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Il commento dell'escluso. Morgan: "Vedendo questo Festival sono felice di non esserci" PDF Stampa E-mail
Attualità
Mercoledì 17 Febbraio 2010 09:45
morganCon Morgan davanti alla tv: lo scandalo non sono più io ma è chi mi sfrutta

Fonte: La Stampa
di Luca Dondoni

“Vedendo questo Festival sono contento di non esserci andato. Emanuele Filiberto è stato una vergogna. Quando l’ho sentito cantare (cantare?) ho nascosto la testa sotto il cuscino».

Antonella Clerici ha appena finito di declamare in diretta tivù alcuni versi della canzone di Morgan con sottofondo di pianoforte, rammaricandosi di non poterla far ascoltare al pubblico. A casa sua, Morgan sbotta: «Credo che qui a Monza organizzerò una fiaccolata insieme a chi si è vergognato come me. Le frasi della Clerici? Beh, devo mancarle molto perché nei suoi occhi ho visto tanta tristezza. Però ha anche sbagliato a leggere il testo della mia canzone: ha completamente saltato una riga importante. Poteva evitare. E poi, questo pistolotto sui vertici della Rai... che falsità. Era già tutto deciso». Com’era prevedibile, il sussulto di dignità, nel caso Morgan, è arrivato da Morgan. «Adesso non ne posso veramente più - commenta amaro -. Sono due giorni che non riesco neppure a trovare il tempo per farmi gli affari miei, tante sono le telefonate dei giornalisti che vogliono sapere se verrò al Festival, se non verrò. Che barba!».

Tramite La Stampa, il cantante nel pomeriggio aveva mandato al Festival la lettera che pubblichiamo sotto e che bene esprime il suo disgusto per una vicenda in cui, a suo avviso, ha vinto soprattutto un ipocrita opportunismo. Marco Castoldi, in arte Morgan, non è neppure amareggiato. Semplicemente, è stufo marcio. E si sente usato. «Vuole sapere la verità? Avevo già pronti anche gli spartiti per l’orchestra: in tutta segretezza i contatti con la direzione artistica del Festival continuavano e fino all’altro ieri sembrava addirittura che dovessi venire lì a Sanremo e far ascoltare la mia canzone fuori gara. Invece ieri in sala stampa Gianmarco Mazzi dice che il capitolo Morgan è chiuso e che la Clerici leggerà una lettera in diretta dove si dispiace “artisticamente" per la mia eliminazione. Ma per favore. Per favore. Sono inc... nero. Ma dico: stiamo scherzando? Carne da macello va bene, ma fino a un certo punto».

È una rabbia fredda, quella di Morgan. Si mette al computer, scrive, ma per lui la storia è chiusa. Come sarà questo Festival del quale avrebbe dovuto essere protagonista e di cui invece dovrà accontentarsi di fare da spettatore davanti alla tivù? «Ma chi l’ha detto che farò lo spettatore? Io ciò che ho da dire a quei signori glielo dico con la lettera e la facciamo finita. Poi spengo il televisore e faccio qualcos’altro».

Dopo, però, la curiosità dell’artista prevale sulla rabbia dell’uomo e Morgan accetta di vedere e commentare al telefono con il cronista la prima serata di Sanremo 2010, una serata che, al di là di ogni sua volontà, lo vede di nuovo tirato in ballo, dal fervorino a mezzo Rai che Antonella Clerici rivolge al Figlio Perduto del Festival.

«È inziato il Festival - racconta Morgan - e mentre aspettavo che si scaldasse l’acqua del bagno mi sono messo a leggere un pamphlet del’Istituto Manzù. C’è scritto che nel Terzo mondo muoiono 35 mila bambini al giorno. Trentacinquemila! E voi che fate queste mestiere perdete tempo a occuparvi del problema Morgan? Capisce che è un paradosso? Stento a credere che sui giornali ci possa essere tutto questo spazio per me o per quello che qualcuno crede che io rappresenti e non una riga sulle vere tragedie del mondo».

«Lo so - prosegue -, qualcuno leggendo questa dichiarazioni penserà che voglio alzare il tiro e allontanare la valanga di inchiostro che mi è caduta addosso. No, non m’importa, io sono felice, felicissimo. Non sto affatto male e la mia vita artistica va a gonfie vele. Le prossime serate? Non le passerò certo a guardare il Festival. Preferisco studiare i libretti di istruzioni dei nuovi strumenti che ho comprato e sono molto complessi. Facciamo così: ora vado sul divano a leggermene uno e il Festival lo guardi lei. Poi mi racconta e le faccio un commento». Detto fatto. «Anzi - conclude Morgan -, mi faccia un favore. I versi della mia canzone La sera li citi correttamente almeno lei». Eccoli: «Quando ormai mi credevo disperso / con stupore immenso tutto ritorna per me ad avere un senso / O almeno si spera esce la sera, buona la sera». «Direi che basta così».

LA LETTERA DI MORGAN
Il vero scandalo non è più il mio, visto che io ho chiesto scusa pubblicamente, ma è il vostro. Voi, che da una parte obbedite all’ordine del mio allontanamento dal palco e dall’altra sfruttate in ogni occasione il mio nome, la mia vicenda, la mia persona per vostro tornaconto. Questo comportamento vergognoso produrrà l’effetto contrario a ciò che andate predicando.
Dunque chi sarebbero i cattivi maestri che rischiano davvero di allontanare i giovani dall’idea di non drogarsi?
Voi che punite, inquisitori, moralisti senza morale, o io?
È così: io e la mia canzone staremo a casa.
Marco Castoldi (in arte Morgan)
 

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