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| Selezioni serie o cast universitari? L’Udu denuncia: limitano il diritto allo studio |
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| Attualità |
| Mercoledì 28 Luglio 2010 10:18 |
Settembre si avvicina e i test d’ingresso incombono tra le preoccupazioni delle future matricole. Ormai, oltre ai numeri programmati, spopolano i test valutativi e non selettiviFonte: www.campus.it di Giulia Cimpanelli Un fenomeno che potrebbe valere 50 milioni di indotto, spartito tra atenei e operatori del settore specializzati nella preparazione delle prove ma soprattutto nella manualistica e nei servizi agli studenti. Ne abbiamo parlato su CampusPRO (su http://www.mfiu.it/campuspro/ basta registrarsi gratuitamente per sfogliarlo). Un fenomeno che crea non poche polemiche e induce a opinioni contrastanti. Chi, come lo studioso Roger Abravanel e le società che organizzano gli stessi test li definisce “un vantaggio per tutti gli attori: atenei, società specializzate o consorzi e anche studenti” e chi invece li ritiene soltanto uno stratagemma usato dagli atenei per “far cassa”. Ma cosa ne pensano gli studenti? C’è chi, addirittura, definisce i test d’ingresso “Cast universitari”: l’Udu (Unione degli universitari) vede la pratica del numero chiuso come una forte lesione del diritto allo studio. “Come può un test con domande a risposta multipla”, commenta Giorgio Patern, coordinatore nazionale, “decidere se una persona è adatta o meno a frequentare una facoltà?”. I vertici dell’Udu sostengono che la selezione debba avvenire su variabili più concrete: “L’accesso non dovrebbe essere negato a nessuno, poi, durante il corso di studi lo studente dovrebbe dimostrare di essere in grado. Ormai il vero scoglio non sono i cinque anni di studi ma il superamento del test. Passato quello hai la strada spianata. I docenti dovrebbero pretendere molto di più agli esami, questa sarebbe la giusta modalità di selezione, non la negazione della possibilità di studiare”. Secondo Patern sono due le problematiche che minano il sistema delle immatricolazioni: “Prima di tutto l’unica ragione per cui gli atenei inseriscono il numero chiuso è la carenza di strutture adatte ad ospitare un alto numero di studenti. In secondo luogo nel meccanismo entrano anche gli ordini professionali che si accordano con gli atenei sui numeri di posti delle varie facoltà: questo è vergognoso”. Insomma, l’Unione degli universitari sostiene a gran voce che “le facoltà a numero chiuso non devono esistere” e non perde l’occasione per sottolineare che “le tasse per i test servono solo per fare cassa”. E Giorgio Patern rimarca: “Perché lucrare sulla negazione di un diritto?”. |
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Settembre si avvicina e i test d’ingresso incombono tra le preoccupazioni delle future matricole. Ormai, oltre ai numeri programmati, spopolano i test valutativi e non selettivi







