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L'irresistibile fascino del Dr. House o la garanzia di un lavoro "sicuro" PDF Stampa E-mail
Attualità
Lunedì 13 Settembre 2010
L'irresistibile fascino del Dr. House o la garanzia di un lavoro L'era della pletora medica sta per concludersi. Non è lontano il giorno in cui l'Italia sarà costretta a fare come l'Inghilterra, che da anni recluta camici bianchi in tutto il mondo

Fonte: Il Sole 24 Ore
di Paolo Del Bufalo e Manuela Perrone

Questo nonostante quasi la metà dei giovani che si affacciano all'università (44%) scelgano le lauree di area medica, certamente affascinati dalla professione di Dr. House ma forse anche attratti dalla garanzia di un lavoro "sicuro": negli ultimi 14 anni le domande sono cresciute in media del 242% e i posti a bando del 141%; solo per il prossimo anno accademico l'aumento medio è del 10 per cento.
Ma quando l'esercito di medici che aveva ingolfato i corsi di laurea negli anni '80 appenderà il camice al chiodo, il testimone resterà nelle mani di un gruppetto più esiguo: il rapporto tra gli iscritti nel '75 e quelli di oggi è di quasi 4 a 1. Tutta colpa del numero chiuso? Negli ultimi 14 anni, la differenza tra posti messi a bando negli atenei per i futuri medici e odontoiatri e turnover, ha effettivamente raggiunto la cifra complessiva di 43.366 unità. Non significa, certo, che già oggi manchino 43mila dottori: in realtà la "bolla" di trent'anni fa è ancora in grado di riassorbire le carenze. La vera incognita parte dal 2015, quando quella generazione smetterà la professione: da lì in poi si ipotizza una riduzione del numero di medici da 350mila a 250mila nel giro di dieci anni.
Un campanello d'allarme è già suonato. L'anno accademico che sta per partire è il primo in cui i posti disponibili per le lauree in medicina sono stati inferiori di ben 1.247 unità alle richieste delle regioni. Segno che, davanti a un turnover in crescita (erano 9.557 i medici che avevano smesso di lavorare nel 1997, sono 11.150 oggi), la strategia di contenimento dei nuovi laureati mostra qualche falla.
«Occorre ripensare la programmazione – sostiene Amedeo Bianco, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (FnomCeO) – che, oltre a prestare attenzione alla valutazione attuariale di chi entra e chi esce, dovrebbe essere accompagnata da una visione strategica» del futuro del servizio sanitario e dei nuovi bisogni assistenziali. «Alcuni fenomeni – spiega Bianco – fanno diminuire il fabbisogno di medici: la riduzione dei letti per acuti, la riorganizzazione delle reti ospedaliere, l'informatica e la telemedicina. In altri settori, però, la domanda è al rialzo: l'integrazione ospedale-territorio, le attività legate alle long term care, la geriatria, la fisiatria».

Gli infermieri conoscono bene il problema. Per loro la carenza è una questione antica: sin dalla nascita dei corsi di laurea in scienze infermieristiche, i posti nelle università - pur quadruplicati nel tempo, passando dai 4.862 del 1997 ai 16.336 di oggi - sono sempre stati inferiori alle richieste, accumulando uno scarto di 30.420 posti. Rispetto al turnover, il divario di operatori è di 77.327 unità. Non è un caso che tra i 388mila iscritti ai collegi professionali (Ipasvi), ben 30mila siano stranieri. L'Inghilterra ha fatto scuola.
Per Annalisa Silvestro, presidente della Federazione dei Collegi Ipasvi, «la carenza infermieristica è vittima di una sottovalutazione endemica e di natura culturale, probabilmente perché non c'è piena consapevolezza della funzione rilevante che questi professionisti svolgono nel sistema salute, pubblico e privato. Proprio le nuove esigenze rendono, invece, gli infermieri sempre più fondamentali sia nell'assistenza sia nel consentire agli altri professionisti, medici in primis, di fare il loro lavoro».
A far sperare in un cambio di rotta che eviti gli errori di altri Paesi europei è anche il fascino che il camice continua a esercitare. Per l'anno accademico 2010-2011, secondo i dati elaborati per la conferenza dei corsi di laurea delle professioni sanitarie da Angelo Mastrillo e pubblicati integralmente sul numero del settimanale «Il Sole-24 Ore Sanità» in distribuzione da domani, domande e posti crescono in media del 10% (unica frenata quella delle richieste per odontoiatria, aumentate solo del 3,4%), ma dal 1997-1998, primo anno dei diplomi universitari per le professioni non mediche, le domande per un posto da infermiere, ostetrica, tecnico-sanitario e delle riabilitazione sono cresciute del 316%, quelle per diventare medico del 209% e del 107% per odontoiatria.
Ogni anno quasi la metà delle matricole sceglie una professione di area medica. Nel 2010-2011 ci hanno provato in oltre 220mila e i posti a bando erano in tutto solo 37.679, anche se negli ultimi 14 anni sono aumentati in media del 141 per cento.
L'attrazione maggiore resta quella per il camice bianco: le domande per un posto a medicina sono cresciute in 14 anni del 128 per cento. Ma vanno bene anche le altre aree: il rapporto domande/posti è cresciuto del 28% per le professioni non mediche e del 42% per odontoiatria.
E tra le 22 lauree per il personale sanitario, la professione più ambita è quella di fisioterapista: 15,4 domande per un posto. Segue quella di logopedista (12 domande per un posto) e dietista (8,3). In coda i tecnici audiometristi (1,2) e gli assistenti sanitari che per la prima volta raggiungono il "traguardo" di una domanda per ogni posto a disposizione.

I NUMERI
Nell'ateneo di Cagliari otto domande per ognuno dei posti disponibili nei corsi per i professionisti della sanità
Al S. Raffale di Milano ricevute quasi 30 domande per ciascuno dei posti nei corsi universitari dedicati ai medici
Per diventare odontoiatra si sceglie soprattutto la Cattolica di Roma: più di 46 richieste per ogni posto disponibile
Nei corsi per le professioni sanitarie
meno posti di quelli liberati dal turnover
Dal 1997 a oggi nei corsi sanitari posti insufficienti a coprire i buchi del turnover
In 14 anni cresce il rapporto tra domande per i corsi sanitari e posti disponibili
Le professioni sanitarie tirano: in ogni università le domande di ammissione ai test sono ben superiori ai posti disponibili
 

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