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Giornata della memoria. Così le leggi razziali distrussero la scienza PDF Stampa E-mail
Attualità
Mercoledì 27 Gennaio 2010 16:27
scritte razzisteOggi è la giornata della memoria. Ed è bene non dimenticare nessuna delle tragiche conseguenze che l’odio di razza ha prodotto in Europa a partire dal 7 aprile 1933

Fonte: l'Unità
di Pietro Greco

Non perché prima di quella data l’odio razziale non allignasse nel continente. Ma perché quel giorno in Germania l’odio assume una veste giuridica ed ebrei (ma anche zingari e poi portatori di handicap e persone ritenute antisociali) iniziano a essere discriminate per legge, creando le premesse per lo sterminio di massa.
La legge cui ci riferiamo riguarda il «ripristino dell’impiego nel pubblico servizio» che, col «paragrafo ariano», obbliga tutti coloro che ariani non sono a lasciare gli incarichi pubblici. Ciò comporta un grosso problema soprattutto per la comunità ebraica. Nei mesi successivi e con una serie di provvedimenti tra loro tristemente coerenti medici, insegnanti, giuristi ebrei sono costretti lasciare ospedali, scuole, tribunali.
Nelle università l’impatto delle leggi razziali è devastante. In pochi mesi 1.200 professori ebrei – il 14% dell’intero corpo docente della Germania – sono costretti a lasciare il loro incarico. Cacciati via. Per il momento Hitler acconsente alla richiesta del presidente von Hindenburg e concede una deroga ai veterani di guerra e ai figli dei caduti in guerra. Ma ben presto anche queste eccezioni verranno superate. Cosicché, nei cinque anni successivi, saranno cacciati via dalle università altri 1.600 ebrei. In totale tra il 1933 e il 1938 saranno 2.800 i professori cacciati via: un terzo dell’intero corpo docente.
Gli effetti sulla scienza tedesca e, più in generale, europea sono devastanti. Nel solo 1933 il 20% dei matematici, dei fisici, dei chimici e dei biologi tedeschi erano ebrei: una percentuale enorme, se si considera che la popolazione ebrea in Germania non superava il mezzo milione di persone ed era pari ad appena l’1,5% della popolazione.
Erano ricercatori di grande qualità. Come dimostra la storia dei premi Nobel. Tra il 1901, anno di istituzione del premio, il 1932 erano stati assegnati esattamente 100 Nobel scientifici. La Germania ne aveva vinti 33, contro i 18 della Gran Bretagna e i 6 degli Stati Uniti. Di quei 33 ben 8 (un quarto) erano stati vinti da scienziati ebrei.
Ebbene tutte queste persone, compresi gli 8 Nobel, lasciarono la Germania. La gran parte emigrarono in Gran Bretagna o negli Stati Uniti. La perdita per la cultura scientifica tedesca fu enorme e mai più riparata. Basta, ancora una volta, dare uno sguardo alla storia dei Nobel per averne un’indicazione. Tra il 1933 e il 1960 sono assegnati un altro centinaio di Nobel scientifici a Stoccolma. La Germania ne vince solo 8, contro i 21 della Gran Bretagna e i 52 degli Stati Uniti.
Qualcosa di profondo è cambiato. L’asse scientifico del mondo non è più centrato sulla Germania e neppure sull’Europa, ma si è ormai posizionato oltre Atlantico. Per questo gli americani Jean Medawar e David Pyke hanno intitolato Hitler’s Gift, il regalo di Hitler agli Stati Uniti, il loro libro che ricostruisce la storia degli scienziati ebrei perseguitati dai nazisti.
Anche in Italia ci sono stati effetti analoghi. Ben ricostruiti da uno storico attento, come Pietro Nastasi. Quando il governo Mussolini promulga nel 1938 le leggi razziali anche in Italia, 99 professori ordinari ebrei sono costretti a lasciare il loro incarico. Poiché il corpo docente italiano è costituito da 1356 professori ordinari, si tratta di una perdita secca del 7,3%. Da considerare come gli ebrei in Italia fossero appena 50.000, lo 0,15% della popolazione.
Agli ordinari vanno aggiunti 191 liberi docenti (per la gran parte, 117 a medicina). La scienza in Italia è meno sviluppata, ma dei 99 ebrei cacciati dalle università 22 appartengono a facoltà scientifiche e altri 22 a facoltà mediche. Quanto alla libera docenza, 137 dei 191 ebrei cacciati lavorano in facoltà scientifiche.
La perdita è, ancora una volta, incommensurabile. In ogni campo. Vengono mandati via matematici di valore assoluto, come Federigo Enriques o Tullio Levi-Civita. Maestri straordinari, come il biologo Giuseppe Levi che a Torino ha tra i suoi allievi tre futuri premi Nobel (Salvatore Luria, Renato Dulbecco e Rita Levi Montalcini). Ma è forse la fisica a subire il danno peggiore. In Italia esistevano due gruppi di assoluto valore mondiale, quello di Enrico Fermi a Roma, considerato al top planetario nel campo della fisica nucleare, e quello di Bruno Rossi a Padova, considerato tra i primi due o tre al mondo nel campo della fisica dei raggi cosmici.
Entrambi i gruppi si dissolvono all’impatto con le leggi razziali. E non è un caso che entrambi i leader – Enrico Fermi e Bruno Rossi – emigreranno negli Usa, diventando giganti della fisica americana. È stato il Mussolini’s Gift agli Stati Uniti d’America.
 

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