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Il Ministro Gelmini: "Tanti docenti non assicurano un futuro ai giovani" PDF Stampa E-mail
Attualità
Mercoledì 20 Ottobre 2010
Il Ministro Gelmini: "Dispiace constatare che molti giovani ancora non abbiano capito che non e' difendendo la quantita' dei professori che difendono il loro futuro"

Fonte: ASCA

"Bisogna guardare all'Universita' non come ad un ammortizzatore sociale, un luogo solo per fare occupazione".

Cosi', il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, nel corso della "Telefonata" con Belpietro su Canale5.

Pur ammettendo "qualche difficolta' legata ad una sincronizzazione fra il progetto di riforma e le risorse che sono indispensabili per il normale funzionamento dell'universita"' e giudicando "legittime" le preoccupazioni legate allo slittamento della riforma , " che io mi auguro sia solo di un paio di mesi, nella peggiore delle ipotesi", Gelmini osserva: "C'e' chi da sempre dentro l'universita' protesta ma avendo gli occhi rivolti al passato. Perche' la verita' e' che l'universita' ha bisogno di un profondo cambiamento, di una impostazione nuova, non legata alla quantita' ma alla qualita' dell'insegnamento e dei corsi, alla preoccupazione di una ricaduta occupazionale per gli studenti. La riforma intercetta esattamente queste esigenze".

Quanto al tema delle risorse, "va posto nella giusta ottica - spiega il ministro - . Noi abbiamo iniziato con un piano di razionalizzazione indispensabile, contro gli sprechi, per evitare le spese inutili, per legare l'autonomia alla responsabilita'. Oggi e' il tempo di approvare una riforma in linea con UE e con altri provvedimenti che altri Stati come ad esempio la Francia stanno portando avanti".

"E' compito del Governo trovare le riforme per il corretto funzionamento dell'universita"', aggiunge Gelmini, "ma io mi fido di Tremonti che ha assicurato che i fondi saranno reperiti nel Milleproroghe".

"Nelle prime 100 universita' a livello internazionale sono pochissime le universita' italiane - ricorda il ministro - ma sbaglia chi pensa che questo sia solo un problema di risorse: e' in primo luogo un problema di regole. La verita' e' che l'impostazione falsamente egualitaria del '68 ha portato le nostre universita' agli ultimi posti nelle classifiche internazionali". Per questo e' tempo di cambiare, magari anche chiudendo o accorpando atenei in deficit.

"Non dobbiamo puntare ad avere tante universita' o l'universita' sotto casa - avverte - ma a centri di eccellenza, collegati con il mercato del lavoro, con le imprese, con i centri di ricerca. L'Universita' autoreferenziale non serve ai giovani e non serve al Paese".
 

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