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Una molecola per battere la leucemia scoperta dai ricercatori della Bicocca PDF Stampa E-mail
Attualità
Venerdì 31 Dicembre 2010

Una molecola per battere la leucemia scoperta dai ricercatori della BicoccaLo studio condotto su oltre 500 pazienti di tutto il mondo ha individuato una possibile terapia per sconfiggere una forma di tumore del midollo. La malattia colpisce mille persone l'anno

Fonte: la Repubblica

Uno studio dei ricercatori dell'Università di Milano-Bicocca su oltre 500 pazienti di tutto il mondo ha scoperto che la molecola "bosutinib" è in grado di ridurre la mortalità e di rallentare la progressione di un particolare tumore del sangue, la leucemia mieloide cronica, che colpisce in Italia 15 mila persone e provoca ogni anno mille nuovi casi.

La ricerca, coordinata dal dipartimento di Medicina clinica e prevenzione della Bicocca e dall'Unità di ematologia dell'ospedale San Gerardo di Monza, è durata 14 mesi e ha messo a confronto il bosutinib con l'imatinib, "il farmaco - spiegano gli esperti - attualmente più usato per contrastare questo tipo di tumore".
Dalla ricerca emerge che con bosutinib "si è verificata la ricrescita del midollo osseo normale nel 79% dei pazienti, contro il 75% di quelli trattati con imatinib. La molecola, inoltre, ha dato una diminuzione più profonda del numero di cellule leucemiche residue: quasi la metà dei pazienti trattati con bosutinib (il 47%) ha ottenuto una risposta molecolare maggiore, rispetto a solo un terzo (il 32%) dei pazienti in cura con imatinib".

Con la nuova terapia, infine, "le morti sono passate dal 4% all'1% e la malattia è progredita solo nel 2,8% dei pazienti, contro il 10% di quelli trattati con imatinib". "I risultati - ha spiegato Carlo Gambacorti Passerini, professore associato di Medicina interna alla Bicocca e responsabile del gruppo di ricerca - fanno sperare che con bosutinib si possa giungere alla completa canellazione della malattia e quindi alla sospensione della terapia in una frazione consistente di pazienti, cosa che invece non è possibile con imatinib".

In ogni caso, ha concluso il ricercatore, perché la molecola entri a far parte delle armi a disposizione dei medici contro questo tipo di cancro sono necessari ulteriori studi, "e una valutazione molto attenta del rapporto tra costi e benefici".

 

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