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Quelle foto fuori tempo nell'album delle proteste contro la riforma universitaria PDF Stampa E-mail
Attualità
Venerdì 26 Novembre 2010

Quelle foto fuori tempo nell'album delle proteste contro la riforma universitariaIl giovane universitario che ai microfoni della televisione urla contro l'invadenza del «profitto privato» nel suolo sacro della «cultura» ha l'ingenua passione dei vent'anni

Fonte: Il Sole 24 Ore
di Fabrizio Forquet

Ma abbiamo imparato dal '900 che neppure a vent'anni è un bene che la passione obliteri la ragione, non la nutra. Lo studente è lì come i suoi padri, forse i nonni, in un rito frusto di iniziazione civile che a volte diventa un po' incivile.

Nell'album della nuova edizione delle proteste anti-riforma universitaria sono però altre le foto fuori tempo. Sono quelle che vedono – dopo (nell'ordine) Antonio Di Pietro, Pancho Pardi, Pierluigi Bersani, Nichi Vendola e altri – un poker di parlamentari finiani del centro-destra arrampicarsi sulla scala che porta ai tetti dove sono accampati i ricercatori che protestano contro la riforma Gelmini.

Non che non si possa simpatizzare per le idee di quegli studiosi. Ma chi siede in parlamento, e ancora fa parte – fino a prova contraria – della maggioranza, dovrebbe usare altri strumenti per sostenere quelle ragioni. A meno che la riforma dell'università, come tutto induce a ritenere, sia diventata il campo perfetto dove giocare la partita più grande che contrappone il presidente della Camera al presidente del Consiglio.
C'era, fino a qualche mese fa, e forse c'è ancora, una riforma pronta per essere approvata dal Parlamento.

Riforma certamente perfettibile, che ha bisogno di più risorse per partire nel modo migliore, ma che segna(va) un passo importante nel tentativo di dare più efficienza e razionalità a un sistema universitario che affonda nelle sue miserie. Ebbene, quella riforma rischia ora di essere cancellata, risucchiata nel buco nero di uno scontro che ha tutt'altri obiettivi e tutt'altre ragioni. E gli studenti e i ricercatori non ne avranno una migliore e più efficace, rimpiomberanno nel solito tran tran. Eppure l'ex ministro dell'istruzione di sinistra, Luigi Berlinguer, non certo un parruccone visto che scrisse le Tesi del Manifesto sulla scuola 40 anni fa con la Rossanda, ha riconosciuto che c'è del buono nella Gelmini. Non sarebbe stato meglio allearsi con chi, in vari modi, pressava per un testo migliore?

Il capo dello Stato ha meritoriamente messo in sicurezza la finanziaria, estendendo il suo scudo su una legge che permette all'Italia, anche nelle aste di questi giorni, di sottoporsi con successo al giudizio dei mercati. Ma Napolitano non può evidentemente replicare l'esercizio su altre, pur importanti, riforme. Qui tocca alla maggioranza dimostrare di sapere ancora portare avanti scelte importanti per il paese.
La riforma dell'università è una di queste. È stata calendarizzata in parlamento, in piena sessione di bilancio, su spinta di tutto il centro-destra. Forse con la sofferenza di qualcuno, ma anche in queste ore i protagonisti della vicenda hanno dato ampie rassicurazioni sull'esistenza di un'intesa e sulla volontà di portare fino in fondo la legge. La realtà dei voti parlamentari, però, è stata diversa ed è stato diverso il comportamento fuori dalle aule parlamentari. Da qui l'ennesimo stop, con lo slittamento dei lavori a martedì prossimo. E non certo solo per responsabilità dei deputati finiani. Perché nella conferenza dei capigruppo a Montecitorio, solo la Lega si è opposta con decisione alla richiesta di rinvio.

Così il ministro dell'istruzione Mariastella Gelmini (che durante tutta la legislatura si è distinta tra i colleghi per dignità riformatrice) è stata lasciata sola. Così, soprattutto, una riforma utile per ridare linfa all'economia e alla società italiana rischia di restare incagliata sugli scogli dello scontro tra i partiti della maggioranza.

Da settimane questo giornale chiede al governo di dimostrare la sua residua capacità di governare, di fare, di innovare. Perché il paese non può accettare di affondare nella palude senza una guida politica forte. «È chiaro che i governi che funzionano fanno le riforme», ha sentenziato in tarda serata con la consueta lucidità politica Umberto Bossi. Può essere l'estremo tentativo di spingere la riforma dell'università verso l'approvazione. Può essere anche una lapide su questo governo.

 

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