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Claudia, laureata all'Orientale di Napoli: «Gli stage? Sono una trappola» PDF Stampa E-mail
Attualità
Giovedì 25 Marzo 2010 09:21
claudia«Massima dignità al lavoro da commessi però non è in linea coi nostri studi. A Bruxelles è diverso»

Fonte: Corriere del Mezzogiorno
di Patrizio Mannu

Gli stage offerti dall’Orientale? «Una trappola». Non usa mezze misure Claudia Schiattarella, 28 anni, uscita dall’ateneo di Palazzo Giusso due anni fa con una laurea triennale in Scienze internazionali e diplomatiche. Lei (che definisce la didattica dell’Orientale «eccellente») e altri sui 9 colleghi hanno firmato una lettera nella quale lamentano la qualità dei percorsi formativi proposti dall’Orientale. Soprattutto, quando si sono visti recapitare la newsletter nella quale si offrivano stage da commessi per griffe come Ferragamo e Luois Vuitton.

«Per carità— afferma— massima dignità al lavoro di commesso, ma non lo vedo molto in linea con il nostro corso di studi». Claudia oggi è a Bruxelles, ci rimarrà per un anno, inserita nel progetto Erasmus grazie all’università la Sapienza, dove si sta specializzando, sempre in Scienze internazionali e diplomatiche.

Perché quella lettera dai toni garbati ma molto delusi?
«Se fossi stata a Napoli non l’avrei scritta. Magari avrei aderito all’annuncio, pur di trovare un contatto con il mondo del lavoro».

Perché allora tanto scandalo?
«Perché ho visto cosa succede qui a Bruxelles alla Ulb (Université libre de Bruxelles, ndr); cosa sono gli stage e cosa è il lavoro per mantenersi agli studi».

Partiamo allora da cosa «non» sono gli stage. O, almeno, quelli finiti nella polemica.
«Sono una trappola. Non sono né stage, perché hanno poco a che fare con la formazione collegata ai nostri studi. Né lavoro, perché non sono retribuiti ma solo manodopera gratuita. Perché l’azienda che richiede lo stagista può, sì stabilizzarlo, ma anche non farlo; prendendone un altro dopo tre mesi. Io ci vedo una pericolosa deriva: allargare la fascia di precariato».

Qualcuno potrebbe dirle che di questi tempi, un contatto con il mondo del lavoro e magari la speranza di una potenziale occupazione, magari con una scalata interna, non è cosa da buttar via.
«Potrei essere d’accordo con lei. Una possibilità di lavoro non si lascia cadere. Qualsiasi esso sia; perché ogni impiego è dignitoso. Ma in questo caso parliamo d’altro. Io qui a Bruxelles lavoro per mantenermi agli studi. Ed è la migliore testimonianza per dire che niente si butta via».

Cosa fa?
«Per la precisione e secondo traduzione letterale ‘‘animatore del tavolo di conversazione in italiano’’. Cioè dialogo con gli studenti stranieri che studiano o vogliono imparare l’italiano. Un’ora alla settimana. Qui si fa così».

Cioè come?
«Per chi vuol lavorare c’è il ‘‘Job étudiant’’, una sorta di bacheca dove si offre piccola occupazione: baby sitter; ripetizioni; mansione di cameriere o commesso nei negozi. Stipendi minimo 8 euro all’ora, massimo 10 per 25 giornate annue. Poi ci sono gli stage, veri e propri. Percorsi di reale formazione: retribuiti, minimo 500 euro mensili come rimborso spese), stipendio vero e proprio se si arriva a 1.200-1.500 euro. Come vede sono strade separate. E sempre con una regolare contrattualizzazione».

Schiattarella, lei è laureata in Italia e si sta specializzando a Bruxelles. Quali differenze nota?
«In Italia si studia molto di più. E non vedo differenze con l’estero. Quel che è diverso è l’attenzione per lo studente. Le dico un paio di cose: attività sportive gratuite; rete internet gratuita in facoltà e wireless, biblioteche aperte fino alle 22, dal lunedì al sabato. Vi sembra poco?».
 

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