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| L'Aquila torna a Roma, filo diretto su internet: l'emergenza non è finita |
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| Attualità |
| Mercoledì 30 Giugno 2010 10:20 |
Nuova protesta il 7 luglio per chiedere rinvio delle tasse. Proposta sul web: «Venite a passare l'estate con noi»Fonte: Il Corriere della Sera L’Aquila, quindici mesi dopo il terremoto. Sono moltissime le cose irrisolte, da fare. Tante quelle realizzate, certo, o da portare avanti. Da concludere? Una espressione senza senso per una città che stenta a ritrovarsi. Soprattutto ora, dimenticata, quasi, dopo i primi mesi passati ogni momento sotto i riflettori del mondo intero. E’ per questo che gli aquilani torneranno a Roma, mercoledì 7 luglio, davanti al Senato, con almeno dieci pullman di terremotati. Dopo il consiglio comunale celebrato in piazza Montecitorio per protestare contro una Finanziaria che dovrebbe far pagare dal 1° gennaio 2011 tutto il pregresso di questi mesi di sofferenza e passione. Con successivo sit-in davanti alla sede Rai, colpevole di «non far sapere niente di tutto questo». FILO DIRETTO - L'Aquila torna a Roma, ai palazzi del potere, alla piazza, con un appello al popolo di internet, cui aderisce Corriere.it, un filo diretto Roma-L’Aquila, in questa estate 2010, per non dimenticare. «Non potete restare così. Chiamate i giornalisti televisivi. Dovete dirglielo. Chiamate la stampa. Devono scriverlo. Loro non scrivono, voi fate girare», si legge in una lettera che da giorni sta girando in Rete: un dialogo che ha dell’incredibile, tra una terremotata aquilana e la solerte impiegata recupero crediti per conto di una rete tv satellitare. La lettera sembra tratta da una piéce teatrale di Ionesco, puro teatro dell’assurdo: «Lo sa, signora che risulta morosa dal settembre del 2009?». La risposta è che «causa terremoto, il decoder di Xx giace schiacciato sotto il peso di una parete crollata». E' uno dei tanti casi di persone «morose» per servizi di cui non possono usufruire. E la tv sommersa dalle macerie del sisma non è nulla: c'è chi dovrebbe pagare il gas per una cucina o un impianto di riscaldamento che non ci sono; o la luce per lampadine che non si accenderanno mai più. FAX «TEMPESTIVO» - Ecco, per esempio, il fax solertemente inviato dall’Enel alla dottoressa Giusi Pitari. La signora Pitari, prorettore delegato dell’Università dell’Aquila, ora vive a Preturo, vicino all’aeroporto utilizzato per il G8. La sua vecchia casa, in zona San Francesco, è andata completamente distrutta. La signora è stata tra le prime a darsi da fare nella zona rossa, a fine febbraio scorso, nella raccolta delle macerie. Ricordate, il movimento delle carriole con la polemica alle soglie delle elezioni politiche? «L’Enel non mi chiede soldi, ma un fax, urgente, in cui dovrei dichiarare di essere proprietaria di una casa inagibile e indicare da quando è stata dichiarata tale… mah; non me lo ricordavo neppure, sono andata dal portiere il quale mi ha risposto: dal 15 maggio del 2009». IN CORTEO COL CASCO - Il fax, la lettera di sky, sono solo delle piccole gocce di un mare di problemi legati all’emendamento della Finanziaria. «Il 7 a Roma, lo faremo capire, eccome: vogliamo soltanto lo stesso trattamento dei terremotati dell’Umbria e delle Marche: perché a loro è stato concesso di restituire il pregresso, il 40%, delle tasse in un dilazionamento di 10 anni, mentre noi dovremmo restituirne il 100 per cento già a partire dal 2011?». È la voce dei comitati spontanei - 3 e 32; Centro storico; Salviamo Paganica; Collettivo 99 e tanti altri - riunitisi domenica 27 giugno, sotto un tendone. Il popolo che ha deciso di raggiungere il prossimo 7 luglio, Montecitorio e Palazzo Madama, con il caschetto da lavoro in testa - segno di una emergenza mai terminata - e con la bandiera nero-verde, i colori dell’Aquila. Ci saranno almeno 200 sfollati provenienti dalla costa, e soprattutto gli studenti universitari, tra i più disagiati. STUDENTI E DISAGI - Ecco la situazione dell’Università dell’Aquila, quindici mesi dopo il terremoto. «L’Università c’è. Ci sono i suoi dipendenti (circa 1200), ci sono i suoi studenti: inaspettatamente 23mila iscritti ad oggi