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Università, “pagelle” per i ricercatori: meno soldi agli atenei con voti bassi PDF Stampa E-mail
Attualità
Giovedì 08 Luglio 2010 14:03
Università, “pagelle” per i ricercatori: meno soldi agli atenei con voti bassiÈ quanto prevede il decreto sulla valutazione delle attività di ricerca di università ed enti legati al Miur che sta facendo il giro degli atenei in questi giorni per essere presentato a rettori e professori.

Fonte: Il Messaggero.it

Autore: Ilaria Ricci

Vietato essere improduttivi. I fannulloni in futuro peseranno sul dipartimento e l’ateneo a cui appartengono: chi se ne starà con le mani in mano rischierà di compromettere il lavoro dei colleghi, di far arrivare meno fondi nella propria università. È quanto prevede il decreto sulla valutazione delle attività di ricerca di università ed enti legati al Miur che sta facendo il giro degli atenei in questi giorni per essere presentato a rettori e professori. Il presidente del Civr, il Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca, Franco Cuccurullo, sta viaggiando da nord a sud per spiegare come verranno assegnate, nei prossimi mesi, le pagelle relative alla produttività scientifica.

Rispetto al passato siamo alla svolta. «Innanzitutto - spiega Cuccurullo - saranno valutati tutti i ricercatori. Ognuno dovrà presentare due pubblicazioni». Chi non ha fatto nulla tra il 2004 e il 2008 (il periodo preso in considerazione), non potrà tentare di annacquare le carte in nessun modo: riceverà una valutazione negativa che peserà sulla pagella complessiva del proprio dipartimento e ateneo. Vale a dire che se in una struttura ci sono tante pecore nere i colleghi ne usciranno danneggiati. Il cambiamento è stato voluto dal ministro Gelmini che ha firmato le nuove regole.

Durante il prossimo autunno le università saranno tenute a inviare i dati relativi alle pubblicazioni di professori e ricercatori. Nei successivi diciotto mesi, il Civr produrrà le pagelle del sistema di ricerca. «I dati - spiega Cuccurullo - peseranno anche sulla distribuzione dei fondi alle università». Si prevede che saranno oltre 146mila i prodotti da valutare fra articoli, libri o capitoli di libri, brevetti depositati, prototitpi. Ognuno dei soggetti sottoposti a valutazione dovrà presentare due pubblicazioni. «Sarà facile - spiega Cuccurullo - capire chi lavora e chi no. Prima d’ora non si erano fatte rilevazioni così approfondite».

Secondo un primo screening del Civr sono il 10% su oltre 62.000 i ricercatori improduttivi. Tra un anno e mezzo sapremo esattamente chi sono e dove lavorano. Coloro che dovranno giudicare i lavori potranno semplicemente leggerli o avvalersi dei cosiddetti indici bibliometrici, ovvero del numero di volte che un lavoro viene citato e dove. Più la qualità della citazione è importante (per esempio se un lavoro viene ripreso da uno studioso di fama internazionale), maggiore è il punteggio che riceve l’autore. Conterà anche la fama internazionale del prodotto.

I voti vanno da 0 a 1. Un lavoro limitato prende zero, uno eccellente uno, uno accettabile 0,5, uno buono 0,8. Se c’è un ricercatore improduttivo c’è una penalizzazione di 0,5 punti che peserà sulla graduatoria finale che i panelist (coloro che valutano) stileranno dando le pagelle a ricercatori, strutture da cui dipendono, atenei. Nel giro di un anno e mezzo si potrà sapere dove si fa la ricerca migliore con dati recenti e approfonditi. Più il lavoro è innovativo, più ha un peso internazionale, più ha una potenzialità anche in termini economici maggiore sarà il voto. Questo per i ricercatori.

Per le strutture peseranno il numero di ricercatori in formazione e dipendenti, le loro performance medie, la capacità di attrarre risorse. Lo scopo è arrivare a fornire numeri al ministero che consentano di distribuire al meglio i fondi per la premialità. Lo sa bene il rettore della Sapienza Luigi Frati che ha denunciato che c’è un 9% medio di ricercatori nel suo ateneo che non fa nulla. Situazione a cui va posto rimedio perché, ha ribadito, «la Sapienza deve funzionare», se c’è qualcuno che non lavora «è un danno economico».
 

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