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Senato, sì a 4 emendamenti del Pd: caos. Schifani fa ripetere voto su ddl Gelmini PDF Stampa E-mail
Attualità
Mercoledì 22 Dicembre 2010

Senato, sì a 4 emendamenti del Pd: caos. Schifani fa ripetere voto su ddl GelminiBagarre causata da presidente di turno, la leghista Rosi Mauro. Pd: nel ddl articoli contrastanti. Gelmini: rimedieremo

Fonte: Il Messaggero

Caos al Senato dopo l'approvazione di quattro emendamenti al ddl Gelmini presentati dall'opposizione, avvenuta durante fasi concitate dei lavori. Il presidente Renato Schifani ha deciso di far ripetere le votazioni. Il Pd e l'Idv si sono opposti alla ripetizione del voto.

La seduta del Senato era stata sospesa dopo un diverbio tra il presidente di turno, la leghista Rosi Mauro, e i senatori dell'opposizione. Di fronte alle contestazioni alle spiegazioni che stava dando, la vicepresidente del Carroccio ha deciso di andare avanti con le votazioni gridando: «Vergogna, più rispetto per la presidenza, io vi ho dato una risposta». La bagarre è aumentata e la seduta è stata sospesa, non prima di aver votato a raffica una serie di emendamenti.

La senatrice Mauro, irritata dall'opposizione che chiedeva per ogni emendamento il voto elettronico, a un certo punto ha disposto infatti votazioni a raffica senza attendere o ascoltare le richieste che provenivano dalle opposizioni. Proteste e schiamazzi mentre Mauro, imperterrita, continuava a proporre votazioni e a proclamare risultati. Il Senato si era trasformato ormai in una bolgia quando Rosi Mauro ha deciso di sospendere la seduta.

I senatori si sono però divisi nell'interpretazione delle fasi concitate delle votazioni. In un video su Youtube si sente chiaramente la presidente dire a un certo punto «approvato» per l'emendamento 6.26 (Pd, primo firmatario Vincenzo Vita), tra diversi «non approvati» sulla manciata di emendamenti che si è ostinata a far votare. Gli emendamenti dell'opposizione che risultano approvati sono poi saliti a quattro: oltre al 6.26 anche 6.21, 6.23 e 6.303. L'articolo 6 riguarda lo stato giuridico dei professori e dei ricercatori di ruolo. L'emendamento la cui approvazione rinvierebbe alla Camera la riforma, riguarda la retribuzione dei professori e dei ricercatori a tempo pieno. Stabilisce per lezioni e seminari, collaborazioni e altri contributi da loro svolti in maniera occasionale, oltre a quelli istituzionali, un tetto lordo alla possibile retribuzione di 6.500 euro l'anno.

Schifani fa ripetere le votazioni. Il presidente del Senato, dopo contatti con i capigruppo e i vicecapigruppo di maggioranza e opposizione, ha deciso di far ripetere le votazioni sugli emendamenti dal 6.21 al 6.32. La decisione è motivata sulla base dell'art. 118 comma 1 del Regolamento che consente di rinnovare le votazioni. «Prima ancora di sapere quello che avrebbe detto l'opposizione - dice Schifani - avevo concordato con i capigruppo di maggioranza e opposizione di procedere alla rinnovazione di quelle votazioni. Questo perchè l'Aula ha vissuto un momento di caos tale da non consentire ai senatori di capire quanto si stava votando».

Schifani: decisione in buona fede. Schifani ha detto di aver deciso di annullare e di far ripetere alcune votazioni sul ddl Gelmini «nell'ignoranza del numero, del contenuto e dell'esito delle votazioni. La mia buona fede mi porta a confermare la necessità di ripetere le votazioni. Non è la prima volta che le sedute vengono sospese un minuto dopo che dovevano essere sospese. Segnalo come l'avvenuta approvazione di emendamenti è in conflitto con altri emendamenti proclamati già preclusi. È chiaro che vi è una conflittualità fra la volontà della maggioranza di non modificare il provvedimento, e l'esito delle votazioni». Scondo Schifaniil presidente del Gruppo dell'IdV, Felice Belisario, si era detto d'accordo a ripetere le votazioni. «La mia decisione - ha ribadito Schifani - è stata assunta in buona fede».