rispetto ai 27mila del pre-terremoto. Cosa c’è quindi che non va? Tutto il resto». In quel «tutto il resto» - evidenziato in una lettera inviata a Corriere.it dalla professoressa Pitari - ci sono emergenze pratiche, che riguardano anche i non aquilani, i fuori sede, più di 10 mila e costretti a sobbarcarsi viaggi anche di quattro ore dalle cosiddette città satelliti, come Teramo, Avezzano e Frosinone. Proprio per questo, Elio Ursini, 27enne, responsabile dell’info-point allestito dalla Protezione civile per l’università, lancia una idea, una proposta che magari servirebbe a dare un po’ di visibilità a «una città con le iscrizioni alle scuole superiori in netto calo; una città che muore», come scrive la donna che non si firma, nella lettera sul decoder sotto le macerie fatta girare in rete. LA MENSA IN TENDA - «Fra tre, quattro giorni al massimo, saranno agibili i nuovi container, manca soltanto l’allaccio della corrente elettrica. Rispetto a quelli che avevamo precedentemente, questi modelli sono più confortevoli, addirittura climatizzati». Ed è giù una notizia, se si pensa che gli studenti universitari, senza mensa e muri che la delimitino, sono tutt’ora costretti a consumare un panino all’interno di un tendone caldissimo d’estate e freddissimo d’inverno. Ursini si è preoccupato sin da subito, quasi dimenticandosi di se stesso («gestendo l’emergenza, mi sono quasi scordato d’essere anch’io un terremotato») e della tesi di laurea sui terremoti («ma prima o poi la discuterò…»), di cercare una soluzione d’alloggio ai numerosi fuorisede dell’università - solo gli studenti romani sono più di 1.200 - prima nelle tende, poi nei container composti da tre stanze in cui è possibile ospitare fino a otto persone. «Da un anno a questa parte, tra la sistemazione nelle tende e nei camper, abbiamo contato più di 16 mila passaggi per più di 22 mila telefonate di informazioni da parte dei ragazzi», ricorda Elio. INTERNET? UN SOGNO - Potrà sembrare un’assurdità, ma tra i problemi urgenti, oltre all’alloggio, c’è internet. «I ragazzi arrivano da fuori, si fermano qui per tre, quattro giorni al massimo, ma poi cosa fanno, dopo essersi iscritti e aver sbrigato le loro pratiche?». Se lo chiedono gli studenti di fronte a una città ormai priva di quei locali e ritrovi di riferimento della vita universitaria. «L’altro giorno sono stato in centro, piazza Duomo, per un concerto», ricorda Giovanni, habitué della Foresteria di container vicino al polo didattico Giovanni di Vincenzo. «Mi sono guardato intorno, strade chiuse, sbarrate (la notte, la zona rossa, per paura di intrusioni indesiderate, viene completamente chiusa e interdetta, ndr.); dai giovedì in centro, siamo passati tutti in viale della Croce Rossa». Ma una risposta alla ricettività può venire da internet, da una semplice connessione wi-fi. «Non sarebbe male se una ditta si preoccupasse di fornircela, aiuterebbe molti ragazzi a non restare isolati», aggiunge Ursini, il quale si fa portatore della richiesta. VIAGGI FORMATIVI - C’è poi un’altra proposta, che parte sempre dal mondo universitario, presente e attivissimo in questi quindici mesi su numerosi blog, oltre che sul sito di riferimento (www.univaq.it). «Nel mese di agosto, quando si interrompono i corsi, i container si svuotano, gli universitari vanno via: ecco, non sarebbe male ospitare tutti coloro che vorranno vedere con i propri occhi la situazione della città», ipotizzano gli studenti. Una proposta ai giovani romani, ai ragazzi delle città più vicina? «E perché no? Fermandosi qui, mangiando con noi e facendoci ogni tipo di domanda, si potrebbe creare una sorta di viaggio formativo; un trampolino di lancio per eventuali esperienze sul campo», dice Ursini, il quale ricorda il numero da chiamare per far decollare un’idea: 333.4067982. Tutto è ben accetto, l’importante è essere propositivi e partecipativi; perché anche una esperienza, per pochi giorni, da pendolare, può servire a non dimenticare. A proposito, su un cartello vicino a Onna, il paese che non c’è più, è scritto: «Pensate: se questa è Onna, dove c’era un occhio di riguardo, figuriamoci gli altri paesi». Ma questa è un’altra storia, tutta da raccontare. |
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