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| Una ricerca in Danimarca. Pericolo antimonio nei succhi di frutta |
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| Attualità |
| Martedì 02 Marzo 2010 10:11 |
Questa sostanza potenzialmente dannosa è presente in alcune bevande in concentrazioni superiori al limite consentitoFonte: Corriere della Sera di Antonella Sparvoli Analizzando 42 succhi diversi di 16 marche differenti, ricercatori dell’Università di Copenhagen hanno riscontrato in buona parte dei prodotti concentrazioni di antimonio al di sopra dei limiti fissati dall'Unione europea per l’acqua potabile. I nuovi dati, pubblicati sulla rivista Journal of Environmental Monitoring, destano una certa preoccupazione visto che studi precedenti hanno collegato l'antimonio al rischio di tumori e a problemi cardiaci e polmonari. ANTIMONIO E IMBALLAGGI – I ricercatori danesi hanno dichiarato che non esistono precedenti rapporti sulla presenza di bevande «inquinate» con l’antimonio, sostanza per la quale è stato fissato un limite solo per l’acqua potabile, mentre non esistono ad oggi vincoli per i prodotti alimentari. Al momento, pertanto, non è stata commessa, almeno formalmente, alcuna illegalità dai parte dei produttori dei succhi incriminati. Il sospetto dei ricercatori è che l’antimonio riscontrato nei succhi derivi dagli imballaggi, in modo particolare da quelli in Pet (polietilene tereftalato: la tipica plastica delle bottiglie d'acqua, di altre bevande gassate nonché di alcuni succhi e sciroppi) e Tetra pak. Uno dei risultati più curiosi emerso dallo studio è che i livelli più alti di antimonio sono stati rilevati nei succhi con il più alto contenuto di carboidrati, cosa che a portato gli scienziati a ipotizzarne un coinvolgimenti. In pratica i carboidrati potrebbero facilitare l’estrazione dell’antimonio dagli imballaggi in cui è contenuto. Su questo fronte i ricercatori sono comunque cauti, infatti, concludono il proprio rapporti scrivendo: «Abbiamo misurato antimonio nei succhi di frutta per dosi fino a 17 volte superiori al limite in bevande contenute in bottiglie Pet e Tetra Pak. Alcuni dati suggeriscono che l’antimonio abbia contaminato i liquidi per contatto con il materiale di imballaggio; tuttavia, non si può escludere che l’antimonio fosse presente già prima del confezionamento. Pertanto, sono necessari ulteriori studi». CONTAMINAZIONE AMBIENTALE - «Poiché l’antimonio è una sostanza ad elevata tossicità, da tempo la Commissione europea ha stabilito che non può essere presente nelle acque destinate al consumo umano in concentrazione superiore a 0,005 milligrammi per litro - riferisce Catherine Leclerq, ricercatore dell’Istituto Nazionale per la Ricerca sugli Alimenti e membro del Panel dell’EFSA che valuta la sicurezza d’uso dei materiali d’imballaggio -. Alcune ricerche suggeriscono che la sua concentrazione nell’ambiente sia aumentata negli ultimi anni per via del crescente uso industriale dell’antimonio. Quest'ultimo è utilizzato in alcuni materiali d’imballaggio tra cui il Pet, cioè la plastica utilizzata per imbottigliare le acque minerali. Nel 2005 ricercatori canadesi hanno mostrato che piccole quantità di antimonio migrano dal Pet nell’acqua minerale. Nonostante la concentrazione osservata nell’acqua fosse nei limiti ammessi, questi ricercatori suggerivano di tenere d’occhio il problema poiché il Pet viene usato anche per altre bevande. Lo studio danese che è appena stato pubblicato conferma che la problematica dell’antimonio è reale, ma è importante verificare se la principale fonte di contaminazione è il materiale d’imballaggio o la contaminazione ambientale». A questo punto sorge spontanea una domanda: è possibile difendersi da questo possibile «contaminante» e se sì come? «Indipendentemente dalla presenza di antimonio, un consiglio ottimo sia per la salute del singolo che per la salute dell’ambiente è quello di bere acqua del rubinetto e di consumare più frutta sotto forma di frutta piuttosto che sotto forma di succhi» conclude l’esperta. |
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Questa sostanza potenzialmente dannosa è presente in alcune bevande in concentrazioni superiori al limite consentito







