Iscrizione Newsletter
Per ricevere periodicamente la nostra newsletter iscriviti inserendo il tuo indirizzo e-mail. Attenzione: il servizio è attivo solo per le caselle @campus.rieti.it rilasciate con la University Card.
| Enrico Decleva (Crui): la riforma non è ancora al riparo dai suoi nemici |
|
|
|
| Attualità |
| Martedì 04 Gennaio 2011 |
|
Fonte: Il Sussidiario Professor Decleva, il Presidente della Repubblica ha firmato la legge di riforma dell’università, non senza alcune raccomandazioni. Come valuta l’evidenza posta dal Capo dello Stato sulle «criticità» della legge? «Con l’autorità e, mi permetto di aggiungere, la saggezza e l’equilibrio che lo contraddistinguono, il Presidente Napolitano pone l’accento su aspetti reali, frutto, in un caso, di oggettiva negligenza nel controllo di coerenza dei testi, e in altri due casi di interventi parlamentari probabilmente non necessari. Niente che non possa essere verificato e rimediato. Il punto più importante mi sembra in ogni caso un altro, e cioè il richiamo a un clima di dialogo e di confronto costruttivo nella applicazione della legge. Di questa legge, beninteso modificabile e da modificare se si dimostrerà in qualche parte inadeguata o inapplicabile, ma che costituisce in ogni caso quanto di meglio si sia riusciti a mettere insieme in un periodo tra i più difficili della storia repubblicana. Non è meno rilevante il richiamo a tenere conto degli ordini del giorno votati dal Senato che pongono in evidenza gli ulteriori obiettivi da perseguire. La legge, in quest’ottica, da condividere senza riserve, appare come un punto di partenza dal quale prendere le mosse e su cui lavorare in un clima di larga partecipazione». Qual è dunque il suo bilancio, al termine di un iter così «avventuroso»? «Il bilancio complessivo rimane largamente positivo. Nel passaggio alla Camera si sono verificate aggiunte impreviste e non tutte ugualmente apprezzabili, ma ci sono stati anche inserimenti significativi, peraltro pochissimo rilevati nel clima esasperato delle scorse settimane. I compiti del Senato accademico sono stati rafforzati. La riduzione a 40 degli afferenti minimi dei dipartimenti faciliterà la ricomposizione di questi ultimi su basi omogenee. La previsione più allargata della struttura intermedia, comunque denominata, che coordinerà la didattica assicura maggiore funzionalità e rappresentatività delle competenze. Le esigenze specifiche legate alle funzioni sanitarie sono state riconosciute. Si sono estese le possibilità di mobilità dei docenti tra le sedi. L’articolo sul dottorato di ricerca apre la strada a una nuova e più aggiornata regolamentazione della materia. La costituzione di un unico Comitato dei garanti per la ricerca incaricato di sovrintendere alle operazioni di selezione e valutazione, tramite peer review, dei progetti corrisponde ad una richiesta avanzata da anni da alcuni dei migliori e più apprezzati scienziati italiani. E potrei continuare». Quindi le ultime integrazioni le altre introdotte in precedenza dal Senato non hanno snaturato l’impianto di fondo del provvedimento. Il problema principale è sempre il solito. Ci sono i fondi che servono per attuare la riforma? «Occorre distinguere. Il ddl si è bloccato in ottobre per la mancanza di garanzie finanziarie sulla copertura dei 1500 posti aggiuntivi di professore associato che, anche a seguito dell’iniziativa della Crui, si volevano destinare ogni anno ai ricercatori a tempo indeterminato che avessero conseguito l’abilitazione a professore associato. Nella sua versione finale la riforma può fare riferimento alla legge di stabilità, nel frattempo approvata, che ha fatto recuperare sul Fondo di finanziamento ordinario (FFO, ndr), rispetto ai tagli decisi nel 2008, 800 milioni per quest’anno e 500 milioni per i due anni successivi, garantendo quindi la copertura dell’operazione preconizzata. E sia pure solo