasta gli effetti della sindrome da astinenza dalla nicotina e dall’altro toglie piacere all’atto di fumare. Anzi, spesso fa sì che il sapore della sigaretta dia la nausea a chi prima non poteva farne a meno.

DIPENDENZA - «Abbiamo trovato undici studi che confrontano l’efficacia di questo prodotto con una pillola placebo - spiega Tim Lancaster, dell’Università di Oxford, che ha coordinato il lavoro di analisi -. Alle ricerche hanno partecipato in totale più di 10mila persone». Come insegna Italo Svevo ne "La coscienza di Zeno" il problema non è spegnere l’ultima sigaretta, quanto evitare di riaccenderne poi un’altra. E come sanno bene molti che ci hanno provato, anche a distanza di mesi o anni da un tentativo riuscito si può ricadere nella tentazione di fumarne una. Per questo gli esperti Cochrane non si sono soffermati sulle percentuali di successo immediate, ma sono andati a verificare se, a distanza di almeno sei mesi dal trattamento, i pazienti si consideravano ex fumatori o erano tornati alle vecchie abitudini. «Chi aveva preso davvero il farmaco aveva più del doppio delle probabilità di non essere ricaduto nel vizio rispetto a chi invece, senza saperlo, aveva ricevuto una pillola apparentemente identica ma che non conteneva traccia di vareniclina - prosegue il ricercatore -. L’effetto collaterale di cui i pazienti si lamentavano di più era la nausea, che però tendeva a ridursi col passare del tempo oppure abbassando un po' la dose rispetto a quella raccomandata. E anche così la cura funzionava». La vareniclina in questa analisi batte anche il bupropione, un antidepressivo entrato sul mercato da più tempo con la specifica indicazione di aiutare a smettere di fumare. Con i cerotti, gli inalatori o le gomme da masticare alla nicotina, invece, il nuovo farmaco arriva al traguardo testa a testa: il vantaggio c’è, ma è minimo. «Per prima cosa molti, quando si accorgono di non farcela solo con la forza di volontà, chiedono in farmacia questi prodotti sostitutivi, che si possono acquistare senza ricetta medica, e riescono così a superare i primi giorni in cui la dipendenza fisica dalla nicotina si fa sentire di più» spiega Alessandro Oliva, responsabile del Centro antifumo dell’Ospedale Mauriziano di Torino.

COSTI ALTI - Ma spesso non basta. «Il 60-70 per cento di chi si rivolge al nostro centro - prosegue l’esperto - ha già provato senza successo questa strada. In questi casi, con la vareniclina, riusciamo invece ad aiutarli a smettere». Il farmaco, che si acquista solo su prescrizione medica, non è però dispensato dal Sistema sanitario nazionale. Il trattamento completo, della durata di 12 settimane, costa circa 350 euro, per cui non tutti se lo possono permettere. Alla luce degli statosferici costi sociali legati al fumo, non solo come causa di moltissimi tumori, ma anche di altre malattie di cuore e polmoni, che portano con sé un grande carico di invalidità, la scelta di passare gratuitamente questo prodotto sembrerebbe a un investimento lungimirante, che non tarderebbe a dare i suoi frutti. «E si eviterebbero paradossi come quelli che ci troviamo ad affrontare quando siamo invitati a intervenire sui pazienti ricoverati, cogliendo così un momento particolarmente favorevole per smettere - prosegue lo pneumologo torinese -. Ma l’infermiere non può somministrare la vareniclina, che deve essere acquistata dai familiari al di fuori dell’ospedale. Oppure bisogna rimandare il trattamento a dopo che il paziente viene dimesso». Col rischio di perdere l’attimo fuggente in cui, per malessere o paura, o semplicemente per il fatto che in corsia il divieto è fatto rispettare con rigore, il malato è più disposto a rinunciare alla sigaretta, una volta per sempre.

 

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