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| Blocco della didattica, alla Sapienza non si parte in sei facoltà |
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| Attualità |
| Giovedì 30 Settembre 2010 |
Lettere e Filosofia, Scienze della Comunicazione, Ingegneria, Fisica, Architettura e ultima ma non meno importante PsicologiaFonte: Universita.it di Claudia Bruno Sono queste le facoltà dell’Università Sapienza che si fermano e aderiscono – volenti o nolenti – al rinvio delle lezioni che la protesta dei ricercatori ha reso quantomeno inevitabile. Il blocco della didattica, insomma, si è trasformato presto nel rinvio dell’inizio dell’anno accademico a data da definirsi. I corsi resteranno bloccati almeno fino alla seconda settimana di ottobre, quella successiva alla discussione alla Camera del disegno di legge Gelmini. Le percentuali di ricercatori che aderiscono al blocco della didattica in segno di protesta contro la riforma sono salite alle stelle con l’inizio dell’autunno, come del resto avevano già annunciato i ricercatori lanciando lo sciopero bianco lo scorso anno. Nel grande ateneo capitolino le lezioni rischiano di non partire con percentuali di indisponibilità che in alcune facoltà supererebbero di gran lunga il 50 per cento. Una situazione già annunciata nel corso dell’assemblea nazionale di Roma coordinata dalla Rete29aprile lo scorso quando centinaia di ricercatori italiani si sono dichiarati indisponibili a svolgere le attività didattiche non obbligatorie per legge almeno finché il Governo non tiene conto delle richieste fatte dal mondo della ricerca per modificare il ddl di riforma Gelmini. Se a questo si aggiunge il peso dei tagli previsti per il triennio 2011-2013, che hanno portato lo stesso rettore della Sapienza, Luigi Frati, ad ipotizzare un commissariamento qualora il Governo non intervenga immediatamente per recuperare queste perdite, non è azzardato dire che la situazione dell’università – e non solo della Sapienza – è in stato d’emergenza. Un’emergenza che continua però a cadere soltanto sulle spalle degli studenti e che ha trovato risposte poco adeguate nel discorso congiunto che i ministri Tremonti e Gelmini hanno tenuto in risposta dello stato di agitazione che imperversa negli atenei italiani. |
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