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| Progresso tecnologico in sala operatoria. In arrivo il robot cardiochirurgo? |
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| Attualità |
| Martedì 16 Febbraio 2010 10:33 |
In sperimentazione un modello tridimensionale computerizzato per operare a cuore battenteFonte: Corriere della Sera di Elena Meli Non è la prima volta che i robot entrano in sala operatoria, ma stavolta stanno per intervenire perfino su un cuore che batte: lo dovrebbe consentire un modello tridimensionale computerizzato messo a punto da un gruppo di esperti di robotica dell'università di Montpellier, in Francia. PROTOTIPO – Il modello è stato presentato con uno studio uscito sull'International Journal of Robotic Research: è capace di prevedere i movimenti del cuore mentre batte, consentendo agli strumenti di sincronizzarsi con ciascun battito, e tiene conto anche di come si muove il torace durante la respirazione. In pratica, il chirurgo-robot (in realtà un braccio robotico manovrato dal chirurgo che si trova a una consolle di comando) potrà agire come se il cuore fosse fermo, poiché il sistema aggiusterà continuamente il tiro per assecondare i battiti del cuore. «I modelli precedenti di rappresentazione della superficie del cuore mentre batte erano bidimensionali, complicati e lenti per poter essere impiegati efficacemente in chirurgia. Questo modello 3D è il primo ad aver isolato con successo i movimenti di cuore e polmoni durante la chirurgia: non è stato facile, perché il cuore ha una forma irregolare e tende a espandersi in tutte le direzioni mentre batte», scrivono gli autori. ENTUSIASMO INIZIALE – Negli ultimi dieci anni i robot hanno preso piede in sala operatoria, diventando utilissimi per operazioni di microchirurgia e interventi che richiedono la massima precisione; la loro incapacità ad adattarsi ad ambienti che cambiano rapidamente ne ha però ridotto l'impiego sul cuore. «Nei primi anni del 2000 queste tecniche si sono diffuse ampiamente anche in Italia, con un picco di entusiasmo che è però rapidamente rientrato – spiega Alessandro Mazzucco, presidente della Società Italiana di Chirurgia Cardiaca –. Qualche tempo fa una pubblicazione apparsa su Journal of Thoracic Cardiovascular Surgery ha sottolineato che si sono acquistate macchine costosissime senza che siano di pari passo aumentate le operazioni “robotiche”: negli Stati Uniti, ad esempio, si svolge così lo 0.5 per cento di tutti gli interventi. I “robot-chirurghi”, inoltre, si trovano in un limitatissimo numero di centri: la stragrande maggioranza li ha abbandonati o li usa sporadicamente». PROBLEMI – Ma perché si sono prese così tanto le distanze dai robot-cardiochirurghi? «Non è facile usare questi strumenti per interventi a cuore battente, è inevitabile ricorrere alla circolazione extracorporea se si devono fare manovre all’interno del cuore, la sicurezza non è paragonabile alle operazioni tradizionali, i tempi e i costi sono ancora molti elevati – elenca Mazzucco –. I casi che si prestano al trattamento “robotico” sono quelli per cui è indicato l’uso dell’angioplastica, che quindi viene sempre preferita; l’intervento in cui le macchine sono state più utilizzate è il bypass aorto-coronarico a cuore battente, ma è diffusa la sensazione che i risultati siano inferiori rispetto ai metodi standard». Insomma, per ora non si intravedono impieghi concreti su larga scala. Il nuovo prototipo forse potrebbe cambiare le cose, visto che consentirà al chirurgo, armato di braccio-robot, di concentrarsi su ciò che deve fare senza dover tenere conto dei movimenti del cuore durante il battito. «In questo modo i cardiochirurghi potranno sottoporre a un intervento chirurgico pazienti che correrebbero troppi rischi a farsi operare bloccando il battito cardiaco, o anche casi in cui è richiesta un'estrema precisione e che oggi non vengono trattati per paura di possibili complicazioni durante l'intervento», spiegano i francesi del Laboratorio di Informatica, Robotica e Microelettronica di Montpellier. FUTURO – «Anche in Itala si sta facendo ricerca per sviluppare strumenti robotici e modelli tridimensionali da usare in operazioni a cuore battente – informa Mazzucco –. Di certo ciò rappresenterà un indiscutibile passo avanti e sicuramente l’impegno nello sviluppo tecnologico offrirà reali vantaggi che davvero faciliteranno la procedura. Ma sono miglioramenti tecnici che non daranno, almeno nel futuro più prossimo, una chiara risposta alle critiche che hanno impedito a questa futuristica ma assai dispendiosa attrezzatura di affermarsi. Il progresso porterà senz’altro a risolvere la sfida del trattamento non invasivo delle malattie strutturali del cuore e di altri organi, ma è poco probabile che questo avvenga in tempi brevi», conclude il cardiochirurgo. |
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