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| Studenti e ricercatori uniti. Aula universitaria: piazza Montecitorio |
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| Attualità |
| Mercoledì 13 Ottobre 2010 |
Lezioni di fisica in piena piazza Montecitoro, per richiamare l’attenzione sulle politiche del governo: università e ricerca in ginocchioFonte: Corriere dell'Università e del Lavoro Un miliardo e mezzo di tagli, blocco dell’assunzioni che coincide con una grande emorragia di pensionamenti, frutto dell’afflusso di docenti, entrati ope legis nel lontano 1980. Dunque molti corsi andranno a morire per mancanza di personale accademico. L’arma bianca dei ricercatori che dichiarano la propria indisponibilità a seguire i corsi, se non si riconosce il loro ruolo didattico, tra gli elementi fondamentali di mobilitazione universitaria. Il posticipo dell’inizio dell’anno accademico all’interno del Dipartimento di Fisica si è articolato in una serie di attività alternative, tra cui corsi di introduzione alla materia per le matricole e seminari sullo stato attuale dell’Università italiana. La settimana entrante si rivela cruciale per lo sviluppo dello stato di agitazione degli studenti e ricercatori in particolare, poiché il governo dovrà decidere se procedere al dibattito parlamentare del decreto Gelmini o rinviare la discussione dopo la finanziaria. La concreta possibilità di chiusura di corsi all’interno del Dipartimento (situazione che si ripercuote in molti dipartimenti e facoltà) per assenza di professori ordinari e associati rappresenta uno dei timori più radicati di studenti e ricercatori. Questi ultimi, motore principe della mobilitazione, confermano l’instabilità e la precarietà del tenure track previsto dal decreto (il cosiddetto 3+3, un massimo di rinnovo di tre anni del contratto di ricercatore a tempo determinato che se riconfermato si converte, tramite concorso, in professore associato). Tuttavia come ribadiscono ricercatori e studenti, la mancanza di fondi non assicura “il posto al sole” (come accade nel sistema anglosassone dove il finanziamento per una nuova posizione didattica è certo) poiché dipende dai finanziamenti a disposizione dell’ateneo e dipartimento. “Abbiamo chiesto l’autorizzazione alla piazza” dichiara con fermezza una giovane studentessa ad una macchina blu si trova di fronte alla “barriera accademica”. Diritto allo studio che garantisca l’accesso agli studenti meritevoli (il 40% delle borse di studio, in particolare al sud non vengono erogate per mancanze di fondo) e una “de-privatizzazione” del consiglio di amministrazione, ulteriori elementi di contrasto della ri-forma universitaria in atto. Mentre studenti (tengono ad affermare che le loro iniziative non sono frutto di un collettivo, ma nascono da da assemblee periodiche che si svolgono all’interno del Dipartimento) e ricercatori, riuniti nel luogo simbolo del potere politico, ci illustrano i motivi della rivolta dolce in nome di un sistema universitario democratico all’insegna della qualità e sicurezza dell’insegnamento e della ricerca, la lezione inizia: il prof. Giorgio Parisi, microfono in mano di fronte ad una platea di giovani studenti e alcune teste brizzolate, illustra i principi della fisica. Il clima è sereno e l’ambiente storico-artistico della città fa da sfondo alla pacata e risoluta richiesta di educazione libera e uguale per tutti. Tra gli altri docenti “in piazza”, Giovanni Amelino Camelia, uno principali studiosi italiani di gravità quantistica, considerata dalla Discover Magazine tra i 6 possibili nuovi Albert Einstein (se insegnasse all’estero per l’alto livello di pubblicazioni scientifiche sarebbe un “full professor” dichiarano con schietto tono di profonda ammirazione, due suoi studenti) e Antonio Polosa, entrambi ricercatori del Dipartimento di Fisica. |
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