Ambiente: i dna delle foreste conservati in Italia, una 'banca' a Cittaducale
Attualità
Lunedì 08 Marzo 2010 13:58
boscoA caccia di arbusti, università della Tuscia in collaborazione con forestale, un prezioso patrimonio genetico della biodiversità

Fonte: Il Giornale di Rieti

Un giorno il 'taxus baccata' delle Azzorre, un albero molto raro e protetto che sopravvive in soli cinque esemplari sull'arcipelago delle isole vulcaniche a 1.500 chilometri dal Portogallo, in pieno Oceano Atlantico, potrebbe scomparire. Tuttavia il suo dna non andrà perduto. Infatti, alcuni tessuti, liofilizzati e archiviati in provette, sono già conservati gelosamente nella Banca centrale del dna Forestale a Cittaducale, e magari vi resteranno per secoli o per millenni.

È questo uno degli scopi principali della struttura, oltre quello prettamente di studio: non disperdere il patrimonio genetico boschivo, perché questo è il primo archivio mondiale dedicato esclusivamente alle specie boschive. La banca, al suo secondo anno di attività, ha inventariato fino ad oggi 1.400 campioni di dna di una sessantina di specie forestali, raccolte non solo in Italia ma in vari paesi del Mediterraneo e si propone di diventare il punto di riferimento a livello mondiale in questo campo specifico in forza di scambi con altri istituti analoghi sparsi nei cinque continenti. Il progetto è ambizioso in quanto intende collezionare tutte le specie forestali europee e mondiali.

Per ora, la maggior parte degli sforzi, comunque, si concentrano sui dna (estratti dalle foglie) di specie arboree che crescono in Italia grazie alla paziente opera di studiosi come Marco Cosimo Simeone, responsabile scientifico della banca, e di Laura Armenise, laureata in Scienze agrarie e forestali, oltre che di Silvano Landi ex direttore della scuola del Corpo Forestale dello Stato e oggi docente all'Università della Tuscia, del professor Bartolomeo Schirone e di alcuni dottorandi e collaboratori, in tutto appena otto persone. La banca centrale, ospitata nelle strutture dell'Università della Tuscia, è il risultato di una convenzione con il Corpo Forestale dello Stato, in particolare con la scuola del Corpo, e vede la collaborazione di vari attori come il consorzio 'Sabinas Universitas', la fondazione Varrone e la partecipazione dei varie enti locali quali Provincia e Comune di Rieti, Regione Lazio che intervengono periodicamente.

Tutte le ricerche e le archiviazioni, da due anni a questa parte, sono rese possibili da strumenti e macchinari ad altissima tecnologia, microscopi, essiccatori, celle frigo. Apparecchi adatti a preservare il dna di alberi secolari, addirittura monumentali, come ad esempio quello dei faggi della 'faggeta vetusta', la più antica d'Europa, in Val Cervara, all'interno del Parco Nazionale d'Abruzzo, che si estende su un centinaio di ettari e presenta alberi con età di oltre 500 anni, un bosco di notevole importanza scientifica poiché il faggio vive mediamente non più di 250 anni. «La particolarità della banca consiste nella vasto campionario di biodiversità che viene raccolto - spiega Marco Simeone -. Ogni specie viene collezionata in tanti esemplari diversi, da 50 ai 100, laddove in tante altre banche dati se ne prelevano e conservano due, tre».

La biodiversità vegetale comunque è «molto importante perché senza le piante gli animali non possono vivere, viceversa non avviene» spiega Silvano Landi. Ma i campioni più numerosi della banca centrale del Dna Forestale riguardano le querce, tra queste c'è anche una specie protetta, un ibrido naturale ovvero il risultato di un incrocio tra due individui appartenenti a specie diverse «ne abbiamo oltre 100 campioni - racconta Simeone - che provengono da ogni parte d'Italia, dal Trentino alla Sicilia». Ma oltre alla conservazione del Dna, l'inventario naturale di Cittaducale mira a tutelare la biodiversità vegetale anche attraverso una campionatura in erbolario, ossia attraverso l'uso di campioni essiccati, una pratica che e' iniziata dall'inizio del sedicesimo secolo.

L'archivio del Dna Forestale prevede la raccolta e la conservazione del patrimonio genetico delle specie arboree presenti in una o più regioni, integrata con informazioni di tipo biologico, ecologico e molecolare e la messa a disposizione della comunità scientifica internazionale di dati e aliquote del materiale. In particolare, ogni campione è corredato da un codice numerico identificativo sia del dna (in termine tecnico liofilizzato tissutale) sia del campione di erbario opportunamente realizzato per costituire una testimonianza tangibile delle caratteristiche morfologiche dell'individuo raccolto.

Al codice numerico corrispondono su un database una serie di informazioni, una sorta di carta di identità del vegetale, in quanto esiste "un diritto alla identità delle piante" spiega ancora Landi. Le informazioni di ogni pianta riguardano la specie (nomenclatura scientifica ) provenienza (regione, provincia e località di raccolta), descrizione del popolamento, descrizione della stazione (esposizione, regime termico, ecc), coordinate Gps, caratteristiche dendrometriche (volume dei fusti, biomassa legnosa, ecc), foto, data di raccolta e riferimenti identificativi di chi ha raccolto il campione.

I dati vengono inseriti in un sistema informatico, a disposizione anche di altri istituti di ricerca e di altre banche del Dna, ed entro marzo sarà aperto un sito Internet con alcune informazioni disponibili a chiunque. La Banca centrale del Dna assume un'importanza particolare quest'anno, il 2010, l'anno della biodiversità, ne' va trascurato il suo ruolo di sentinella, per segnalare specie a rischio di estinzione.
 

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