Il Pd è contrario alla decisione di far ripetere le sette votazioni, ha detto il capogruppo del Pd Anna Finocchiaro: «Oggi, in Senato, è successo quel che non dovrebbe mai succedere in una democrazia. A una protesta dell'opposizione tesa a garantire l'osservanza del regolamento, c'è stata una risposta prepotente e dispregiativa al punto che la presidente Rosi Mauro ha continuato, nel tumulto, con la votazione degli emendamenti, a riprova che questa maggioranza va avanti da sè, vuol fare tutto senza consultare l'opposizione e ascoltare la sua proposta. La prepotenza con cui questa maggioranza vuol fare tutto da sè è inaccettabile. E oggi è successo un fatto grave. Mentre la Presidente Mauro insisteva sulla regolarità delle votazioni che ha presieduto, il mondo ha visto come si è votato. Ha assistito a una prova di forza. Ci sono due problemi: uno di procedura, uno di merito. Di procedura, cioè l'incongruenza di due norme nella stessa legge. Di merito: che cosa sarà questo testo alla fine contenendo dentro di sè una norma che elide l'altra? È un punto che l'opposizione non ha usato strumentalmente, ma responsabilmente. Il Pd non condivide di tornare a votare su sette voti registrati, su emendamenti approvati, che sono già in circuito. Sarebbe un precedente gravissimo, perchè è vero che una votazione può essere ripetuta, anche due. Ma non sette votazioni imposte mentre l'Aula del Senato era in subbuglio».

No anche dell'Idv. «Il presidente del Senato non sta annullando un voto irregolare, sta proponendo l'annullamento in blocco di sette voti. L'art. 118 prevede l'annullamento del voto irregolare con la ripetizione immediata delle votazioni. Non può annullare sette voti, cioè un'intera fase dei lavori d'Aula, attraverso un giudizio non del presidente d'Aula, ma a giudizio suo e a distanza di due ore», ha detto il senatore dell'Italia dei Valori, Luigi Li Gotti.

Sì dell'Udc alla ripetizione. I senatori dell'Udc condividono la decisione di Schifani. Il capogruppo Gianpiero D'Alia, ha detto che il presidente Schifani «applica correttamente il primo comma dell'art. 118» Rivolto poi ai colleghi di maggioranza, D'Alia li ha invitati «ad abbandonare il tifo da stadio, causa, insieme alla vostra supponenza, degli errori nella gestione d'Aula».

Sì anche da Fli. Anche i senatori di Futuro e Libertà concordano con la decisione del presidente del Senato. «Il tema - ha detto il capogruppo del Fli, Pasquale Viespoli - è la cultura delle regole. Non credo che non si possa non riconoscere che a un certo punto del dibattito questo principio sia saltato. A un certo punto andava riconosciuta la necessità di sospendere la seduta e convocare la Giunta del Regolamento. Questo fatto non si è determinato, la sanzione a quel che poteva accadere e non è accaduto è legata anche alla decisione del presidente del Senato. Il quale ha riconosciuto che quelle votazioni sono state irregolari. Nel momento in cui il presidente del Senato ne prende atto, la decisione del presidente del Senato determina il riconoscimento di quell'“immediatamente” dell'art. 118».

Sì anche da Mpa e Api. Dopo Udc, Futuro e libertà, anche MpA, altra componente del Terzo Polo, ha condiviso la decisione di Schifani. Dello stesso avviso Francesco Rutelli, leader dell'Alleanza per l'Italia, che ha proposto al presidente Schifani di sospendere la seduta e riconvocarla dopo un'ora.

Schifani, riunita la Giunta del Regolamento ha proclamato annullate le precedenti votazioni, accantonato l'emendamento 6.21 «ma le votazioni annullate prima della mia presidenza - ha detto Schifani in aula - vanno ripetute».

I senatori del Pd e dell'Italia dei Valori non parteciperanno a nessuna delle nuove votazioni: lo hanno detto in Aula la presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro e il senatore dell'Italia dei Valori Francesco Pardi.

Il Senato ha rivotato e bocciato gli emendamenti dati erroneamente per approvati da Rosi Mauro. Schifani ha anche deciso di accantonare gli altri tre emendamenti dichiarati approvati dalla vicepresidente Rosi Mauro: il 6.21, il 6.303 ed il 6.23. La tesi del Pd, illustrata in aula da Anna Finocchiaro e da Giovanni Legnini, è che l'articolo 6 del ddl Gelmini confligge con l'articolo 29, perchè l'articolo 6 modifica l'articolo 1 della legge 230/2005, l'articolo 29 abroga integralmente la medesima norma.

Il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini non fa previsioni ma si augura che il ddl sull'università venga approvato il prima possibile. «Il «pasticcio» normativo contenuto nella riforma sarà risolto dal governo con il milleproroghe. Alla luce della questione di coordinamento sollevata dalle opposizioni il governo si impegna a risolvere tali problemi in sede di conversione del Milleproroghe che il Cdm approverà nella mattinata di domani».

 

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