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Domani dovrebbe arrivare il secondo sì alla riforma Gelmini. Che però potrebbe anche finire definitivamente in parcheggio. Altre alternative non se ne vedono
Fonte: Il Sole 24 Ora
Il calendario parlamentare è interamente incentrato sulla manovra di bilancio, la cui approvazione è considerata una «assoluta priorità» dal capo dello Stato, Giorgio Napolitano, prima della verifica di governo in calendario il prossimo 14 dicembre. Nessuno spazio quindi per ulteriori giri di valzer, come ammonisce da tempo la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, a meno di un rinvio sine die della riforma, che equivarrebbe a un vero e proprio accantonamento.
L'esame in aula a Montecitorio del provvedimento – 25 articoli che riscrivono le regole su reclutamento e la governance degli atenei – è andato avanti finora con il freno a mano tirato. Colpa delle continue fibrillazioni all'interno della maggioranza, a cui si sono aggiunte le proteste di studenti e ricercatori, che la scorsa settimana sono passati dai tetti ai monumenti, con l'occupazione "simbolica" a Roma del Colosseo, della Torre pendente, a Pisa, della Mole antonelliana, a Torino, oltre che di numerose facoltà e scuole.
Anche domani sono previste manifestazioni, con un presidio davanti alla Camera. «Chiediamo il ritiro immediato del ddl Gelmini», sottolineano in coro Rete degli studenti e Udu, l'Unione degli universitari. Che «vanno ascoltati perché non sono quattro gatti», ha rilanciato a Radio 24, il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, mentre il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, che per solidarietà alle proteste dei ragazzi era salito sul tetto della facoltà di architettura della Sapienza, ha invitato i giovani a «ribellarsi un po'» e «pretendere che il sistema guardi al futuro con i loro occhi».
Non si è fatta attendere la replica del ministro Mariastella Gelmini, che nel week-end ha rivolto un appello a tutti gli studenti: «Ragazzi, non fatevi strumentalizzare dai baroni e dai centri sociali», mentre la relatrice al ddl, la pidiellina Paola Frassinetti, si è detta convinta che domani la riforma Gelmini sarà approvata, «anche con i voti di Futuro e Libertà».
Resta invece negativo il giudizio di tutta l'opposizione, Pd, Idv e Udc in testa, che, a meno di clamorosi dietrofront, in aula alzeranno il disco rosso. Come pure, molto probabilmente, l'Api di Francesco Rutelli, che per bocca del deputato Marco Calgaro, ha annunciato voto negativo (o di astensione) alla riforma se domani non verranno accolti «l'emendamento che punta a ricavare 20 milioni di euro per finanziare la maternità delle assegniste tagliando i rimborsi elettorali ai partiti, e l'altro, con uguale fonte di finanziamento, che garantisce maggiore sicurezza ai ricercatori», permettendogli un sicuro passaggio nel ruolo di associato.
A rendere incerto il voto è soprattutto il comportamento dei finiani, che anche giovedì scorso hanno mandato sotto il governo su un emendamento sull'abilitazione scientifica nazionale (che, è stato detto, non dovrà comportare oneri aggiuntivi per l'erario). Di qui il susseguirsi di riunioni frenetiche e la stipula di un nuovo accordo con Fli, che passa per il via libera a due emendamenti "grimaldello", che si voteranno tra 24 ore. Il primo, che destina 1.118 milioni fino al 2013 per il recupero degli scatti stipendiali dei docenti più bravi. Il secondo, che attribuisce 279 milioni per "promuovere" ad associato circa 4.500 ricercatori. Saranno sufficienti a far approvare il ddl Gelmini? La controprova domani, quando si riprenderà a votare dall'articolo 19 e si tenterà di completare l'opera.
I nodi della discordia 01|ACCESSO DEI GIOVANI Previste misure per favorire la formazione e l'accesso alla carriera universitaria dei giovani studiosi 02|ATTIVITÀ DEI DOCENTI I professori a tempo pieno dovranno garantire 1.500 ore all'anno, di cui almeno 350 di docenza e ricevimento studenti. La presenza in aula dovrà essere certificata. Anche ai ricercatori a tempo pieno saranno richieste 350 ore di insegnamento integrativo. 03|CODICE ETICO Gli atenei dovranno adottarne uno (al momento non è previsto), per garantire trasparenza nella gestione. Anche i bilanci dovranno essere più chiari. La mancanza di trasparenza si paga con la riduzione delle risorse o, nel caso di dissesto finanziario, con il commissariamento 04|IL RECLUTAMENTO Il conseguimento dell'abilitazione consente sia una progressione di carriera all'interno dell'università dove eventualmente già si opera (i posti a disposizione per gli spostamenti interni sono un terzo del totale) sia la partecipazione a selezioni per posti liberi in altre università (i restanti due terzi), alle quali possono, con procedure semplificate, partecipare anche i professori stranieri 05|LA VALUTAZIONE Niente più finanziamenti a pioggia. Gli atenei riceveranno le risorse in base alla qualità della ricerca e della didattica (sarà l'Anvur a misurare i risultati) 06|L'ABILITAZIONE Arriva l'abilitazione scientifica nazionale per accedere ai ruoli di ordinario e associato. Prevista una commissione,con i membri scelti per sorteggio. La commissione sarà aperta, per la prima volta, anche docenti stranieri. I concorsi si svolgeranno con cadenza annuale e consentiranno il conseguimento dell'abilitazione. Per i ricercatori ci saranno contratti tenure-track di 6 anni (3+3), con uno stipendio che sale dagli attuali 1.300 euro a più di 2mila euro 07|RIORGANIZZAZIONE Riduzione dei settori scientifico-disciplinari, dagli attuali 370 alla metà, con una consistenza minima di 50 ordinari. Accorpamento dei dipartimenti, a cui devono far capo almeno 35 professori e ricercatori. Al dipartimento vengono attribuite le funzioni finalizzate alla ricerca scientifica e alla didattica 08|SCATTI DI STIPENDIO Saranno garantiti solo ai docenti più bravi |