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L'università cerca docenti a contratto. Lo stipendio? Un euro. "Non abbiamo soldi per le supplenze" PDF Stampa E-mail
Attualità
Martedì 26 Ottobre 2010

L'università cerca docenti a contratto. Lo stipendio? Un euro. "Non abbiamo soldi per le supplenze"Ai professori che a Sassari accetteranno di tenere i corsi che rischiano di essere cancellati verrà assegnato uno stipendio complessivo di un euro (lordo) per mesi d'insegnamento

Fonte: Studenti.it
di Andrea Maggiolo

Le università, per far fronte alla protesta dei ricercatori, stanno cercando professori disposti a insegnare senza ricevere nemmeno un euro di stipendio. Sembra uno scherzo, ma non è così. Anzi, è prassi (da decenni) che le supplenze vengano pagate pochissimo. Ma le proteste dei ricercatori hanno radicalizzato, quest'anno come mai in passato, il problema.

Perchè i docenti accettano di insegnare gratis?
A Cagliari si stanno per chiudere i bandi di concorso pubblicati dalle facoltà e a breve si saprà quanti si saranno presentati. Non è per amore della scienza o del diritto allo studio che ci sono persone disposte a non ricevere uno stipendio. La vera ricompensa è un'altra: poter irrobustire il curriculum con una docenza universitaria. Trovarsi stampato sul curriculum il titolo di docente universitario può infatti essere utile per il futuro accademico.

"Un euro (lordo) di stipendio"
E se a Cagliari si cercano docenti disposti a lavorare senza ricevere neanche un euro, a Sassari la situazione è forse ancor più surreale. Ai professori che accetteranno di tenere i corsi che rischiano di essere cancellati verrà assegnato uno stipendio complessivo di un euro (lordo) per mesi d'insegnamento. Quello che sta succedendo in sardegna è solo nil simbolo di una pratica che sta diventando comune in tutte le università della Penisola

I tagli colpiscono i docenti a contratto
I tagli ministeriali obbligano le facoltà a contratti di lavoro "a cottimo" per alcuni insegnamenti vacanti. Non è ovviamente possibile ridurre gli stipendi a professori di ruolo, associati e ricercatori, e quindi si decide di tagliare sui docenti a contratto. Hanno quasi tutti tra i 30 e i 35 anni, lauree, specializzazioni o dottorati, pubblicazioni in riviste scientifiche. Certo, scoprire che l'Università funziona così non fa onore né all'istituzione, a cui il Paese si affida per la sua stessa crescita, né a chi ci lavora.

"Non abbiamo soldi per le supplenze"
Aldo Maria Morace, preside della facoltà di Lettere all'Università di Sassari e docente di Letteratura italiana, non ha timore di usare la parola "volontariato". "Per i tagli all'università, come altre facoltà qui in Sardegna e nella Penisola - sottolinea Morace a la Nuova Sardegna - non siamo più in grado di pagare le supplenze".

Va però ricordato che i contratti gratuiti sono sempre esistiti nelle nostre università. Ad esempio alla Facoltà di Architettura di Roma "La Sapienza" nei bandi di supplenza c'è solitamente scritto: "Salvo diverse determinazioni in merito, gli incarichi saranno conferiti a titolo gratuito".

Con la protesta dei ricercatori il problema esploderà
Di sicuro quest'anno se ne abuserà molto più che in passato. La questione dei contratti a zero euro riguarda tante università, ma la sensazione è che con l'incremento dei docenti a contratto per far fronte allo "sciopero" dei ricercatori previsto quest'anno il problema è destinato a esplodere. E la consapevolezza che il nostro sistema universitario si poggia sul lavoro precario e non pagato di centinaia di persone lascia aperti molti interrogativi per il futuro.

 

 

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