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| I ricercatori in piazza contro la Gelmini: «Da grandi faremo i disoccupati» |
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| Attualità |
| Venerdì 21 Maggio 2010 08:41 |
Protesta alla Sapienza, Roma Tre e Tor Vergata: si sospende la didattica e si occupa il Rettorato a Roma TreFonte: Corriere della Sera di Simona De Santis La settimana di mobilitazione dei ricercatori universitari parte con le occupazioni «simboliche» dei rettorati. Sapienza, Roma Tre, Tor Vergata: nei tre atenei pubblici capitolini, sono già stati redatti i documenti sottoscritti dalle assemblee dei ricercatori che protestano contro «il disegno di legge di iniziativa governativa sul riordino dell’università, attualmente in discussione alla VII commissione del Senato: il Ddl Gelmini». Sospensione della didattica, fino al 22 maggio, e pacifica occupazione del Rettorato a Roma Tre, dove i ricercatori hanno dichiarato di «voler rinunciare per il prossimo anno accademico agli incarichi di insegnamento non obbligatori, nel caso in cui il disegno di legge non dovesse mutare nella sostanza». PROFESSORI ASSOCIATI EMARGINATI - Due le ragioni della protesta: «Il costo zero cui l’ennesima riforma dovrà corrispondere nella sua applicazione e la logica verticistica e aziendalista che la ispira – spiegano i ricercatori –. Alla gestione del residuo fondo di finanziamento saranno chiamati a partecipare quasi esclusivamente i professori ordinari, mentre associati e ricercatori andranno incontro ad una decisa marginalizzazione». Secondo i dati diffusi dalle assemblee dei ricercatori, «nel 2012 il taglio delle risorse delle università statali raggiungerà i 2000 milioni di euro, pari a circa il 35% del fondo di finanziamento ordinario (FFO) a partire dal 2002». Anche buona parte dei ricercatori di Tor Vergata sottolineano «di aver rinunciato o di voler rinunciare per il prossimo anno accademico agli incarichi di insegnamento non obbligatori». A RISCHIO LA RICERCA - Se il progetto di riforma prefigurato venisse approvato, continuano i ricercatori di Tor Vergata, «si metterebbe a grave rischio lo sviluppo della ricerca nelle università senza promuovere concretamente il merito; si ridurrebbero gli spazi di autonomia degli atenei e si renderebbe istituzionale il precariato dei giovani ricercatori con contratti a tempo determinato, senza fornire reali garanzie di reclutamento». Stesse mobilitazioni in atto anche alla Sapienza, dove i ricercatori di Scienze della Comunicazione hanno inviato una lettera al preside, ai docenti, agli studenti e a tutto il personale della facoltà, chiedendo «sostegno per questa mobilitazione contro un ddl che non riconosce lo stato giuridico docente dei ricercatori, che non individua chiare soluzioni alla organizzazione delle fasce di docenza e introduce la figura del pre-ruolo, ricercatore a tempo determinato, che dura al massimo 6 anni e aggrava il problema del precariato». In sostanza, i ricercatori chiedono che venga riconosciuto anche il loro ruolo centrale nella didattica. Nel caso in cui i ricercatori non accettassero i nuovi incarichi, si legge ancora nella lettera, «per molte facoltà ciò comporterebbe la paralisi, in considerazione del fatto che i ricercatori coprono in media il 40% delle docenze e garantiscono il raggiungimento dei requisiti minimi». |
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