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Ddl Gelmini. Gli studenti a Napolitano: «Presidente, non firmi!» PDF Stampa E-mail
Attualità
Mercoledì 22 Dicembre 2010

Ddl Gelmini. Gli studenti a Napolitano: «Presidente, non firmi!»Alla vigilia dell'approvazione i giovani in rivolta contro la riforma dell'università battono l'ultima strada: l'appello al capo dello stato Giorgio Napolitano a rendersi «indisponibile a questo disegno eversivo»

Fonte: Il Sole 24 Ore
di Riccardo Ferrazza

La lettera verrà consegnata oggi al Quirinale da una delegazione di studenti della «Sapienza» che per oggi hanno annunciato azioni a sorpresa. Nessun preavviso e nessuna richiesta di autorizzazione a manifestare: quella recapitata ieri via fax alla questura di Roma era un solo documento «ironico». «Saremo dove meno ve l'aspettate» si legge su uno dei siti della protesta e, comunque, lontani dai palazzi del potere della «zona rossa». Qualcuno, però, propone un appuntamento in centro città: ore 9,30 piazza del Gesù. A 500 metri da Palazzo Madama dove oggi si deciderà il sì definitivo al ddl contestato. La mappa della protesta è però più ampia e tocca le principali città. Ieri un'anteprima davanti a Montecitorio con gli studenti che hanno portato fiori ai poliziotti.
Ieri, però, è stato anche il giorno dell'appello al presidente della Repubblica. «Se porrà la sua firma al disegno di legge Gelmini – scrivono gli studenti – lei sancirà la cancellazione del diritto allo studio, uno dei diritti fondamentali della Costituzione». Quindi la richiesta: «Non firmi, sarà così in piazza anche lei al nostro fianco!».

Ma dove si saranno oggi gli studenti? I cortei saranno tre anche se su Uniriot, "network delle facoltà ribelli", si annuncia: «Saremo dove meno ve l'aspettate. Mobilitazioni studentesche in tutta Italia». È l'effetto-sorpresa su cui scommettono gli studenti della Sapienza di Roma. Su «Atenei in rivolta» si può leggere la loro (finta) richiesta di manifestazione inviata «alla cortese attenzione del sindaco di Roma Gianni Alemanno, al questore di Roma Francesco Tagliente e al prefetto di Roma Giovanni Pecoraro». «Apprezziamo davvero la vostra apertura al dialogo – scrivono ricorrendo all'ironia i giovani – che in queste settimane si è manifestata ripetutamente e in vari modi: dalle centinaia di denunce per manifestazione non autorizzata, agli arresti immotivati, alla costruzione di una "zona rossa" permanente e in continua espansione». Poi l'annuncio della strategia fondata sul "corteo spontaneo": «Lasceremo i palazzi del potere nella solitudine della loro miseria e andremo nella altre zone della città, per parlare con chi come noi è inascoltato da quelli stessi palazzi».

Nessun assedio ai palazzi del potere politico. Almeno ufficialmente. Perché, invece, a studiare con più attenzione i siti spunta un appuntamento. L'avviso compare ancora sul sito di «Atenei in rivolta». «Il 14 dicembre a Roma la piazza era del popolo: non sono bastate più di centomila persone in piazza. Non basta la rabbia e la determinazione di una generazione che dal basso sta scuotendo tutta l'Europa contro i governi della crisi, da Atene a Parigi, da Roma a Londra: mercoledì 22 il ddl Gelmini sarà di nuovo in parlamento per essere approvato! Noi saremo ancora nelle strade per bloccarvi!». Quindi l'appuntamento: «Ore 9,30 piazza del Gesù: blocchiamo tutto!». Il punto di ritrovo è a pochi passi da corso Rinascimento, una delle strade del centro che oggi sarà inaccessibile: lì si trova la sede del Senato chiamato ad approvare la riforma dell'università.

 

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