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| Università Bicocca, in aula con il telecomando. Le lezioni come un quiz |
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| Attualità |
| Martedì 04 Maggio 2010 08:47 |
L'esperimento in due facoltà: si preme il numero con la risposta esatta. I prof: così stimoliamo l'attenzioneFonte: Corriere della Sera di Annachiara Sacchi Facoltà di Medicina, lezione di immunologia. Domanda a sorpresa: «Che cos'è un idiotipo?». La reazione è diversa dal solito: niente scena muta, nessun volontario che si immola per la causa, nessun secchione che alza la mano. I ragazzi, all'Università Bicocca di Milano, hanno in mano un telecomando. A seconda della risposta che vogliono dare, digitano un numero. E in tempo reale, vedono proiettato su uno schermo l'esito della loro decisione. Come in un quiz. Come in «Chi vuol essere milionario?». Si chiama student response system il nuovo sistema interattivo sperimentato per la prima volta nelle aule della Bicocca. Domanda a risposta multipla, un clic per scegliere quella ritenuta esatta, ed ecco che compare sotto forma di grafico l'andamento dell'intera classe con tanto di percentuale di errore. Obiettivo: dare ai professori uno strumento in più per tenere «sveglie» le matricole, stimolare la loro attenzione, indurle a memorizzare dati e formule. Per capire il vero grado di comprensione della lezione appena svolta e, nel caso, correggere il tiro. C'erano una volta il gessetto, i lucidi, la lavagna interattiva. Da un paio di mesi, nelle aule di Milano, c'è il telecomando. Meglio, un keypad da usare ogni volta che il professore pone una domanda. La sperimentazione è partita nei corsi di Ecologia della facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali, e di Patologia generale e Immunologia della Facoltà di Medicina e Chirurgia. «Volendo — spiega Paolo Galli, docente di Ecologia — si possono anche ottenere i dati sul singolo studente: il software lo consente». In questo modo, ribadiscono dall'ateneo, «all'esame non ci sono sorprese, sappiamo già quanti ragazzi ci hanno seguito fino in fondo». Un telecomando per evitare che rispondano sempre i soliti «bravi», per stanare i timidi che non hanno mai il coraggio di farsi avanti, per lavorare meglio durante lezioni più affollate: cento, centoventi persone. «È impossibile — continua Maria Luisa Lavitrano, docente di Patologia generale e Immunologia a Medicina — riuscire a catturare lo sguardo di tutti». Meglio allora farsi aiutare dalle nuove tecnologie: cento telecomandi e via, a metà lezione può partire il momento del quiz che «accende l'attenzione e fa divertire tutti». Perché sono proprio i ragazzi i più soddisfatti della novità introdotta lo scorso marzo dall'ateneo: nessuna lezione «subita», nessuna crisi di sonno durante la spiegazione, condivisione delle lacune e assoluto anonimato. Insomma, nessuna brutta figura: «Ci sentiamo tutti uguali». Americano di nascita (in alcuni campus statunitensi il telecomando viene consegnato insieme con il tesserino universitario), il «televoto» a lezione è stato importato dal professor Paolo Galli: «Lo spunto — racconta — è arrivato da alcuni master in farmacia. Nell'alta formazione certi strumenti vengono utilizzati da tempo». L'utilità: «Quando noto tante risposte sbagliate torno sull'argomento e spiego un'altra volta, le verifiche sono continue. Certo, la tecnologia da sola non basta a garantire una lezione di buon livello. Ma tutti sono più attenti e in futuro il metodo potrebbe essere esteso anche in sede d'esame, almeno in parte». Messaggio ai colleghi scettici: «Certe novità tecnologiche vanno prima provate e poi giudicate». Circa seimila euro per acquistare il software e 120 telecomandi, ecco il costo dell'operazione. «Spendiamo sempre volentieri — conferma Marcello Fontanesi, a capo dell'ateneo (trentamila studenti in tutto) — quando si tratta di strumenti importanti per i nostri ragazzi. Vale sempre la pena investire in tutto quanto rende efficace l'attenzione degli studenti». |
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