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| 'Gelmini sbaglia'. Il dibattito dopo l'articolo sul dossier che disegna il futuro non roseo dell'università |
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| Attualità |
| Giovedì 26 Agosto 2010 |
Gli interventi di Ignazio Marino, senatore del Pd, e di Maria Chiara Carrozza, rettore del Sant'Anna di PisaFonte: La Stampa di Flavia Amabile Da gennaio le università non saranno in grado di pagare i loro prof, era scritto nell'articolo in cui raccontavo le cifre sugli atenei che sono sul tavolo del ministro Gelmini. Parlavo anche dei 500 euro al mese a cui dovranno rinunciare ricercatori e i prof pù giovani e molto altro ancora. Ha suscitato un interessante dibattito, aperto dalla risposta del ministro e proseguito con gli interventi di Ignazio Marino, senatore del Pd, e di Maria Chiara Carrozza, rettore del Sant'Anna di Pisa. Ignazio Marino, senatore del Pd La legge sull’università votata al Senato alla fine di luglio, tra i molti punti discutibili introduce tuttavia una novità importante: la valutazione della produttività di professori e ricercatori e il riconoscimento del merito, anche sotto forma di gratificazioni economiche. Ben venga, finalmente, il principio di non legare gli aumenti di stipendio solo all’anzianità, benché rimangano molte ombre sul metodo di misurazione della produttività. E ben venga l’importante modifica nell’attribuire i fondi per la ricerca attraverso il sistema del «peer review», approvato con voto unanime di tutta l’Aula del Senato, su mia proposta. Resta però un fatto: i fondi per l’università sono diminuiti e l’intervento del Ministro dell’Università ieri su questo giornale, pur rassicurando sulle buone intenzioni in vista della finanziaria, non fa che confermare che il problema esiste. Se la buona volontà del ministro Gelmini si scontrerà contro il muro dell’intransigenza di Tremonti, a che cosa sarà servito il tentativo di riforma? Se nemmeno il principio innovativo della valutazione del merito potrà salvarsi sotto la scure dei tagli, che cosa resterà della legge? E perché ostentare una sicurezza non supportata dai fatti invece di reclamare a gran voce ciò che è essenziale per dare concretezza alla riforma? Del resto non mi pare si siano incontrati grandi ostacoli da parte del Governo nel momento in cui si è permesso alla Mondadori di risparmiare 163 milioni di euro sulle tasse dovute allo Stato. Non sarebbe più utile ammettere che se non ci saranno i fondi il nostro sistema universitario rimarrà ancora all’ultimo posto in Europa invece che negare la realtà e ribadire che va sempre tutto bene? SEN. IGNAZIO MARINO PRES. COMM. PARLAMENTARE D’INCHIESTA SUL SSN Maria Chiara Carrozza, rettore del Sant'Anna di Pisa Ho seguito il botta e risposta del ministro Gelmini e del senatore Marino in seguito all’articolo del 21 agosto 2010 di Flavia Amabile. Vorrei porre il problema di chi ricopre posizioni di responsabilità. Cosa succederà alle università che non potranno pagare gli stipendi ai docenti? Si taglieranno in maniera uniforme e i ricercatori saranno penalizzati, in proporzione, più dei professori anziani. È questa la meritocrazia? Imporre gli stessi ostacoli a tutte le università, indipendentemente dalla loro situazione? Anche i migliori ricercatori, perfino quelli che possono pagarsi lo stipendio con i propri fondi di ricerca, saranno trattati come costi da tagliare. Così la ricerca non ha futuro. La stessa centralizzazione burocratica sarà applicata a tutte le università: chi ha adottato una politica «sbagliata» sarà salvato perché il personale, incolpevole, dovrà essere pagato; chi funzionava bene sarà appesantito da mille lacci burocratici. Eppure non è il controllo burocratico a garantire la qualità della didattica e della ricerca. La prevalenza delle regole amministrative porterà a un impoverimento delle università, che, per risparmiare, non assumeranno giovani. A questo punto la macchina burocratica avrà il controllo del sistema universitario morente. Ci sentiamo presi in giro. Dove sono poi le politiche per la promozione dell’eccellenza? |
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