per i prossimi tre anni, lasciando alle future finanziarie di estenderla ai tre anni successivi, come inizialmente auspicato. E come è indispensabile che avvenga, anche considerati i vuoti che si stanno determinando in seguito alle uscite dal servizio. Diciamo che le risorse per partire dunque ci sono. Ed è qualcosa. Se, come è vivamente auspicabile, il decreto che regolerà le abilitazioni scientifiche sarà presto operativo, le prime chiamate secondo le nuove procedure potrebbero aver luogo già nel 2011. Il punto è un altro». L’operazione che ha appena richiamato rappresenterà un capitolo di spesa vincolata dei futuri FFO, giusto? «Appunto. Niente da dire sul 2011, i cui conti peraltro tornano solo per i numerosissimi pensionamenti e il blocco degli aumenti stipendiali deciso dalle ultime misure finanziarie del Governo. Ma sin d’ora si pone il problema dei FFO 2012 e 2013, che appaiono insufficienti e che andranno incrementati. Potremmo avere le risorse per chiamare gli associati, ma non per altre esigenze irrinunciabili. Su questo la Crui ha già iniziato a prendere posizione. Non si può d’altra parte pensare che la riforma non sia funzionale e non preluda a un rilancio complessivo del sistema della ricerca e dell’alta formazione e che questo possa intervenire senza investimenti. Oculati, per carità. Continuando a ridurre l’inessenziale. E tenendo conto del quadro complessivo e delle difficoltà strutturali che lo caratterizzano. Ma il riscontro positivo della riforma deve potersi misurare anche sul terreno delle risorse. Chiunque abbia le responsabilità di governare. Se ciò accadrà, sarà anche per l’iniziativa sviluppata con tenacia e, inizialmente, in totale isolamento, dalla Crui a partire dal giugno 2008». Parliamo del personale universitario. Secondo lei chi «vince»? Il merito, l’ope legis, la rendita? E cosa pensa nello specifico della nuova figura di docente «in prova»? «Quanto alla figura del ricercatore a tempo determinato che acquisirà con il secondo contratto l’impegno dell’università a chiamarlo come professore associato, se nel frattempo avrà conseguito la relativa abilitazione, non è che la trasposizione nel nostro quadro normativo di una condizione ampiamente sperimentata nei paesi più avanzati. Perché non dovrebbe funzionare anche da noi? Certo, occorreranno, per questo come per altro, risorse adeguate. Ma una cosa è pretendere, come è giusto, che queste ci siano - e fare della riforma un argomento di pressione in questo senso -; altro dare per scontato che i tagli verranno mantenuti, e quasi desiderando che ciò avvenga (anche quando onestà vorrebbe che se ne registrassero quantomeno le attenuazioni) per combattere la novità e alimentare la protesta. E per difendere, di fatto, una figura come quella del ricercatore a tempo indeterminato, che, non a caso, in trent’anni, non ha mai trovato un assetto definito. E che non ha in ogni caso più senso con i nuovi ordinamenti didattici basati sul “tre più due”». La premiazione del merito dipende dalla valutazione. L’Anvur ora ha le carte in regola per funzionare a dovere da subito? Cosa manca? «Manca - ma dovrebbe essere questione di settimane, se non di giorni - la nomina da parte del Ministro del relativo Comitato con il conseguente avvio della struttura organizzativa che dovrà assicurarne il funzionamento. Quanto alle incombenze da assolvere, la legge le indica abbastanza chiaramente». Lei stesso ha riconosciuto che la parte più difficile comincia adesso. Quali sono le cose da fare subito? L'iter della riforma è stato segnato da un aspra dialettica politica e dagli scontri anche violenti avuti nelle piazze. Secondo lei il confronto è stato strumentalizzato? «Credo che si debbano distinguere due tempi. Il primo comprende il primo passaggio del provvedimento al Senato: un passaggio caratterizzato da un rapporto complessivamente positivo tra maggioranza e