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«Sciame» di nanoparticelle nella ricerca: 10 milioni di lavoratori esposti tra 5 anni PDF Stampa E-mail
Attualità
Mercoledì 29 Settembre 2010
«Sciame» di nanoparticelle nella ricerca: 10 milioni di lavoratori esposti tra 5 anniTra realtà e fantascienza, scenari delle nuove scoperte e le regole per la salute. E un decreto censirà i produttori

Fonte: Corriere della Sera
di Peppe Aquaro

Otto anni fa, in un fantascientifico thriller di Michel Crichton - «Preda» (titolo originale Prey) - si descriveva lo scenario apocalittico di uno «sciame» di nanoparticelle - come un immensa nuvola di nanorobot - che, fuggito da un laboratorio militare segreto, seminava la morte nel mondo. Niente di così apocalittico si prospetta, fortunatamente, per ora nel mondo reale della ricerca scientifica, ma sono molti i problemi che lo sviluppo di questa branca specifica pone ai ricercatori.
L’allarme sulle nanotecnologie - il cui impatto sull’economia mondiale è sempre più rilevante - riguarda le industrie destinate a produrre nanoparticelle: entro il 2015, saranno 10 milioni i lavoratori esposti a questo tipo di particelle, la cui tossicità è tutta da riconoscere e verificare.
E' uno de temi affrontati nell’ottava edizione del convegno internazionale Ioha su salute, sicurezza ambientale e lavoro, organizzato dall’Aidii (Associazione italiana degli igienisti industriali), in corso a Roma dal 28 settembre al 2 ottobre, all’Università Urbaniana.

La copertina di «Preda» di CrichtonCORSA CONTRO IL TEMPO - Quella degli scienziati è una corsa contro il tempo: scadenza, il 2015. Sarà quello l’anno in cui, secondo un passaggio della direttiva europea, dovrà essere tutto più chiaro riguardo all’autorizzazione, per le industrie, sull’utilizzo di «sostanze chimiche non nocive».
Nel frattempo, via a test e valutazioni sul grado di tossicità dei prodotti chimici. In pratica, non c’è soltanto il pericolo amianto, ma diversi e a volte apparentemente insignificanti rischi per la nostra integrità nei luoghi di lavoro. Tra questi, i futuri sviluppi delle nanotecnologie.
 
RISCHI AMBIENTALI - «L’Italia e il nostro gruppo di esperti e ricercatori sono all’avanguardia in campo internazionale sui temi dell’ambiente e della salute, e questa conferenza lo testimonia ampiamente. Oltre alle mille iscrizioni di professionisti italiani e internazionali, abbiamo raccolto un migliaio di contributi scientifici da più di 50 paesi del mondo», ricorda Michele Casciani, presidente Aidii e organizzatore dei cinque giorni di convegno.
«Il mondo del lavoro sta cambiando in maniera frenetica, partendo da questa premessa, l’obiettivo dei nostri incontri è quello di migliorare la qualità del lavoro, avvicinandoci il più possibile a un business responsabile e sostenibile», aggiunge il presidente. La sezione dedicata alla Responsabilità sociale d’impresa ne è un esempio: «Dai rischi ambientali nelle trivellazioni petrolifere, sulla scia di quanto è accaduto a Città del Messico (tra i workshop in programma, a cura dell’Eni, il 29, dalle 14 alle 18, ndr) al know-how del fare impresa esportato nei paesi sottosviluppati, tutto è all’insegna dell’integrazione tra ambiente, salute e sicurezza», conclude Casciani.
 
Un nano-chip contenente tutta la Bibbia ebraica (Ap)NANO: DAI FARMACI AI DETERSIVI - Tra i 25 workshop in programma, quello del 29 settembre, riguarda proprio le nanotecnologie («Toward an integrated global governance of save nanotecnologies») presenti nella vita di tutti i giorni: dai nuovi farmaci ai procedimenti chemioterapici, dai detersivi alla produzione di energia alternativa.
Il punto è: delle nanotecnologie si conoscono vantaggi e pregi, ma i rischi quali sono? Che cosa accade per esempio a un lavoratore che utilizza vernici nanostrutturate? «La scienza si occupa di questi problemi dal almeno una decina d’anni, in paesi come gli Stati Uniti o la stessa Inghilterra: ora si tratta di affrontare giuridicamente la cosa», ricorda Domenico Cavallo, professore di Medicina del lavoro all’Università dell’Insubria, e vicepresidente dell’Aidii. E presto sarà pronto un decreto ministeriale in cui saranno censite tutte le aziende che utilizzano nanostrutture sul territorio nazionale.

IL LIBRO BIANCO - «Certo, esistono, come al solito, due partiti, quello degli ambientalisti, secondo i quali le nanotecnologie sarebbero da bandire; e l’altro, dei più ‘tolleranti’, in quanto prove di assoluta tossicità non ce ne sarebbero state finora; il problema è verificare quanto queste particelle, estremamente piccole, superino numerose barriere per entrare nel nostro organismo», aggiunge Cavallo. Sempre per mano del professor Cavallo – insieme ad altri esperti della materia ed edito dall’Ispesl – è in preparazione, per il 2011, una sorta di libro bianco sulle nanotecnologie.

+ Il sito del convegno Ioha

+ Le nanotecnologie sul sito Usa dell'istituto per la salute e sicurezza sul lavoro

+ I controlli americani sulle nanoparticelle diffuse
 

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