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| Moglie e 4 figli, a 56 anni torna ragazzo: è l'Erasmus più anziano della Lumsa |
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| Attualità |
| Venerdì 18 Giugno 2010 08:33 |
Partito dalla Spagna per fare gli ultimi cinque esami per laurearsi in GiurisprudenzaFonte: Il Messaggero di Luca Monaco Una moglie, quattro figli e una prima laurea in archeologia conseguita nel 1977, quando, terminata la dittatura franchista, in Spagna si tengono le prime elezioni generali. Trentatrè anni dopo, con la bellezza di 56 primavere sulle spalle, Alfonso Carlos Lamalfa Diaz da Santander, ha deciso di tornare ragazzo per un anno. E’ salito su un aereo con destinazione Roma, ed é diventato l’Erasmus più “anziano” della Lumsa. «Sono giovane vecchio o un vecchio giovane, fate voi». Carlos ha i capelli corti, gli occhi marroni, e un pizzetto lungo e brizzolato da stropicciare con frequenza, mentre racconta le ragioni di questa insolita scelta. Lo fa citando Eraclito, ricordando che “tutto scorre” e che «oggi sono qui, domani chissà». Quando è partito dalla Spagna gli mancavano gli ultimi cinque esami per laurearsi in Giurisprudenza. Martedì scorso ha centrato l’obbiettivo strappando un venti al professore di Diritto processuale penale. «Va bene così» dice con inflessione spagnola, specificando che tutti gli altri esami li ha superati con la media del 28. «Avevo deciso di rimettermi a studiare cinque anni fa per risolvere in prima persona delle questioni legali», ma anche perché oltre all’agriturismo, elabora progetti di sviluppo per gli enti locali della sua regione. «Carlos il siciliano di Santander». Forse aveva bisogno di un anno sabbatico, e per questo ha aderito al progetto erasmus. Certamente ha scelto l’Italia per via delle sue origini. «Sono nato in Spagna, ma ho il cuore siciliano – assicura - Mio nonno era un emigrante palermitano sbarcato a Pamplona per lavorare nell’industria conserviera del pesce. Faceva il tonno in scatola, lui come mio padre, che non l’ha mai conosciuto e che oggi sarebbe fiero di me». «Amore, parto per l’ Erasmus!». È venuto a riscoprire se stesso Carlos. Le sue origini e forse anche a vivere qualche avventura, con la benedizione della donna con cui è sposato da 30 anni e dei quattro figli, la più grande, Alicia, di 29 anni, il più piccolo, Miguel, di 19. «In famiglia tutti hanno approvato la scelta, anche perché non avevano alternative: non sono il tipo da tornare sulle decisioni già prese». E così eccolo a Roma, con le stesse ansie di un 20enne: la lingua da imparare in fretta, l’alloggio da trovare a prezzi abbordabili, le nuove amicizie da stringere. «A 56 anni è tutto un po’ più difficile- confida – soprattutto per la ricerca della casa: i ragazzi per la maggior parte si spaventavano all’idea di dover convivere un uomo dai capelli brizzolati». Dopo tanti «le faremo sapere», grazie a un collega spagnolo, è riuscito a trovare una stanza a piazza Sempione. Avvocato, poeta, giornalista…Ha lo sguardo felice di un bambino, Carlos, quando seduto al tavolo di un bar a Borgo Pio, ordina un Gin tonic per brindare alla laurea. Indica la sua vecchia borsa in pelle: «Adesso è la borsa di un avvocato». Dentro, insieme ai libri dell’esame appena superato, c’è il suo diario di poesie. Perché Carlos oltre ad essere archeologo, avvocato, ristoratore, è anche poeta e giornalista. Si occupa di sociale per alcuni giornali locali della sua regione, la Cantabria, e pubblica poemi su «un’importante» rivista culturale (la “revista Peñalabra” di Santander). «Ma a Roma – racconta - sono stato uno studente come gli altri, con gli stessi problemi», anche economici, visto che «questo Gin tonic è un’eccezione – dice - è per brindare, ma qui me la sono cavata con i soli soldi della borsa: 600 euro al mese». «Solitariamente solo». Poca discoteca dunque, qualche festa in casa degli altri Erasmus, e tante passeggiate solitarie per il centro di Roma: «Adoro piazza Venezia, via dei Fori Imperiali» e come molti romani «demolirei il Vittoriano». Qualche amico, conoscendolo, l’ha chiamato più volte per domandargli se avesse intenzione di tornare in Spagna oppure no. Lui ha risposto di si, anche se «nunca se sabe». O forse sarà solo per un periodo, prima di ripartire, come fanno i marinai di Santander, e tornare nuovamente a sfidare se stesso e i propri anni. Ritrovandosi Erasmus ancora una volta. «Solitariamente solo/ solamente/ sin màs acompañantes / que un minusculo pedazo de silenzio/ y una imnensidad de soledades». |
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