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| «Test di Medicina inadeguati». Protesta di presidi e rettori |
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| Attualità |
| Martedì 31 Agosto 2010 09:37 |
Da Milano a Roma: così si rischia di scartare i miglioriFonte: Corriere della Sera di Simona Ravizza Test di Medicina (di nuovo) sotto accusa. Giovedì 2 settembre lo faranno in tutt'Italia 90 mila giovani aspiranti dottori: e solo uno su dieci riuscirà ad assicurarsi una carriera in camice bianco. «Ma, purtroppo, non è detto che la prova d'ammissione premierà i migliori. Ossia quelli, per intendersi, che in futuro potranno curare al meglio i malati». È la convinzione di Anna Spada, Laura Vizzotto e Silvio Scarone, i tre presidenti del corso di laurea in Medicina della Statale di Milano, tra i più importanti a livello nazionale con 6.700 studenti in formazione. Di qui l'appello: «La formula di selezione è da cambiare». È una richiesta che solo nelle ultime 24 ore si è levata pure dalla Sapienza di Roma e dall'Università di Bologna, anche a fronte del boom di iscritti (più 30% almeno in media) che renderà la competizione particolarmente dura. Di più: «È necessario migliorare il sistema di reclutamento - ammette lo stesso Eugenio Gaudio, alla guida della Conferenza dei Presidi che riunisce le facoltà di Medicina a livello italiano -. Il limite più evidente dell'attuale selezione è l'esclusione del voto di diploma e dei risultati scolastici degli ultimi due/tre anni». Sono prese di posizione forti davanti a un problema che si trascina da tempo: la necessità di filtrare i candidati in modo da premiare quelli più predisposti a indossare il camice bianco è stata rilanciata anche lo scorso luglio da Andrea Lenzi, presidente del Consiglio universitario nazionale. Cambiamenti significativi di rotta, però, non arrivano. Eppure in gioco c'è il tipo di medico che si occuperà di noi nei prossimi anni, le sue qualità professionali e la sua capacità di prendersi cura dei pazienti: «Tutto dipende - ricordano Spada, Vizzotto e Scarone - dal tipo di studente che viene scelto oggi». E invece. Giovedì i 90 mila aspiranti dottori si troveranno davanti a una sequenza di 80 domande multiple (la metà di logica e cultura generale, 18 di biologia, 11 di chimica e 11 di fisica e matematica). Questi i quiz: «Quale dei seguenti strumenti musicali non rientra fra le percussioni? a) contrabbasso, b) timpano, c) tamburo, d) triangolo, e) grancassa»; «Si individui la serie che dispone i seguenti paesi europei nell'ordine decrescente delle rispettive superfici: a) Spagna, Svezia, Finlandia, Italia, b) Spagna, Italia, Finlandia, Svezia, c) Italia, Spagna, Svezia, Finlandia, d) Finlandia, Svezia, Italia, Spagna, e) Svezia, Finlandia, Spagna, Italia»; «Quale delle opere che seguono non è al Louvre: a) Pietà di Michelangelo, b) Vittoria di Samotracia, c) Gioconda, d) La libertà guida il popolo di Delacroix, e) Venere di Milo». Nessun test psicoattitudinale, neppure un colloquio per esaminare le motivazioni che spingono in corsia. Sottolinea Luigi Frati, rettore della Sapienza di Roma e già preside dal 1990 della sua facoltà di Medicina e Chirurgia, 5 mila nuovi studenti l'anno: «Nel 2009 l'esame d'ammissione è migliorato con quesiti meno bizzarri. Ma non bisogna fermarsi qui: oggi per un aspirante medico conta di più allenarsi per superare le domande (e magari essere fortunato) che essere stato un alunno modello per tutti gli anni delle superiori. Non va bene». Rincara la dose su Il Resto del Carlino Ivano Dionigi, rettore dell'Università di Bologna: «Ci sono giovani che rischiano di vanificare di colpo un percorso scolastico eccezionale». Il futuro affidato a due ore di test. Nel mirino non c'è però (almeno questa volta) il numero chiuso, introdotto a Medicina nella metà degli anni Novanta. «Limitare gli accessi è indispensabile, lo dimostra il boom di iscrizioni alle prove d'ingresso - dice Spada -. La questione è decidere come selezionare al meglio gli studenti». L'Europa offre esempi eterogenei, in cui viene comunque valutata le carriera scolastica precedente. Nel Regno Unito, il prerequisito per l'accesso alle facoltà più prestigiose è il voto finale conseguito alle superiori in materie come chimica, matematica e biologia. In Spagna, il diploma può valere fino al 50% del punteggio al momento dell'ammissione. In Francia non c'è il test di ingresso, ma una selezione al termine del primo anno di Medicina in base ai crediti formativi accumulati. Il dibattito è aperto. In cerca di una soluzione. Spada, Vizzotto e Scarone, intanto, candidano la Statale di Milano - ai vertici della ricerca scientifica in Italia (e non solo) - come università in cui sperimentare una nuova formula di esame d'ingresso. «Il ministro Mariastella Gelmini ci permetta di farlo». |
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