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| Atenei, via al blocco della didattica, corsi sospesi e prof "indisponibili" |
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| Attualità |
| Martedì 21 Settembre 2010 |
Sapienza e Tor Vergata: "Pronti al rinvio dell´anno accademico". Lezioni rimandate a metà ottobre, tanti pensionamenti e ricercatori a braccia conserte. Protesta trasversale, ma Azione Universitaria (Pdl) attacca: "Garantiremo il diritto allo studio"Fonte: la Repubblica di Viola Giannoli Dal blocco della didattica al rinvio dell´anno accademico. Sarebbero dovute cominciare tra meno di una settimana le lezioni alla Sapienza. E invece tutto è rimandato a metà ottobre, tra tagli economici, pensionamenti a valanga e l´ondata di protesta dei ricercatori. Ieri il Dipartimento di Fisica ha deciso di rinviare l´inizio delle lezioni di due settimane «a causa dell´impossibilità di garantire un´offerta didattica adeguata in condizioni di definanziamento». Manca solo la ratifica del Consiglio d´area, ma «professori e studenti - si legge nel comunicato di "Atenei in rivolta" - hanno espresso il pieno sostegno alla protesta contro il ddl e contro i tagli al sistema universitario». E già il 28 ci sarà un´assemblea per discutere le mobilitazioni. Schierata anche Ingegneria che ha deliberato il posticipo dei corsi «contro tagli ingiustificati delle risorse e il mancato riconoscimento del ruolo dei ricercatori». Suscitando così la reazione di Azione Universitaria, movimento del Pdl, che ha indetto un presidio chiedendo di garantire il diritto allo studio. Ma in tutta la Sapienza sono ben 671 su 1854 i ricercatori pronti ad incrociare le braccia se il ddl Gelmini dovesse andare avanti alla Camera. Oltre il 60 per cento le adesioni a Lettere, Scienze umanistiche e Ingegneria e il 90 per cento a Scienze. «I posti vacanti tra Matematica, Fisica, Chimica, Biologia e Geologia sono circa 300 - spiega Giorgio Sestili, studente di Fisica - e molte lezioni rischiano di non partire o di avere più di 100 iscritti costretti in un´aula». Il bando indetto a luglio per colmare i vuoti è andato deserto. Al secondo bando, aperto anche ai docenti esterni da ingaggiare a contratto, per ora ha risposto solo il 10 per cento di prof. E nonostante lo slittamento, l´offerta formativa potrebbe comunque partire zoppa, limitandosi alle cattedre sicure. Chimica, ad esempio, ha 80 corsi su 400 scoperti. A Scienze Umanistiche sono 72 i moduli che rischiano di non essere attivati. Idem a Lettere. E nelle due Facoltà 120 prof andranno in pensione entro 2 anni. E c´è anche chi come Armando Gnisci, docente di Letterature comparate, ha dato il suo addio volontario alla cattedra: «Cari studenti - si legge nell´avviso sulla porta dello studio - vi saluto assicurandovi che l´unica parte dell´università dalla quale non mi sono dimessoè la vostra. Vi chiedo di non perdere speranza, in voi stessi e nella comune repubblica, che sembra tramontare sull´orizzonte civile degli italiani». Infine c´è Giurisprudenza, dimezzata dalla pensioni illustri: 27 docenti su 68 lasceranno la cattedra, come l´ex ministro Augusto Fantozzi o Franco Coppi, l´avvocato di Andreotti. «Ad alcuni proporremo un contratto di un anno», spiega il preside Mauro Caravale. Compenso simbolico, 200 euro. È la figura del "prof senior" creata dal rettore Frati per "aggirare" il limite di età pensionabile. Con i fondi a disposizione la Sapienza può immettere in ruolo solo 4 docenti. Quanto ai ricercatori, nell´ultimo anno per 308 contratti cessati, solo 11 sono stati assunti. Ma la protesta sconfina anche a Tor Vergata. A Lettere 40 ricercatori su 60 hanno dato l´indisponibilità. A Scienze sono 96 su 106 tanto che, racconta Giancarlo Bocchinfuso di Chimica, «le lezioni sono state rinviate di due settimane e ad iscrizioni aperte non è stato ancora approvato il manifesto degli studi». Oggi sia alla Romanina che ad Aldo Moro si riunirà il Senato Accademico: l'obiettivo è ottenere il rinvio dell'intero anno accademico. |
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