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Twitter ha sospeso il conto di Operazione Payback, il gruppo di hacker che sostengono Julian Assange
Fonte: Affari Italiani
l sito web della Visa e' di nuovo off-line. E' stato attaccato degli hacker in risposta al rifiuto del colosso di carte di credito Usa di accettare donazioni per Wikileaks. Il sistema utilizzato e' quelo di sovraccaricare di richieste il portale di visa.com bloccandone ogni attivita' (in gergo DDos).
La guerra informatica tra amici e nemici di WikiLeaks si allarga e investe fragorosamente giganti dei flussi finanziari online come Visa e Mastercard, finiti sotto il tiro incrociato degli hacker fan di Julian Assange dopo lo stop delle donazioni a favore del sito che ha sconvolto le cancellerie dell'intero Pianeta.
Ma anche Sarah Palin e' finita nel mirino dei sostenitori di Wikileaks che hanno colpito il sito web della paladina conservatrice del Tea Party, disabilitato le sue carte di credito e quel del marito Todd. Lo riferisce la Abc secondo cui l'attaco farebbe parte della "Operation Payback" ('Operazione Vendetta') messsa a punto da un gruppo di hacker londinesi per rappresaglia all'arresto di Julian Assange. Mentre l'Australia accusa gli Usa di essere responsabili per la fuga di notizie di Wikileaks, fonti diplomatiche citate dal quotidiano The Indipendent parlano di contatti informali tra Stati Uniti e Svezia sulla possibilita' di consegnare Julian Assange, arrestato martedi' a Londra con l'accusa di stupro. I legali del Dipartimento Giustizia americano cercano da luglio di individuare un capo di imputazione per Assange senza esser finora arrivati a una decisione; e l'ipotesi che sta prendendo consistenza e' quella di accusarlo del reato di spionaggio, per aver messo in rete le migliaia di cablogrammi riservati del Dipartimento di Stato. Diversi esponenti politici della destra americana premono da giorni perche' sia portato dinanzi alla giustizia americana e c'e' chi ne ha chiesto la pena di morte, come l'ex candidata alla vice-presidenza repubblicana, Sarah Palin, secondo cui il fondatore dei Wikileaks dovrebbe essere trattato alla stregua dei leader talebani o di al-Qaeda. Dalla Svezia il ministro degli Esteri Carl Bildt, ha smentito i contatti.
Il ministro degli Esteri australiano, Kevin Rudd, ha invece puntato l'indice sostanzialmente sul soldato Bladley Manning, accusato di aver trafugato il materiale dalla rete interna del Dipartimento di Stato; e ha anche sollevato interrogativi sulla "congruita'" delle misure di sicurezza statunitensi sul materiale considerato 'sensibile'. "Non e' il signor Assange il responsabile per il rilascio non autorizzato dei 250mila file della rete di comunicazione diplomatica statunitense", ha detto Rudd. "Sono gli americani responsabili per questo". Rudd ha inoltre ribadito che il suo Paese fornira' aiuto consolare ad Assange. L'ambasciata australiana nel Regno Unito si e' messo gia' in contatto con il fondatore di Wikileaks.
"Gli daremo presto una lettera", ha spiegato il ministro, "che spiega come forniremo le visite consolari e qualsiasi altro aiuto riguardante il suo benessere e i suoi diritti". Geoffrey Robertson, un notissimo avvocato esperto in diritti civili, ha deciso di scendere in campo per affiancare Assange nel tentativo di bloccare la sua estradizione dalla Gran Bretagna alla Svezia. Lo ha confermato il suo studio legale a Londra. Robertson - che ha doppia nazionalita', sia australiana che britannica - e' specializzato proprio in estradizioni ed ha fatto parte dei team difensivi in alcuni tra i piu' importanti processi inerenti il diritto alla liberta' di parola, nella storia britannica. |