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| Oxford, scoperto il gene del mal di testa, verso i nuovi analgesici |
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| Attualità |
| Martedì 28 Settembre 2010 |
Ora sarà più facile trovare la cura definitivaFonte: La Stampa di Andrea Malaguti Non c’è ancora il farmaco, ma almeno adesso si sa da che parte cominciare. I ricercatori dell’Unità di genomica funzionale del Medical Research Council dell’Università di Oxford hanno scoperto infatti che alla base dell’emicrania, che colpisce nove milioni di inglesi, che costa un miliardo di sterline l’anno al servizio sanitario e che, nel mondo, affligge più di una persona su quattro (il 28% della popolazione globale), c’è un gene che non funziona, cattivo, sbagliato, noto agli scienziati come «tresk», che agisce direttamente sul cervello. Causa della sofferenza, in sostanza, sarebbe un infelice lascito ereditario. «La scoperta è il passo più importane che sia mai stato fatto in ricerche di questo tipo». Zameel Cader, lo scienziato che ha coordinato il lavoro pubblicato su Nature, racconta che il «tresk» influisce sulla sensibilità dei nervi agendo come un termostato che si apre e si chiude intervenendo sulla materia cerebrale fino a determinarne il momento in cui percepisce il dolore. «Lo studio del dna ci ha dato una mano importante, ora dovremo trovare un farmaco che alteri la soglia in cui il corpo comincia a sentire male». Lee Tomkin, direttore della fondazione «Migraine Action», giura che questo è «il primo giorno di una nuova era». Apre una cartella di pelle nera e appoggia sul tavolo un dossier pieno di dati. «L’emicrania, in genere, colpisce adulti con una età compresa tra i 30 e i 50 anni e il dolore che provoca può essere estremamente invalidante. Un attacco può durare fino a 72 ore e si ripete mediamente tredici volte l’anno». L’inferno. Henry Milner, un omone di 47 anni che si porta addosso circa centotrenta chili di peso spalmanti su una altezza di quasi due metri, racconta che per colpa dell’emicrania ha perso due volte il lavoro. «Ho cominciato a soffrirne circa quindici anni fa. Sono finito in un buco nero. Ci sono giorni in cui non ragiono, detesto il prossimo, mi accascio sul letto e cerco di rimanere immobile. Mi esplode la testa e vorrei solo sparire. Ho provato una infinità di rimedi, non ho mai trovato niente che mi rimettesse in piedi. Nel frattempo ho dovuto rinunciare a un pezzo del mio futuro. Guadagnavo nella City e non mi potevo permettere di mancare all’improvviso. Provavo a dire: scusate, ho un mal di testa feroce. Ma nessuno che non sappia che dolore provoca l’emicrania ti prende sul serio». Carol Michaelson, 40 anni, fisico scultoreo, capelli neri lasciati liberi di scendere fino a metà schiena, non ha perso il lavoro ma il marito sì. «E’ successo cinque anni fa. Avevamo due figli piccoli, due anni e sette mesi. Loro piangevano, io stavo male, lui non ha retto. Quando mi chiedono perché è finito il mio matrimonio rispondo sempre che è stata una questione di testa. Solo mia sorella Anne sa che non scherzo». Secondo le statistiche le persone che soffrono di emicrania hanno il 28% di possibilità in più di morire d’infarto. «Non stiamo dicendo che tutti i mal di testa dipendono dal tresk. L’alimentazione, l’alcol e i cambiamenti atmosferici incidono in buona parte, ma la componente genetica è decisiva», racconta Cader, mentre Milner lo abbraccia come si fa con un eroe. «E’ la prima volta da anni che mi sento sereno». |
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