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La Sapienza, ricercatori: stop a didattica. Prorettore: così si rischia la paralisi PDF Stampa E-mail
Attualità
Mercoledì 29 Dicembre 2010

La Sapienza, ricercatori: stop a didattica. Prorettore: così si rischia la paralisiDopo 35 giorni sul tetto, assume altre forme la protesta contro la riforma Gelmini

Fonte: Il Messaggero

Il presidio degli studenti e ricercatori delle università di Roma abbandona il tetto della facoltà di Architettura per prendere una forma di protesta interna agli atenei: stop alla didattica da parte dei ricercatori. Dopo 35 giorni vissuti sopra il tetto del palazzo di piazza Borghese, i rappresentanti dell'associazione Rete 29 Aprile hanno deciso di modificare la loro lotta contro la riforma Gelmini. E lo fanno annunciando che lasceranno quel rifugio improvvisato all'aperto per tornare a svolgere la propria attività di ricercatori, ma nei limiti degli obblighi di legge, e cioè senza tenere lezioni, compito che non sono tenuti a svolgere e per il quale non sono pagati.

A spiegare gli effetti di questa presa di posizione è stato il prorettore de La Sapienza, Azzaro Bartolomeo che, nel corso di una conferenza stampa a cielo aperto, ha sottolineato che «visto che il 40% dell'attività didattica è svolta dai ricercatori si rischia la paralisi, e ad essere maggiormente penalizzata sarà proprio la facoltà di Architettura, dove questa percentuale aumenta fino a toccare l'80%». La speranza è che il presidente Giorgio Napolitano «svolgendo il suo ruolo di notaio super partes lavori per modificare quegli aspetti della riforma che sono pericolosi per l'università italiana e che quindi sostenga le motivazioni della protesta».

Sul tetto, ribattezzato "Piazza dell'Università libera, pubblica e aperta", c'erano anche studenti che, a priori, dicono no a chi «cercherà di mettere noi studenti contro i ricercatori colpevolizzando questi ultimi per la mancanza di lezioni che senza il loro aiuto non potranno essere svolte. La nostra protesta - ha spiegato Simone, studente di Medicina - è unica e va contro le storture della riforma». E sul testo di legge sono entrati nel dettaglio, sostenendo, ad esempio, «che il Senato accademico - ha detto Massimiliano Tabusi, ricercatore - sarà un organismo svuotato perché le sue competenze verranno assorbite dal nuovo Cda. Quindi un organo elettivo avrà la peggio e sarà il Cda a decidere in autonomia senza meccanismo di controllo».

 

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