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| Titolarità delle invenzioni. Agli atenei i brevetti per le invenzioni dei ricercatori |
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| Attualità |
| Giovedì 29 Aprile 2010 06:54 |
Via libera del Consiglio dei ministri al nuovo Codice della proprietà industrialeFonte: Il Sole 24 Ore di Rita Fatiguso, Carmine Fotina Cambia il rapporto tra università e ricerca sulla titolarità dell'invenzione, vengono inglobate le norme sulle biotech, si armonizza la normativa nazionale a quella sul Brevetto europeo, si corregge una lunga lista di errori e refusi del vecchio Codice del 2005. Il testo passa ora all'esame delle commissioni parlamentari, del consiglio di Stato e della Conferenza unificata e dovrà essere adottato definitivamente entro il 15 agosto. Università La novità più significativa riguarda le invenzioni che vedono la luce all'interno degli atenei e dei centri di ricerca. La titolarità passa alle università o agli enti: solo se questi non provvedono al deposito entro sei mesi, il ricercatore può depositare domanda a proprio nome. Il ricercatore ha inoltre un'opzione se l'università o l'ente, una volta depositato il brevetto, decidono di offrirlo sul mercato. I ricercatori dunque perdono, in prima battuta, la titolarità, «ma non c'è necessariamente da attendersi critiche da parte loro» spiega Giuseppe Sena, professore di diritto industriale e membro della commissione che ha lavorato al nuovo testo. «In questo modo – aggiunge Fabrizio de Benedetti, membro dell'ordine dei consulenti in proprietà industriale e altro esponente della commissione – si aggira anche ogni possibile dubbio di incostituzionalità per la discriminazione tra il regime dei ricercatori dipendenti di aziende e quelli universitari». Quanto ai dipendenti privati, poi, si stabilisce che l'«equo premio» va riconosciuto non solo quando il datore di lavoro decide di brevettare l'invenzione, ma anche nel caso in cui decida di utilizzarla solo in regime di segretezza industriale. In tema di armonizzazione con la normativa europea, si fa un passo avanti verso l'esame preventivo della domanda da parte dell'Ufficio brevetti italiano (occorrerà prima un decreto ministeriale), ma questo potrà comportare anche il rischio di un aumento dei costi di deposito a carico dell'inventore. Enti locali e biotech Agli esperti è apparso meno necessario il nuovo articolo sui marchi depositati dalle amministrazioni locali, inserito comunque nel testo in coerenza con quanto stabilito nella legge delega. «Già oggi – chiarisce Sena – comuni, regioni o province possono registrare marchi», con la modifica si è solo precisato che i proventi derivanti dallo sfruttamento commerciale dovranno essere destinati al finanziamento delle attività istituzionali o alla copertura degli eventuali disavanzi pregressi. Nel Codice vengono poi trasferite le norme vigenti sulla brevettabilità delle biotecnologie. I dati «È una vera rivoluzione – commenta Loredana Gulino, a capo della direzione generale per la lotta alla contraffazione-Ufficio brevetti e marchi del ministero dello Sviluppo – perché, finalmente, possiamo raccordare la nostra normativa a quella internazionale. Voglio sottolineare che marchi e brevetti depositati e registrati sono in crescita, le aziende hanno ripreso a investire, a muoversi». I dati forniti dalla direzione generale all'11 marzo 2010: +2,1% le invenzioni, +4,5% i modelli, +2,2% i disegni depositati nel 2009 sul 2008. In cifre assolute svettano Lombardia, Emilia, Veneto, Piemonte, vale a dire le regioni trainanti nella ripresa economica. |
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Via libera del Consiglio dei ministri al nuovo Codice della proprietà industriale







