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| Gruppo di ricerca spagnolo. Nei geni la nostra «reazione» alle diete |
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| Attualità |
| Giovedì 11 Febbraio 2010 10:16 |
Il profilo genetico svela se tendiamo a ingrassare o perdiamo peso con facilitàFonte: Corriere della Sera di Elena Meli Da tanto si parla di diete a misura di geni, ora un altro tassello si aggiunge alla vicenda: un gruppo di ricercatori spagnoli, studiando 180 persone obese o sovrappeso, rivela di aver individuato profili genetici associati a una maggior tendenza a riprendere peso dopo una dieta. GENI «INGRASSANTI» – I ricercatori, del Dipartimento di Scienze Alimentari, Fisiologia e Tossicologia dell’Università di Navarra, hanno osservato i 180 partecipanti a sei e dodici mesi di distanza da una dieta ipocalorica protratta per otto settimane, per vedere chi riprendeva peso e provare a correlare il fallimento della dieta coi loro profili genetici. Stando ai risultati, in alcuni soggetti sovrappeso od obesi sarebbero proprio i geni a intralciare i progetti di dimagrimento: alcuni specifici geni sarebbero più spesso associati a una maggior difficoltà nel perdere peso e a un’inevitabile tendenza a rimetter su chili appena si smette di stare a dieta. Una predisposizione genetica all’ingrasso, insomma, che secondo gli autori associata a uno stile di vita poco sano (poco movimento e bagordi a tavola) porterebbe dritto dritto all’obesità. DIETE SU MISURA – C’è però una speranza, perché appunto i geni sono solo una parte della faccenda e sapere se siamo «geneticamente cicciotti» può indicare come intervenire in modo che la dieta funzioni: se so di dover lottare anche contro un’innata tendenza ai chili di troppo, posso optare per regimi ipocalorici adeguati da mantenere sempre anziché per periodi di dieta stretta alternati a un’alimentazione libera. Tutte teorie: per ora niente «dieta genetica», ma la strada è quella, come spiega Giuseppe Fatati, presidente dell’Associazione Nazionale di Dietetica e Nutrizione Clinica: «Secondo le proiezioni dei genetisti occorreranno 15-20 anni per arrivare a indicazioni dietetiche orientate dal punto di vista genetico, ma credo anch’io che ci arriveremo. Bisogna poi notare che esistono due facce della medaglia: la nutrigenetica, che ci dice come i geni influenzano gli effetti di ciò che mangiamo, e la nutrigenomica, che spiega come anche gli alimenti possano modificare l’espressione dei nostri geni. I nostri recettori del gusto, che si trovano nel cavo orale ma che sono stati scoperti identici anche più in profondità nell’apparato gastrointestinale, ad esempio sul pancreas, sono uno dei punti di incontro di questi due filoni – dice Fatati –. Essi infatti orientano le nostre scelte alimentari: sapere che tipo di geni (e quindi recettori) abbiamo potrà darci indicazioni utili su come impostare le diete. E questo è solo uno dei tanti approcci possibili: quando avremo una mappa completa dei geni coinvolti nei processi alimentari potremo davvero dare consigli personalizzati». A oggi, per non faticare troppo in caso di dieta, non c’è che sperare di avere i geni della snellezza. |
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