opposizione, nell’ovvia distinzione dei ruoli e delle posizioni, ma senza contrapposizioni frontali e con alcune convergenze su punti significativi. Se, come pure sarebbe stato possibile, non ci fossero stati i tempi morti che si sono registrati tra la conclusione della discussione in Commissione, in maggio, e il passaggio in Aula (avvenuto a sua volta senza drammatizzazioni), il ddl sarebbe potuto approdare alla Camera e uscirne senza troppe difficoltà già prima della pausa estiva. Quando questo è effettivamente accaduto, il quadro politico era al contrario radicalmente cambiato. L’uscita dei finiani dalla maggioranza e la possibilità che questa non esistesse più hanno dato un altro significato alla legge sull’università: nei mesi precedenti, territorio relativamente riparato per un confronto sostanzialmente di merito rispetto agli scontri sui temi caldi che tenevano il campo. Tolti prudenzialmente di mezzo questi ultimi, è rimasta solo l’università come terreno parlamentare di forte impatto sul quale misurare le rispettive forze e strategie: con la tentazione, pressoché irresistibile per una parte almeno dell’opposizione, a vederla come un possibile detonatore per una protesta di portata più generale, da sollecitare esasperando la descrizione in negativo del provvedimento in corso di esame. Come se, davvero, esso fosse l’anticamera di gravi e irreparabili sciagure. Non dimenticando, beninteso, gli oppositori preesistenti, le cui fila si sono in ogni caso a quel punto sicuramente ampliate. Anche dentro la Crui». Che impressione le ha fatto vedere una riforma così contestata? La sensazione che tutto potesse saltare e che l’università, tanto per cambiare, fosse usata e strumentalizzata per altre finalità, però è stata forte... «Sì. Soprattutto in chi, nei mesi precedenti, si era invece sforzato di guardare al provvedimento, magari cercando di contribuirvi, avendo, per contro, come punto prioritario di riferimento il merito dei problemi e l’esigenza di affrontarli in funzione della vita dell’istituzione. Salvo trovarsi, additato, a quel punto, alla generale deprecazione. Bene o male, l’obiettivo è stato comunque raggiunto. Anche se le resistenze e le difficoltà non cesseranno d’incanto. E anche se, per molti aspetti, come dicevo all’inizio, le difficoltà “vere” e maggiori cominciano adesso». |
Ultime Notizie
- Laureati alle prese con la crisi: "Pronti a andare all'estero"
- Università all’estero: quali sono i requisiti per accedere?
- Ecco So.cl di Microsoft
- Nuovi farmaci per curare il tumore senza effetti collaterali sul fisico
- Università americana laurea Francesco Guccini
- Almalaurea, in tempo di crisi ci si laurea prima
- Margherita Hack "I miei primi novant'anni da splendida ribelle"
- Il genio di Pompei conteso dai college Usa
- La Sapienza, scoperto il gene della longevità: si trova negli abitanti di Campodimele
- Progetto Leonardo laureati (prossimi alla Laurea) e diplomati dal titolo 2“Ideare ”- Ideare, Agire, Riflettere e capire, cambiare"
Più Lette della Settimana
- I corsi universitari in lingua inglese negli Atenei italiani: vantaggi e perplessità
- Immigrazione, Cameron taglia sugli studenti stranieri. Ci rimettono le università
- Profili sanitari, no al restyling
- Il robot comandato col pensiero. Così BrainGate aiuta i paralitici
- Documento professioni sanitarie. Proia: “Aperti a tutte le modifiche migliorative”
- Diretta Video - Forum PA al centro dell'Innovazione
- Il ritorno del Piccolo Principe
- Progetto Leonardo laureati (prossimi alla Laurea) e diplomati dal titolo 2“Ideare ”- Ideare, Agire, Riflettere e capire, cambiare"
- Terremoto in Emilia: tanti i danni, ma soprattutto la paura
- Il genio di Pompei conteso dai college Usa





La legge di riforma dell’università? Da condividere in pieno, ora sancisce un nuovo punto di partenza, che non deve tradire lo spirito di una vera riforma







