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| Test sugli animali? Uno scienziato italiano premio Nobel li sostiene |
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| Attualità |
| Giovedì 09 Settembre 2010 |
Fra tutti gli scienziati, forse proprio Mario Capecchi è quello che più conosce l’importanza dell’uso degli animali nei laboratoriFonte: Il Secolo XIX Il ricercatore di origine italiana dell’Università dello Utah (Usa), Nobel per la Medicina nel 2007, ha dedicato una vita allo sviluppo dei “topi knockout”, che grazie a modifiche del Dna possono fare da modello per lo studio delle malattie umane, e non può che difendere questo genere di studi. «Dobbiamo rispettare gli animali - ha detto ieri Capecchi, a margine di una lezione tenuta all’Università Cattolica di Roma - Noi abbiamo regole precise per gli esperimenti, e cerchiamo di non farli soffrire, ma non si può evitare di usarli, perché permettono di fare scoperte che non possono essere fatte usando altri metodi. Per esempio, l’uso dei topi ci permette di “andare indietro” nello studio dello sviluppo di una determinata malattia, studiando soggetti sempre più giovani. Grazie agli animali si possono capire le malattie e successivamente creare piattaforme su cui sviluppare possibili terapie». Le alternative, come l’utilizzo di tessuti biologici o di colture cellulari per i test, non sono ancora sufficientemente sviluppate: «Noi saremmo ben felici di usare i tessuti biologici, anche perché sono molto più economici delle cavie, e ogni volta che possiamo li utilizziamo - ha sottolineato Capecchi - ma ci sono ambiti in cui non è possibile, perché il tessuto non replica tutte le complesse interazioni biologiche di un organismo vivente. I tessuti non pensano». Per l’esperto, gli esperimenti sugli animali saranno necessari ancora per molto tempo: «La complessità dei sistemi biologici, per esempio quelli legati al cancro, è troppo grande, e ci sarà sempre bisogno di usare gli animali - ha ribadito Capecchi, la cui lezione di ieri era incentrata proprio sui risultati ottenuti con modelli di tumore e di malattie neurologiche - Noi nel nostro laboratorio non facciamo esperimenti “triviali”, cioè che non sono assolutamente giustificati, ma ci vorrà ancora molto tempo prima di poter evitare di farli. La scienza andrebbe avanti troppo lentamente. Inoltre, ogni scienziato è libero di scegliere: io, per esempio, avrei molte difficoltà a fare esperimenti sui primati». Il genetista, nato a Verona, ma “trapiantato” quasi subito negli Usa, è stato il primo a capire come modificare il Dna dei topi per fare in modo che “esprimano” malattie umane. Uno dei principali campi di applicazione delle sue scoperte sono proprio i tumori, ma le sue ultime ricerche si stanno focalizzando sulle malattie neuropsichiatriche. |
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Fra tutti gli scienziati, forse proprio Mario Capecchi è quello che più conosce l’importanza dell’uso degli animali nei laboratori







