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| Università, ecco le materie meno amate dagli studenti degli atenei |
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| Attualità |
| Mercoledì 14 Luglio 2010 10:17 |
Secondo una recente indagine, statistica, antropologia e geografia sono le materie che piacciono di meno agli studenti, che spesso non si informano bene sui corsi di laurea a cui si iscrivonoFonte: Studenti.it Statistica, antropologia e geografia sono le materie che piacciono di meno agli studenti universitari: è questo il risultato di una ricerca condotta da AlmaLaurea. L'indagine ha preso in considerazione le materie più frequenti nei piani di studio degli studenti che si sono immatricolati nell'Anno Accademico 2007/2008 e le preferenze di un gruppo di studenti diplomati di Bologna, Modena e Reggio Emilia che hanno partecipato ad un corso di orientamento organizzato dal consorzio interuniversitario. Tra le materie meno apprezzate dagli studenti ci sono anche pedagogia e storia, mentre tra quelle più amate ci sono ingegneria civile, architettura e scienze mediche. Le materie più presenti nei piani di studi degli studenti sono invece quelle giuridiche. Andrea Cammelli, direttore di AlmaLaurea, ha spiegato al quotidiano La Repubblica che "da questo studio arriva la conferma che sono ancora pochissime le ore destinate alle scienze esatte. La conferma di un paese che non ha ancora deciso di investire sul terreno strategico per competere a livello internazionale". Analizzando la ricerca nello specifico, si può notare che, nelle preferenze degli studenti, sul totale complessivo delle ore di lezione universitaria, a 100 ore dedicate alle scienze giuridiche corrispondono 58 ore dedicate alle scienze economiche, 36 ore alle scienze biologiche, 28 ore all'ingegneria civile, l'architettura e le scienze mediche e soltanto 3 ore alla geologia. Tra le preferenze degli universitari ci sono anche le scienze motorie e sportive, scelte dal 96% degli studenti e veterinaria, scelta dall'80% degli universitari. Ingegneria civile, architettura e le scienze mediche sono scelte dal 67% degli studenti; psicologia dal 65%; scienze giuridiche dal 61%; lingue e letterature moderne dal 60%; geografia dal 55%; scienze antropologiche dal 47% e statistica che chiude la classifica con una percentuale ancora più bassa. Perché la statistica non piace? Secondo Cammelli, "è una disciplina entrata recente e ha un orribile nome, ma in un Paese che guarda al futuro dovrebbe essere tenuta in grande considerazione. E' necessario conoscere per governare. Pure con la convinzione che i numeri non dicono tutto, questa consapevolezza deve entrare nelle aziende così come nelle istituzioni. Come si fa a decidere, se non si conosce come sono andate le cose fino a oggi?". E troppo spesso i diplomati non sono abbastanza informati sul corso di laurea che effettivamente scelgono e si ritrovano a dover studiare materie che non amano e non pensavano di dover approfondire. Alla fine della scuola superiore, il 15% dei diplomati sceglie un corso di laurea in ambito economico-statistico, l'11% in ambito politico-sociale e il 10% in ambito giuridico e ingegneristico. Poi spesso si ritrovano a dover affrontare esami che considerano troppo difficili o poco interessanti. Esami che possono spingerli a cambiare facoltà e percorso di studio, alla ricerca delle materie più interessanti. Per questo è importante, prima di iscriversi ad un corso di laurea, informarsi bene sulle materie obbligatorie e su tutti gli esami che si dovranno sostenere, per capire se è effettivamente il percorso di studio giusto da seguire ed evitare di perdere tempo con studi che possono portare all'abbandono della facoltà. E riuscire a studiare materie che piacciono non sempre è semplice. Secondo Cammelli, il problema principale è che "c'è troppo poco orientamento: i giovani non possono essere orientati in famiglia, perché 75 su 100 arrivano alla laurea alla prima volta e 80 diplomati porteranno per la prima volta la laurea. Dalla famiglia, per molti, non arriva alcuna esperienza concreta, che non sarà tutto, ma è un ago che aiuta ad orientarsi. Le scuole fanno poco e male e le conoscenze sull'università sono ancora insufficienti". E per questo il 18% delle matricole, dopo il primo anno universitario, decide di non continuare a studiare. Sintomo che, come sottolinea ancora Cammelli alla Repubblica, "questi dati aprono un baratro e dicono che la funzione di orientamento è molto più delicata e necessaria di quanto si creda. Si deve fare molto di più, si vuole evitare che i danni alla società, acuiti dalla scarsità di risorse messe a disposizione, diventino un costo insostenibile, soprattutto per i ragazzi". |
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Secondo una recente indagine, statistica, antropologia e geografia sono le materie che piacciono di meno agli studenti, che spesso non si informano bene sui corsi di laurea a cui si iscrivono







