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Ready2go, parte il progetto dell'Aci sulla sicurezza stradale PDF Stampa E-mail
Attualità
Mercoledì 21 Luglio 2010 07:21

Ready2go, parte il progetto dell'Aci sulla sicurezza stradalePresentato il progetto rivolto alle nuove generazioni di guidatori per sensibilizzarli alle tematiche della sicurezza stradale e della prevenzione


Fonte: Studenti.it

In arrivo "Ready2Go", un progetto dell'Aci rivolto prevalentemente alle nuove generazioni di guidatori per sensibilizzarli alle tematiche della sicurezza stradale e della prevenzione. Il progetto, al quale aderisce anche la Polizia di Stato e che riguarda le autoscuole dell'Aci, è rivolto ai giovani che, secondo le statistiche, sono i più esposti al rischio sulla strada: il 30% dei sinistri vede coinvolto un neo-patentato e l'incidentalità è la prima causa di morte per i ragazzi fino a 24 anni. Il progetto mira a raggiungere una più moderna e accurata formazione dei conducenti attraverso moduli di insegnamento innovativi, che si avvalgono delle tecnologie più avanzate: simulatori di guida virtuale, pc touch screen interattivi e prove di guida sicura con Abs e Asr.

"Con Ready2Go offriamo una formazione al passo con i tempi", ha dichiarato il presidente dell'Aci, Enrico Gelpi, "che supera la logica del mero conseguimento della patente ed educa i giovani a una guida responsabile e consapevole. L'iniziativa è già operativa nelle sedi pilota di Roma, Genova, Como, Modena, Parma, Ancona, Bergamo, Verona e Caserta, ma il network si estenderà a tutte le province entro il 2011, anche con la collaborazione degli operatori privati del settore. Chi frequenterà Ready2Go riceverà il plus formativo Aci senza costi aggiuntivi rispetto alle tariffe medie praticate in Italia. Il neo-patentato sarà poi seguito per tre anni con proposte di aggiornamento continuo".

"Ready2Go", ha continuato Gelpi, "è soprattutto un'operazione culturale di grande rilevanza sociale perché, attraverso il network di autoscuole, intendiamo favorire lo sviluppo di una 'generazione giovani' dell'Aci: i patentati si ritroveranno su un sito interattivo, in aggiunta a www.ready2go.aci.it, per lo scambio di esperienze e il confronto costante con formatori Aci". Il progetto prevede l'integrazione della didattica tradizionale per preparare i nuovi guidatori con una spiccata cultura della sicurezza e della prevenzione, con particolare attenzione ai comportamenti scorretti che sono causa di incidenti e alle conseguenze sulla guida del consumo di alcool e sostanze stupefacenti, senza dimenticare la conoscenza e la gestione di situazioni particolari, anomale o pericolose, e che di cosa fare in caso di guasto o incidente.

Ma la vera novità del metodo Aci è il fatto che la formazione tradizionale viene completata con dieci moduli finalizzati a rendere l'automobilista più consapevole dei rischi, insegnandogli come prevenirli e affrontarli. "E' un progetto giovane", ha detto Ascanio Rozera, segretario generale dell'Aci, "costruito in maniera giovane e inusitata, che vuole essere uno strumento di formazione messo a disposizione di giovani e meno giovani, ma è anche un'iniziativa istituzionale che si rifa a quella che è la mission dell'Aci, legata a cultura e sicurezza.

L'Aci ha investito su questo progetto e all'interno di esso c'è un sistema applicativo informatico che permette di fare formazione, specie ai più giovani, anche fuori dalle scuole guida, grazie a pc e nuove tecnologie. L'iniziativa viene fatta attraverso un social network, appunto, per mettere a confronto i più giovani".

L'iniziativa è piaciuta al mondo delle istituzioni, come sottolinea il Prefetto Oscar Fioriolli, direttore centrale della Polizia Stradale: "Ho sposato subito il progetto dell'Aci perché l'ho ritenuto subito utile per ridurre l'esercito di morti che abbiamo ogni anno, perché, anche se si è migliorata la situazione sulle autostrade, rimane grave il problema sulle strade extra-urbane e urbane. Siamo passati dai 360.000 feriti del 2000 ai 300.000 del 2008, mentre i morti sono passati da 7.000 ai 4.700 del 2008. Il 30% dei morti hanno meno di trent'anni e il 44% delle morti che avvengono ogni anno è sulle strade cittadine".

Secondo una recente indagine svolta dall'Ispo per conto dell'Aci e presentata nel corso della presentazione del progetto Ready2Go, la metà degli italiani guida tutti i giorni, ma con ansie e paure riconducibili a carenze formative, come sottolinea Renato Mannheimer: "Abbiamo visto che larga parte degli italiani ritiene insufficiente la preparazione alla guida e quindi chiede una formazione più adeguata alle autoscuole". Secondo i dati della ricerca, i conducenti più giovani lamentano difficoltà nelle ore notturne e nel traffico intenso, mentre i più maturi temono le condizioni climatiche avverse, perché non conoscono le tecniche di guida idonee: "Quasi un italiano su cinque si agita con la nebbia, che è il grande nemico degli automobilisti, più del traffico".

E sono proprio i giovani a chiedere una maggiore formazione: il 42% degli intervistati ammette di distrarsi spesso al volante; uno su tre arriva a destinazione senza sapere come; il 66% invece non sa come affrontare le situazioni critiche e quattro su dieci ammettono di guidare troppo veloce. L'indagine sottolinea inoltre le ansie dei genitori: l'88% vorrebbe iscrivere il figlio a una autoscuola con un calendario formativo ottimizzato con programmi aggiornati di teoria e pratica e il 69% sarebbe disposto ad accompagnare il giovane in una struttura più lontana purché valida a livello qualitativo. E le paure dei genitori ricadono sui giovani: solo il 63% dei neo-patentati guida liberamente un veicolo; al 46% è concesso dai genitori l'uso dell'auto solo per tempi e distanze limitate; il 16%, pur avendo ottenuto la patente, può sedere al volante solo affiancato dal genitore.

Per quanto riguarda il ruolo della scuola guida, per il 59% degli italiani è stata indispensabile, mentre per il 28% è stata utile solo per superare l'esame. Per il 9% infine è stata inutile e il 4% non l'ha proprio frequentata. La quasi totalità degli intervistati, quindi, richiede alle scuole più nozioni pratiche per affrontare le emergenze, piuttosto che quelle teoriche.

 

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