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| Una tecnologia tutta italiana firmata Sapienza su Marte. Anzi, sotto |
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| Attualità |
| Venerdì 04 Giugno 2010 07:57 |
Uno speciale radar progettato dall'Università romana ha aiutato gli scienziati della NASA a scoprire, dopo 40 anni, l'origine di due formazioni geologiche che caratterizzano la calotta polare di MarteFonte: Focus Ci sono voluti 40 anni di studi e una tecnologia tutta italiana per permettere a un team internazionale di scienziati di scoprire le origini di due misteriose formazioni che caratterizzano la calotta polare di Marte: stiamo parlando del Chasma Boreale, una spaccatura più grande del Gran Canyon e profonda oltre 2 km che l'attraversa per intero, e una serie di strutture a spirale disegnate nel ghiaccio. Roma Caput Martis Jack Holt e Isaac Smith dell'Università di Austin (Texas), hanno risolto l'enigma anailizzando i dati inviati sulla Terra da SHARAD (SHAllow RADar), uno speciale radar sviluppato dall'Universtà la Sapienza di Roma in collaborazione con l'ASI e realizzato da Thales Alenia Space, la ex Alenia Spazio. "L'Università la Sapienza è un polo d'eccellenza mondiale nel campo radar" dichiara a Focus.it, non senza un pizzico d'orgoglio, Roberto Seu, ricercatore presso il dipartimento INFOCOM dell'ateneo romano e responsabile del progetto SHARAD. "E infatti collaboriamo con la NASA alla ricerca di acqua su Marte dal 1996". Ma come funziona SHARAD? Il dispositivo è installato sulla sonda Mars Reconnaissance Orbiter, che dal 2005 ruota attorno al pianeta rosso. Da qui invia sul suolo marziano onde radio sulla frequenza dei 20 MHz capaci di penetrare nel terreno per oltre un chilometro e mezzo. Queste onde "sfogliano" uno dopo l'altro, come una cipolla, strati di terreno o ghiaccio spessi circa 20 metri. "In pratica SHARAD esegue una TAC al sottosuolo marziano", ci spiega Seu, "un po' come fanno i medici quando devono vedere lo stato di salute dei nostri organi interni". Venti catabatici Grazie alle informazioni fornite da SHARAD gli scienziati hanno potuto scoprire che il Chasma Boreale e le formazioni spiraliformi individuate dagli astronomi nel 1972, non sono state disegnate dall'attività vulcanica o da mutamenti climatici del pianeta come si era creduto fino a oggi, ma sono state scolpite dal vento in milioni di anni di attività. L'erosione del ghiaccio più antico, vecchio anche 5 milioni di anni, ha portato alla nascita di picchi e vallate che a loro volta hanno influenzato la direzione dei venti e quindi la conformazione degli strati più recenti. Fino ad oggi gli scienziati hanno sempre creduto che il suolo e il ghiaccio marziano fossero formati da una serie di strati relativamente piatti, simili a torte sovrapposte l'una all'altra. "Questa scoperta ha rivoluzionato gran parte delle teorie più accreditate sul clima di Marte: l'orientamento di ogni strato di ghiaccio, la sua forma e il suo spessore contengono una miniera informazioni del tutto nuove" ha dichiarato alla rivista Nature Jack Holt. I ricercatori hanno inoltre scoperto che le formazioni a spirale non sono provocate dalla diversa velocità di rotazione del ghiaccio (più lento al polo e più veloce agli estremi), bensì dai venti catabatici, masse di aria fredda che scendono dai poli del pianeta e che vengono deviate dalle forze di Coriolis: forze apparenti provocate dalla rotazione del pianeta nello spazio, le stesse che partecipano alla formazione dei cicloni sulla Terra. Più acqua... per noi? Ma Sharad ha permesso di scoprire molte altre cose: per esempio che su Marte c'è una grande quantità di ghiaccio d'acqua anche a latitudini molto basse, cioè vicino all'equatore del pianeta. Un ottimo punto di partenza per una eventuale futura colonizzazione del pianeta rosso. |
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Uno speciale radar progettato dall'Università romana ha aiutato gli scienziati della NASA a scoprire, dopo 40 anni, l'origine di due formazioni geologiche che caratterizzano la calotta polare di Marte







