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Il ritorno dell’esame collettivo (ma col timbro dell’università) PDF Stampa E-mail
Attualità
Mercoledì 17 Febbraio 2010 09:41
esame collettivoL’ateneo di Siviglia ha stabilito che gli studenti sorpresi a copiare hanno comunque diritto a finire le prove. Delirio? Certo, non fosse che il ministro dell’Istruzione ha difeso la normativa, contro «l’approccio mnemonico» ai test scritti

Fonte: Tempi
di Giorgio Israel

La follia che sta facendo a pezzi il sistema educativo in Europa dilaga senza incontrare resistenze. In questa rubrica abbiamo raccontato vicende e decisioni deliranti prese in questo o quel paese dell’Unione. L’ultima della serie è questa. In Spagna, l’università di Siviglia ha introdotto una normativa sullo svolgimento degli esami scritti decretando che tutti gli studenti hanno il diritto di completare la prova di esame anche se durante lo svolgimento vengono sorpresi a copiare. La questione verrà successivamente portata dinnanzi a una commissione di garanzia che deciderà, sulla base del reclamo dello studente, se il docente ha prove sufficienti che lo studente ha copiato oppure se ha ecceduto nel chiedere l’annullamento dello scritto. Il direttore della comunicazione dell’università ha giustificato la decisione dicendo che non era più accettabile che ogni professore seguisse criteri propri e che occorreva regolamentarne l’intervento di fronte a suggerimenti, al passaggio di foglietti o alla copiatura dei compiti mediante cellulare, chiarendo una volta per tutte che al docente è “proibito” sequestrare il telefono. Non solo: se il docente ritenesse di sequestrare fogli o altre prove della copiatura dovrebbe darne un verbale scritto allo studente affinché questi possa difendersi di fronte alla commissione. Il nuovo regolamento contiene altre cose amene, come l’abolizione di qualsiasi obbligo di frequenza ai corsi: tutt’al più potrà essere premiato l’alunno che frequenta.

Confesso che mi mancano le parole e l’idea di argomentare contro un simile delirio mi provoca un senso di smarrimento, come se dovessi spiegare che per camminare si mette un piede davanti all’altro. Fortunatamente le reazioni che è dato leggere sui siti della stampa spagnola sono quasi unanimemente di sconcerto inorridito e di desolazione. Ma il sollievo è di breve durata. Difatti, subito dopo si legge la notizia che il ministro spagnolo dell’Istruzione è sceso in campo in difesa dell’università di Siviglia sostenendo che la linea scelta è giusta perché occorre lavorare per realizzare «forme di esame che non dipendano da approcci mnemonici, dal copiare o dal non copiare». «Spero – ha aggiunto – che troveremo formule di apprendimento sufficientemente innovatrici, di valutazione continua che non richiedano di fare esami convenzionali». Insomma, per evitare l’approccio mnemonico la soluzione è ricorrere alla memoria collettiva. «Non te lo ricordi tu? Allora te lo ricordo io, e quel che non ricordo io me lo ricordi tu». Così facciamo un bell’esame che non dipende dal copiare e non copiare. Come se la questione fosse soltanto di memoria (che pure non è da disprezzare). Se uno studente non sa risolvere un problema di matematica non è perché non lo “ricorda”, è perché non ha i mezzi e le capacità per risolverlo. Se scrive un tema pieno di errori di ortografia o sintassi non è perché gli manchi la memoria ma perché non ha gli elementi di base. Ma il signor ministro ha una grande idea: la valutazione continua senza “esami convenzionali”. Vecchia muffa demagogica di stampo sessantottino fritta e rifritta in salsa di didattica innovativa postmoderna.

Negli Stati Uniti – dove pure le faccende dell’istruzione non vanno al meglio – copiare è considerato un atto immorale. Ed è giusto che sia così, perché dare prova delle proprie capacità in modo onesto è il dovere più importante di uno studente, in modo continuo o discreto che sia. In Europa, invece, impazza la demagogia e la dittatura degli esperti con il cappello d’asino. Chiedersi perché le cose vadano male è una pura perdita di tempo.
 

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