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| Aids: una nuova speranza per sconfiggere il virus arriva dalle cellule staminali |
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| Attualità |
| Lunedì 05 Luglio 2010 11:19 |
Opportunamente modificate, le cellule riuscirebbero a rafforzare il sistema immunitario, facendolo combattere ad armi pari contro l'HivFonte: Italia salute.it Staminali applicate alla terapia anti-Hiv. È il tentativo di un team di ricercatori americani che ha scoperto la potenziale efficacia delle cellule staminali del sangue previa modificazione di uno specifico gene. Opportunamente modificate, le cellule riuscirebbero a rafforzare il sistema immunitario, facendolo combattere ad armi pari contro il virus Hiv che aggredisce solo alcuni tipi di cellule e i rispettivi recettori proteici. Per il momento, la tecnica è stata sperimentata sui topi. Alla base della sperimentazione vi è la scoperta che la disattivazione del gene corrispondente alla proteina CCR5 di una cellula assicura la protezione della stessa cellula. I topolini sono stati sottoposti all'iniezione di staminali modificate e in seguito ad infezione da Hiv, ma nel giro di 3 mesi il loro sistema immunitario ha arginato il virus, impedendogli la replicazione. I ricercatori, guidati dalla dott.ssa Cannon, si dicono soddisfatti dei risultati e fiduciosi che la tecnica possa essere applicata anche sull'uomo, anche se sono necessari alcuni anni per trasferirla e per accertarne gli effetti su pazienti umani affetti da Hiv. Simile l'esito di un'altra ricerca, anch'essa statunitense, pubblicata qualche mese fa. Lo studio in questione, ad opera di un gruppo di scienziati dell'UCLA, la celebre università californiana di Los Angeles, ha individuato una cellula di sangue umano che sarebbe in grado, se manipolata in maniera opportuna, di eliminare le cellule colpite dall'Hiv e quindi di evitare lo sviluppo dell'infezione. La ricerca è stata pubblicata sulla versione on line della rivista Plos One e dimostra, stando alle parole dei responsabili, che “le cellule umane, modificate in questo modo, possono diventare dei vaccini genetici”, parole che suggeriscono uno spettro di applicabilità diversificato, anche se l'interesse principale dei medici californiani rimane la sconfitta dell'Aids. Il passo successivo sarà verificare che la procedura utilizzata in laboratorio dia gli stessi risultati anche una volta attuata all'interno dell'organismo umano. Il coordinatore della ricerca, il professor Scott G. Kitchen, docente di Ematologia e Oncologia alla scuola di medicina David Geffen e componente dell'Istituto dell'Ucla sull'Aids, ne ha commentato così gli esiti: “Questo studio ha dimostrato la validità del principio teorico secondo cui delle cellule modificate, in particolare le T-cell (linfociti T), possono migliorare il nostro sistema immunitario e possono essere usate per colpire altre cellule, infette dal virus Hiv”. Il medico americano apre anche, come detto in precedenza, alla possibilità di future e ulteriori applicazioni: “queste ricerche mettono le basi per ulteriori sviluppi terapeutici che riguardano la ricostruzione di cellule malate o che reagiscono in modo insufficiente, dal punto di vista immunitario, ai tanti virus che provocano malattie croniche e persino alcuni tipi di tumori”. Com'è ovvio per ogni studio scientifico, e in particolare quando si parla di Hiv e Aids, le precauzioni sono d'obbligo e soprattutto, nel caso l'intuizione del gruppo di lavoro californiano si rivelasse azzeccata, serviranno comunque molti anni prima che la base della ricerca si trasformi in una vera e propria terapia disponibile per i pazienti. Come hanno reso noto le Nazioni Unite in occasione della giornata mondiale di lotta all'Aids svoltasi il primo dicembre, sono quasi 60 milioni le persone infettate dall'inizio dell'epidemia nel 1981. |
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